A cura della redazione
È partita oltre un mese fa, e sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti la protesta contro il caro carburanti e l’aumento dei costi di produzione. Protesta che continua anche ora.
A mobilitarsi sono stati inizialmente agricoltori e autotrasportatori, categorie accomunate da difficoltà crescenti che rischiano di ripercuotersi sull’intera filiera produttiva e, di conseguenza, sulle tasche dei cittadini. Le prime mobilitazioni hanno preso forma attraverso presidi locali e manifestazioni più strutturate, mirate a chiedere interventi urgenti per contenere i costi e tutelare la sostenibilità delle proprie attività.
Risposte di cui, in realtà, hanno bisogno tutti i cittadini, e rapidamente, perché ciò che sta succedendo si ripercuote sull’intera società: consumatori, produttori, imprese e trasportatori. Secondo gli ultimi dati divulgati dall'ISTAT l’inflazione a settembre, ha raggiunto +4,2% e ciò che pesa maggiormente sul carrello della spesa degli italiani sono l’energia e gli alimenti, cioè i beni primari.
La protesta dilaga
Con il passare delle settimane, il malcontento si è intensificato, fino a tradursi in iniziative di protesta sempre più incisive, soprattutto nel Sud Italia. Calabria e Sicilia hanno annunciato il fermo dei trasporti dal 16 ottobre fino al 20 ottobre 2026, chiedendo a tutta la cittadinanza di unirsi alla protesta, come si legge sulla pagina ufficiale di Fedralog - Federazione Autotrasporti Logistica.
In Campania, oggi, la circolazione è rallentata o addirittura bloccata lungo gli snodi autostradali, tra cui l'A1 e l'A30, tra Napoli Nord, Caserta Sud (dove la strada è occupata), Caserta Nord, ma anche a Palma Campania, Sarno, Nocera-Pagani.
A rendere ancora più complesso il quadro è stata la concomitante protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Taranto, che nei giorni scorsi ha avuto ripercussioni anche sulla distribuzione dei carburanti. Il blocco dei varchi della raffineria Eni, nell’ambito della mobilitazione per chiedere garanzie sul futuro dello stabilimento siderurgico e sulla tutela dei posti di lavoro, ha ostacolato il transito delle autocisterne, generando notevoli criticità in diversi punti vendita di Puglia e Basilicata e lunghe code di ore davanti alle stazioni di servizio.
E in Calabria anche i panificatori della provincia di Cosenza sono scesi in strada al fianco degli autotrasportatori e il 16 ottobre hanno cominciato una rivolta del pane con la serrata dei loro panifici. Questo sciopero proseguirà almeno fino a martedì 20 ottobre. "Purtroppo, dal primo novembre saremo costretti ad aumentare il prezzo del pane da 3 euro al chilo a 3,80. Il costo della carta e della plastica è aumentato anche del 50 per cento. Un litro di gas oggi costa 1,10 euro, cioè 70 centesimi in più. Per la farina - dice Giuseppe Monti, che ha due panifici, a Villapiana e a Cerchiara - da metà settembre l’aumento è stato di 10 euro al quintale: oggi quota 60 euro. E poi la corrente elettrica, e in generale il carovita, che porta, giustamente, i dipendenti a chiedere aumenti di stipendio".
Confcooperative Agroalimentare e Assalzoo sono preoccupate
Pur riconoscendo le ragioni della mobilitazione degli autotrasportatori, il mondo agroalimentare esprime crescente preoccupazione per le conseguenze dei blocchi sulle attività produttive. A intervenire sono Confcooperative Agroalimentare e Assalzoo, che richiamano la necessità di garantire il rapido trasferimento dei prodotti agricoli deperibili e assicurare la continuità delle forniture di mangimi agli allevamenti.
Il Presidente di Confcooperative Agroalimentare Raffaele Drei ha affermato: "Comprendiamo le ragioni della protesta degli autotrasportatori e rispettiamo il loro diritto a manifestare il proprio disagio, ma occorre evitare che la protesta finisca per penalizzare produzioni che per loro natura non possono attendere. Le mobilitazioni in corso in questi giorni stanno già producendo conseguenze pesanti per il comparto agricolo, che si trova ad affrontare le stesse criticità che pesano sul comparto degli autotrasportatori". E ha aggiunto "Agricoltori e trasportatori sono parte della stessa filiera e non devono trovarsi su fronti opposti. Oggi più che mai è bene che essi si sentano alleati e chiedano insieme risposte concrete, senza che le difficoltà di un settore ricadano su un altro. Chiediamo pertanto che venga sempre garantita la circolazione di prodotti ortofrutticoli freschi e deperibili che non possono attendere ai margini delle strade. Frutta e verdura hanno tempi di conservazione limitati: siamo ancora nel pieno di alcune importanti campagne di raccolta e i prodotti vanno portati nei centri di frigoconservazione e lavorazione in tempi estremamente rapidi".
Dal canto suo, Massimo Zanin, Presidente di Assalzoo, ha posto l’accento sulla necessità di continuare a garantire disponibilità di mangimi agli allevamenti: "Nel pieno rispetto del diritto di protesta riteniamo fondamentale garantire anche la possibilità di continuare a lavorare per le imprese e gli autotrasportatori che non aderiscono alle manifestazioni. I mangimi non sono una merce qualsiasi: rappresentano un alimento indispensabile per gli animali allevati, che devono essere nutriti ogni giorno. Un’interruzione prolungata delle forniture potrebbe comprometterne non soltanto il benessere e la capacità produttiva, ma anche la salute e, nei casi più gravi, la stessa sopravvivenza“".
La risposta del Ministro Lollobrigida e del Governo
In risposta al dilagare della protesta, il Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida ha divulgato sui suoi canali social, questo messaggio: "Manifestare è lecito e degno di rispetto… bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato. Rispetto le istanze di tutti, ma considero grave e intollerabile che milioni di italiani rischino, a causa di blocchi stradali, di vedere negozi privi di merce o con prezzi molto più alti che aggravano la condizione di molte famiglie. Invito a garantire la circolazione e gli approvvigionamenti. Arrecare danno ad altri per tutelare le proprie posizioni non è giusto. Molti prodotti presenti sui camion, fermati contro la volontà di chi li conduce, saranno inutilizzabili, arrecando un danno economico alle imprese, ai lavoratori del settore e ai cittadini tutti. Non c’è mai alcuna giustificazione nel violare le leggi e, soprattutto, nel danneggiare altri cittadini."
Intanto il Governo ha provveduto a convocare una riunione riaprendo il confronto con le rappresentanze del settore autotrasporto, dopo l’incontro dello scorso maggio a Palazzo Chigi. L’incontro si svolgerà martedì 27 ottobre, alle ore 16 presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Ricordiamo che a seguito dell’Intesa del 22 maggio alla presenza della Premier Giorgia Meloni e del Vicepremier Matteo Salvini, in cui sono stati previsti i provvedimenti necessari per dare sostegno al comparto, ad oggi le imprese di autotrasporto non hanno ricevuto alcun ristoro economico previsto dal credito d’imposta sul gasolio per cui sono stati stanziati 434 milioni di euro. Così come non sono stati pagati dal MIT i contributi del Sea modal shift spettanti alle imprese che utilizzano il trasporto marittino al posto delle autostrade, non è stato sbloccato dal MEF e reso operativo il fondo da 590 milioni per la transizione ecologica, non vengono sbloccati dal MEF i 12 milioni per il 2025 e 2026 con cui dare attuazione al Decreto che consente gli investimenti nel rinnovo del parco veicolare.
Il problema dei rincari è di tutti i cittadini
Al di là dei disagi e delle criticità che le mobilitazioni stanno inevitabilmente generando, c’è un aspetto non trascurabile: le ragioni alla base della protesta riguardano tutti i cittadini che, direttamente o indirettamente, subiscono le conseguenze dell’aumento dei costi, dal pieno di carburante alla spesa quotidiana, fino alla sostenibilità delle attività produttive.
Servono quindi, in questo momento, risposte concrete da parte delle istituzioni, responsabilità da parte di chi organizza e partecipa alle mobilitazioni, ma anche e soprattutto una maggiore consapevolezza collettiva. Perché agricoltura, trasporti, industria e distribuzione non sono mondi separati: sono anelli della stessa catena, e quando uno entra in crisi, le conseguenze si propagano a tutti gli altri.
Fonti: ruminantia.it, F.A.I. Federazione Autotrasportatori Italiani, corriere.it, ADNkronos
Foto: rainews.it,TG2
RIPRODUZIONE RISERVATA ©Copyright FOOD&TEC
Condividi su: