WOAH: cala l’uso di antimicrobici negli animali a livello mondiale. -13% in 3 anni

WOAH: cala l’uso di antimicrobici negli animali a livello mondiale. -13% in 3 anni

Ma il trend è fortemente disomogeneo: -25% in Estremo Oriente e Oceania, +45% in Africa

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13

Settembre
2023

A cura della Redazione F&T

Dal 2017 al 2019 il consumo globale di antimicrobici negli animali è diminuito del 13%. Lo evidenziano i risultati della 7° relazione annuale sugli agenti antimicrobici destinati all’uso negli animali, pubblicata in questi giorni dalla WOAH, l'Organizzazione Mondiale per la Salute Animale. 
Inoltre, secondo il report, l’uso di antimicrobici fondamentali per la salute umana negli animali è basso: meno del 20% degli antimicrobici utilizzati negli animali nel 2019 rivestivano la massima priorità e un’importanza fondamentale per la salute umana.

La WOAH, in qualità di autorità globale in materia di salute animale, dal 2015 raccoglie i dati forniti, su base volontaria, dai servizi veterinari sull’uso degli agenti antimicrobici negli animali. Ogni anno viene pubblicato un rapporto per fornire accesso a queste informazioni. 
La 7° edizione della relazione annuale dimostra che il settore della salute animale continua a muoversi verso un uso più responsabile degli antimicrobici.

Secondo i dati riportati dagli 80 Paesi che hanno fornito costantemente informazioni quantitative sull’uso degli antimicrobici negli animali dal 2017 al 2019, il consumo di questi farmaci a livello globale è diminuito del 13%, passando da 111,45 mg/kg nel 2017 a 96,73 mg/kg nel 2019. L’uso di antimicrobici è espresso in mg/kg di biomassa animale, e viene determinato aggiustando la quantità di agenti antimicrobici riportata (mg) rispetto alla biomassa viva degli animali domestici (kg) ogni anno. Questo indicatore permette di fare un confronto tra regioni e nel tempo.

Questo settimo rapporto WOAH copre il 70% della biomassa animale totale per l’anno 2019, rappresentando 108 partecipanti in tutto il mondo e considerando animali terrestri e acquatici destinati alla produzione alimentare, mentre sono rimasti esclusi gli animali da compagnia.
I bovini rappresentano il 42% del totale, seguiti da suini (19%) e avicoli (19%). Gli animali acquatici rappresentano l’8% della copertura totale, e quasi 2/3 sono pesci d’allevamento.

Nonostante si registri una forte diminuzione dell’uso di antimicrobici negli animali in regioni come Europa e Asia (-15%), Estremo Oriente e Oceania (-25%), è stato osservato un aumento in Africa (+45%) e in America (+5%), che potrebbe essere dovuto ad un miglioramento significativo nell’accuratezza dei dati raccolti nel tempo. Sono comunque necessarie analisi più approfondite per comprenderne le cause.

Le tetracicline rimangono l’agente antimicrobico più utilizzato a livello globale nel settore della salute animale (35,6% della quantità totale), seguite dalle penicilline (13,3% del totale). Entrambe fanno parte dei Veterinary Critically Important Antimicrobial (VCIA) nell’elenco WOAH degli antimicrobici di importanza veterinaria, ma non fanno parte degli agenti antimicrobici di massima priorità per la salute umana secondo l’OMS. I fluorochinoloni e le cefalosporine di terza e quarta generazione, che rientrano invece in quest’ultima categoria, rappresentano rispettivamente il 3,4% e lo 0,6% del totale.
Il rapporto mostra infatti un calo nell’uso di antimicrobici considerati di fondamentale importanza per la salute umana. È importante sottolineare che, nello stesso anno, circa 4 milioni di decessi umani sono stati collegati alla resistenza antimicrobica.

Il tasso di partecipazione complessivo nell’attuale settimo ciclo di raccolta dei dati è rimasto pressoché invariato rispetto agli anni precedenti, nonostante tutte le sfide di resilienza associate alla pandemia di COVID-19.

Uso di antimicrobici come promotori della crescita

Nel 2021, quasi tre quarti dei partecipanti al report (107 su 157; il 68%) hanno dichiarato di non utilizzare più agenti antimicrobici negli animali per promuovere la crescita, con o senza disposizioni legislative/regolamentari sul loro utilizzo. Il 54% dei Paesi che ancora utilizzano questa pratica sono concentrati in due regioni: America e Asia-Estremo Oriente-Oceania.

Ventiquattro partecipanti hanno inoltre fornito dati su quali agenti antimicrobici sono stati utilizzati come promotori della crescita. Le tre molecole elencate più frequentemente erano flavomicina, bacitracina e avilamicina. La flavomicina e l’avilamicina non sono utilizzate negli esseri umani sulla base dei Critically Important Antimicrobials for Human Medicine (CIA list from World Health Organization), mentre la bacitracina non è classificata come di fondamentale importanza per l’uso negli esseri umani.
La colistina, considerata un antimicrobico di importanza critica con la massima priorità per l’uso negli esseri umani, risulta essere ancora utilizzata da quattro partecipanti al report.
Il numero di coloro che segnalano l’uso della colistina come promotore della crescita si è ridotto di oltre la metà nel corso dei cinque anni fino al 2021, confermando la progressiva attuazione delle raccomandazioni per vietarne l’uso come promotore della crescita. Ma è ancora necessario un ulteriore impegno per eliminare gradualmente tale utilizzo in assenza di un’analisi dei rischi e quindi rispettare pienamente gli standard internazionali WOAH e il Piano d’azione globale sulla resistenza antimicrobica.

ANIMUSE, il nuovo database

Andando oltre nella lotta contro questa minaccia alla salute globale, WOAH ha di recente digitalizzato il suo database globale in una piattaforma online: ANIMUSE. Questo nuovo sistema facilita ed apre l’accesso ai dati globali e regionali in modo interattivo, offrendo al tempo stesso report più semplici, controlli degli errori e strumenti di visualizzazione dei dati per i fruitori.

7th Annual Report on Antimicrobial Agents Intended for Use in Animals →

Fonte: ruminantia.it

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