Vacche da latte: metodo di allevamento in etichetta

Vacche da latte: metodo di allevamento in etichetta

La proposta di Legambiente e CWF per informare i consumatori sui metodi di allevamento e indirizzare i fondi del Next Generation EU

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12

Febbraio
2021

Compassion in World Farming (CIWF) e Legambiente hanno presentato la propria proposta di criteri per un’etichettatura secondo il metodo di allevamento per le vacche da latte: una tabella con cui identificare con facilità i diversi metodi di allevamento, come a esempio, al pascolo, a stabulazione libera o a stabulazione fissa, con le vacche legate. Un'etichetta siffatta, volontaria, univoca e nazionale, renderebbe i consumatori protagonisti della transizione verso sistemi di allevamento più sostenibili.
Alla presentazione online della proposta di etichettatura hanno partecipato Federica di Leonardo di CIWF Italia, Antonino Morabito di Legambiente, Maria Carmela Macrì ricercatrice CREA e Dario Buffoli medico veterinario esperto in etologia e benessere animale.

Etichette fuorvianti? Necessità di chiarezza

Secondo Legambiente, le etichette presenti sul mercato possono essere anche molto fuorvianti: claim che si riferiscono a "verdi pascoli", così come etichette e certificazioni disomogenee e confondenti sul benessere animale, oltre ad aumentare il rischio di veicolare informazioni poco chiare, rendono impossibile al consumatore districarsi e, soprattutto, fare scelte di acquisto coerenti con i propri desiderata.

L’etichettatura proposta, che descrive i diversi sistemi di allevamento delle vacche da latte, sottolinea l’importanza della dismissione dei sistemi alla posta, dove le vacche possono trascorrere anche tutta la propria vita legate, e dell’accesso al pascolo, che consente alle vacche di esprimere comportamenti naturali propri dei ruminanti. "La conoscenza dell’etogramma di una specie allevata, cioè dell’insieme dei comportamenti naturali manifestati dalla specie - ha dichiarato Dario Buffoli, medico veterinario esperto in etologia e benessere animale - è parte sostanziale nella messa a punto di indicatori e di sistemi di valutazione del benessere animale e, in questo, il metodo di allevamento è precondizione essenziale per poter valutare le oggettive possibilità di benessere degli animali allevati".

L'iconografia dell'etichetta va dal verde al nero, identificando con chiarezza sei metodi, con cui identificare con facilità i diversi allevamenti sui prodotti derivati: Biologico, Al pascolo, Pascolo 4 mesi, Stabulazione libera, Stabulazione fissa, Intensivo.

PAC e Next Generation EU

A parere di Legambiente, un’etichettatura secondo il metodo di allevamento rappresenterebbe, inoltre, un utile strumento per indirizzare i fondi del Next Generation EU e della prossima Politica Agricola Comune, a sostegno degli allevatori, per valorizzare coloro che già si impegnano ben al di sopra dei limiti di legge e per sostenere la transizione a sistemi più rispettosi del benessere animale. Secondo CIWF e Legambiente, i fondi che potevano essere indirizzati a favore del benessere animale, nella scorsa PAC sono stati sottoutilizzati. La dottoressa Maria Carmela Macrì, ricercatrice CREA Politiche e Bioeconomia, ha illustrato proprio l’integrazione del benessere animale all’interno degli obiettivi della PAC.

"Le amministrazioni - ha commentato Federica di Leonardo di CIWF - dovrebbero essere messe in grado di sviluppare una strategia che metta a sistema le diverse opportunità offerte dalla PAC al fine di creare un percorso di lungo periodo che preveda investimenti successivi per il miglioramento del benessere degli animali. Sarebbe inaccettabile utilizzare ancora una volta i fondi PAC per finanziare i sistemi di allevamento intensivi, la cui insostenibilità è stata ormai ampiamente acclarata. Si tratterebbe di un’operazione in piena contraddizione con il Green Deal Europeo".

"Sempre più cittadini sono consapevoli che il sottocosto, ossia quello che non si paga al bancone, lo paghiamo comunque, anche maggiorato e con soldi delle tasse, in danni alla salute e all’ambiente. Per questo - ha affermato Antonino Morabito, responsabile Benessere animale di Legambiente - i fondi in arrivo con il Next Generation EU dovranno sostenere le diverse fasi della filiera dei prodotti di origine animale puntando efficacemente alla crescita della sostenibilità e del benessere animale. Mettere i cittadini, grazie all’etichettatura con metodo di allevamento, in condizione di operare scelte utili alla transizione ecologica dell’allevamento italiano è urgente e prioritario per il comparto zootecnico, per tutelare l’autorevolezza del made in Italy e, grazie all’effettivo benessere animale, per difendere la salute dei cittadini e dell’ambiente”.

CIWF e Legambiente auspicano che il prossimo governo, attraverso il ministero delle Politiche Agricole, il ministero della Salute e Accredia (l’Ente Unico nazionale di accreditamento designato dal governo italiano ad attestare la competenza, l’indipendenza e l’imparzialità degli organismi di certificazione, ispezione e verifica, e dei laboratori di prova e taratura) "operi con maggiore trasparenza rispetto ai precedenti, coinvolgendo pienamente la società civile, e quindi i consumatori nella creazione degli standard nazionali di certificazione del benessere animale".


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