«Stop pesticidi nel piatto»: preoccupa il multiresiduo, ma c'è una piccola buona notizia

«Stop pesticidi nel piatto»: preoccupa il multiresiduo, ma c'è una piccola buona notizia

Legambiente pubblica i dati sulla presenza di fitofarmaci nel cibo: analizzati 6.085 campioni di alimenti di origine vegetale e animale

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20

Dicembre
2023

A cura della Redazione F&T

"Stop pesticidi nel piatto" è il rapporto annuale che Legambiente elabora in collaborazione con Alce Nero per fare il punto della situazione sui fitofarmaci presenti negli alimenti, sia convenzionali sia biologici, che ogni giorno arrivano sulle tavole italiane.
L'edizione 2023 è stata presentata ieri a Roma, una istantanea che vede protagonista la Penisola in uno screening unico nel suo genere. Nel testo, oltre all’elaborazione dei dati forniti dalle Regioni e dagli enti preposti, anche contributi di carattere scientifico a cura di personalità impegnate nella riduzione degli impatti in ambito agricolo, nella tutela della biodiversità e nel contrasto alle agromafie.
Ricordiamo che i pesticidi hanno, fra i tanti effetti nefasti, una ricaduta molto grave anche sugli impollinatori.

Le analisi: una piccola buona notizia e un campanello d'allarme

Al centro dello studio di Legambiente 6.085 campioni di alimenti di origine vegetale e animale provenienti da agricoltura biologica e convenzionale sottoposti ad analisi e relativi a 15 Regioni dello Stivale.
La buona notizia è che la percentuale dei campioni in cui sono state rintracciate tracce di pesticidi nei limiti di legge è risultata in diminuzione (39,21% contro il 44,1% dello scorso anno), così come quella dei campioni irregolari (1,62%). Regolare e senza residui è risultato, invece, il 59,18%; lo scorso anno erano 54,8%.
A destare invece preoccupazione il fatto che, seppur nei limiti di legge, nel 15,67% dei campioni regolari sono state trovate tracce di un fitofarmaco e nel 23,54% di diversi residui. Dati, questi, che, soprattutto sul fronte del multiresiduo, fanno accendere più di qualche campanello di allarme agli addetti ai lavori rispetto ai possibili effetti additivi e sinergici sull’organismo umano del cosiddetto cocktail di fitofarmaci.

Nei prodotti biologici, rintracciati residui solo nell’1,38% dei campioni, una contaminazione probabilmente dovuta al cosiddetto "effetto deriva" determinato dalla vicinanza ad aree coltivate con i metodi dell’agricoltura convenzionale.

Le sostanze rintracciate

Nei campioni analizzati sono state rintracciate 95 sostanze attive provenienti da fitofarmaci.

In 3 campioni di uva passa sono stati rintracciati 17 residui, in un campione di pesca 14 residui, in un campione di fragola 12 residui. Dall’EFSA anche dati sui prodotti importati: in un peperone proveniente dalla Cambogia sono stati rintracciati addirittura 28 residui.

In linea con il trend delle precedenti rilevazioni, la frutta si conferma la categoria più colpita dalla presenza di residui: oltre il 67,96% dei campioni contiene uno o più residui (rintracciati nell’84% di pere, nell’83% di pesche, nel 53,85% di peperoni).
Nella frutta esotica (banane, kiwi e mango) è stata riscontrata la percentuale più alta di irregolarità, pari al 7,41%. Dato nettamente superiore alle altre tipologie di alimenti.
In riferimento alla verdura, il quadro risulta migliore: il 68,55% dei campioni analizzati è risultato senza residui.
Tra gli alimenti trasformati, i cereali integrali e il vino sono quelli in cui è stato rintracciato il numero più alto di residui permessi: rispettivamente 71,21% e 50,85%.
Nota positiva i prodotti di origine animale: dei 921 campioni analizzati, l’88,17% è risultato privo di residui.

Tra i pesticidi più presenti si segnalano: Acetamiprid, Fludioxonil, Boscalid, Dimethomorph. Da notare la presenza di residui di neonicotinoidi non più ammessi come Thiacloprid in campioni di pesca, pompelmo, ribes nero, semi di cumino e tè verde in polvere; Imidacloprid in un campione di arancia, 2 campioni di limoni, 3 campioni di ocra; Thiamethoxam in un campione di caffè.

Le proposte di Legambiente

Legambiente, con questo report, frutto della collaborazione con esperti, esponenti del mondo della ricerca, docenti universitari e medici, lancia un appello alle istituzioni nazionali ed europee chiedendo interventi concreti sotto il profilo legislativo, e rammentando loro che proprio dall’UE stessa è arrivato un chiaro indirizzo per una drastica riduzione delle sostanze chimiche di sintesi.
La strategia europea From farm to fork prevede infatti che entro il 2030 è necessario raggiungere una riduzione del 50% dei fitofarmaci utilizzati, per questo è fondamentale da parte dei vari Paesi, a partire dall’Italia, una piena applicazione della strategia.
Purtroppo il nuovo Regolamento sui Pesticidi ha subito una clamorosa e grave battuta d'arresto al Parlamento europeo.
Legambiente chiede oggi a livello nazionale una legge una specifica sul multiresiduo che, sulla base delle attuali evidenze scientifiche, vieti la compresenza di principi attivi. 
Allo stesso tempo, l’associazione ambientalista continua la sua battaglia contro il glifosato, sostanza resa ancora legale da una recente proroga da parte della Commissione europea di ulteriori dieci anni, che, com’è noto, mette a rischio biodiversità, ecosistemi e salute umana, e lancia una nuova campagna "Glifosato free", per premiare le aziende che, a dispetto della proroga, hanno messo al bando tale sostanza.
"L’appuntamento con la presentazione del dossier Stop pesticidi nel piatto - ha dichiarato Giorgio Zampetti, Direttore generale Legambiente - rappresenta per l’associazione e l’intero Paese un momento molto importante. Nonostante qualche dato timidamente incoraggiante, la situazione appare ancora molto complessa e risulta evidente la necessità di una ulteriore e concreta spinta politica affinché si possa davvero mettere fine alla chimica nel piatto. In questo contesto, corre l’obbligo di rammentare la nostra forte preoccupazione per la mancata approvazione del SUR, dispositivo emanato dalla Commissione europea che regola e limita l’utilizzo di fitofarmaci, e riguardo all’urgenza di adottare in Italia il nuovo PAN (Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari) la cui ultima stesura risale al 2014".
"Occorre inoltre - ha aggiunto Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente - emanare i decreti attuativi relativi alla legge sull’agricoltura biologica recentemente approvata dopo tredici anni di attesa. Il multiresiduo deve essere combattuto attraverso procedimenti normativi. Una legge appare come l’unica soluzione per fare da argine. Serve, poi, una sempre maggiore sensibilizzazione da parte di cittadine e cittadini."

Stop pesticidi nel piatto 2023 →

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