Stati Generali della Green Economy: le proposte per accelerare la transizione

Stati Generali della Green Economy: le proposte per accelerare la transizione

Bisogna superare l'eco-scetticismo di certa parte della Nazione: i benefici superano di gran lunga costi e investimenti. Ma siamo sempre più in ritardo

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

09

Novembre
2023

A cura della Redazione F&T

A Ecomondo si sono conclusi gli Stati Generali della Green Economy, con un grande successo di pubblico in presenza e interazioni social: due giorni con oltre 1.500 partecipanti e 100 relatori, più di un migliaio di contatti con l'hashtag #statigreen2023, con domande e commenti che hanno generato una copertura di oltre 500mila utenti.
Durante gli Stati Generali è stato presentato,
oltre alla Relazione sullo Stato della Green Economy, un pacchetto di 11 proposte prioritarie per la transizione ecologica, tra le quali una legge per il clima e per il suolo (attese e ferme da anni), fiscalità ambientale, un iter breve e tempi certi per le autorizzazioni, interventi sull’energia e sulla circolarità di produzioni e consumi.
L’edizione 2023 è stata anche l’occasione per l’istituzione dellOsservatorio sulla transizione ecologica dell’economia e delle imprese italiane (e la presentazione del suo primo Report) che "sosterrà i potenziali di sviluppo e di innovazioni tecnologiche significative, già in fase di industrializzazione o di produzione, sulla transizione ecologica dell’economia e delle imprese italiane".
Ma andiamo con ordine.

Costi e benefici

I benefici della transizione ecologica superano ampiamente i costi e gli investimenti iniziali richiesti. Anche per questo, è fondamentale che il nostro Paese superi un certo "eco-scetticismo" basato su una visione distorta dei costi e comprenda che investire in una transizione ecologica giusta è una sfida impegnativa ma, al tempo stesso, un’opportunità di rilancio per l’Italia. Questa è la sintesi delle discussioni a valle della presentazione della Relazione sullo Stato della Green Economy, avvenuta durante la prima giornata degli Stati generali della green economy 2023. Come ogni anno, l’evento, promosso dal Consiglio Nazionale della Green Economy e organizzato in collaborazione con il MASE e la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, pone l’accento sullo stato attuale e il futuro del settore sostenibile in Italia. Questa dodicesima edizione si è concentrata sul tema "L’economia di domani: una green economy decarbonizzata, circolare e rigenerativa", focalizzandosi in particolare sui costi e benefici della transizione verso l’economia del futuro. Questa è anche l’area di approfondimento principale della relazione, presentata da Edo Ronchi, ex Ministro per l’Ambiente e Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

A che punto è l’Italia nella transizione ecologica

L’apertura della prima giornata degli Stati generali ha registrato il contributo video di Paolo Gentiloni, Commissario europeo per l’Economia, che ha sottolineato come l’Europa non debba abbandonare l’ambizione di assumere la leadership globale nella transizione ecologica: "Dal passaggio alla green economy dipendono non solo il raggiungimento dei nostri obiettivi climatici, ma anche molte delle nostre prospettive di crescita di occupazione (…) Investire nelle tecnologie pulite ci rende più competitivi e più liberi".
Questo è stato anche il fulcro della relazione presentata da Edo Ronchi basata sull’analisi di studi provenienti da fonti istituzionali e aziendali che dovrebbero spingere il nostro Paese a intensificare i suoi sforzi, sia a livello istituzionale sia imprenditoriale, per non restare indietro rispetto agli altri Stati. Tuttavia, la realtà attuale è che l’Italia registra ancora notevoli difficoltà, ritardi e ben pochi progressi significativi per quanto riguarda la transizione ecologica.

Nel settore della decarbonizzazione, il nostro Paese è ancora molto lontano dai nuovi obiettivi europei, con un aumento delle emissioni di gas serra nel periodo dal 2019 al 2022. Neppure la riduzione registrata nella prima parte del 2023, dovuta al rallentamento dell’economia, è sufficiente per allinearci con la traiettoria richiesta dall’Europa.

Nel settore delle energie rinnovabili, nel 2022 abbiamo assistito a una riduzione della produzione dal 21% al 19% del fabbisogno italiano. I nuovi impianti per rinnovabili elettriche installati ammontano a soli 3 gigawatt, mentre per mettersi al passo con i target 2030, dovremmo installarne dai 10 ai 12 gigawatt all’anno. Siamo altresì in ritardo rispetto agli altri Paesi europei: per fare qualche esempio, nel 2022, la Francia ha installato 5 gigawatt, la Polonia 6 gigawatt, la Spagna 9 gigawatt e la Germania addirittura 11 gigawatt di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici.

Sul fronte dei trasporti, nell’ultimo anno abbiamo registrato un aumento del 5% nei consumi e nelle emissioni di gas serra. Le auto a benzina e diesel rappresentano ancora l’86% del totale, mentre al 30 giugno 2023, solo 32mila auto full electric sono state immatricolate, un valore molto inferiore rispetto ad altri Paesi europei. Per fare un confronto, la Germania ha immatricolato ben 220mila veicoli elettrici nello stesso periodo.

Per quanto riguarda l’economia circolare, la relazione conferma che la percentuale di riciclo dei rifiuti in Italia rimane positiva e si colloca un passo avanti rispetto ai suoi competitor europei. La produttività delle risorse rimane tra le migliori dell’Unione, con un valore di 3,3 euro di prodotto interno lordo per chilogrammo di risorsa. Tuttavia, è importante notare che, come evidenziato anche da Edo Ronchi durante la presentazione dei dati, anche in questo caso si è verificato un calo rispetto agli anni precedenti.

Infine, nonostante l’Italia disponga di una ricca biodiversità, il patrimonio naturale è tutelato solo per il 21,4% del territorio e il 6,9% del mare, valori inferiori alla media dell’Unione europea, rispettivamente del 26,4% e del 12,1%.

Le 11 proposte da realizzare subito

Una legge per il clima e per il suolo, fiscalità ambientale, un iter breve e tempi certi per le autorizzazioni, interventi sull’energia e sulla circolarità di produzioni e consumi: sono alcune misure contenute nel pacchetto di 11 proposte prioritarie approvate dal Consiglio Nazionale della Green economy e presentate ad una platea di oltre 1000 imprenditori. Ecco tutte le misure proposte dagli Stati Generali della Green Economy:

  1. Semplificare, rendere brevi e certi i tempi per le autorizzazioni. La durata e la complessità delle procedure amministrative rappresentano fattori rilevanti di costo e ostacolo allo sviluppo degli investimenti per la realizzazione e l’esercizio degli impianti per la transizione ecologica.
  2. Approvare anche in Italia una legge per il clima. In un cambiamento di vasta portata come la transizione climatica ed ecologica, serve un quadro legislativo certo, stabile, pluriennale.
  3. Approvare una legge per la tutela del suolo con misure di adattamento. L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi (alluvioni e siccità) causato dalla crisi climatica, genera ingenti, e crescenti, danni con enormi costi economici e sociali.
  4. Attuare una riforma della fiscalità in direzione ecologica. I prelievi e gli incentivi fiscali hanno un impatto rilevante sui costi delle misure e degli investimenti per la transizione ecologica.
  5. Accelerare la produzione di energia da fonti rinnovabili e l’elettrificazione nei trasporti, negli usi civili e nell’industria. È urgente arrivare almeno a 10 GW di nuovi impianti per rinnovabili elettriche.
  6. Introdurre un sistema efficace di incentivazione per l’efficienza energetica degli edifici. Negli edifici (residenziali, del commercio e dei servizi) si consuma la quota maggiore di energia, circa il 45%.
  7. Rafforzare la circolarità di produzioni e consumi. L’utilizzo più efficiente dei materiali, pilastro fondamentale di un’economia più circolare, non genera solo benefici ambientali, ma un rilevante vantaggio economico e competitivo per l’Italia.
  8. Rafforzare le imprese nazionali con un Piano Nazionale di sviluppo delle filiere produttive per la transizione ecologica.
  9. Aumentare la quantità e migliorare la qualità del lavoro e aggiornare le competenze.
  10. Migliorare l’accesso ai finanziamenti e l’attrazione degli investimenti.
  11. Potenziare la ricerca e l’innovazione. L’Italia investe troppo poco in ricerca e sviluppo, l’1,6% del PIL, molto meno delle grandi economie europee.

Un’economia decarbonizzata è un'economia ricca e più equa

Appurato che l’Italia deve accelerare il suo cammino verso una transizione green, è essenziale comprendere i motivi fondamentali per farlo. Innanzitutto, ci sono obiettivi climatici di primaria importanza, tra cui la necessità di limitare l’aumento della temperatura media globale a un massimo di 1,5 gradi centigradi entro la fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali, obiettivo che rischiamo di non raggiungere se non invertiamo la rotta, come ha sottolineato anche Laura Cozzi, Direttrice sostenibilità, tecnologie e scenari dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea), intervenuta durante l’evento per illustrare il World Energy Outlook 2023.

Esistono importanti ragioni di natura economica. La decarbonizzazione dell’economia italiana, sebbene comporti un costo annuale di 14,7 miliardi di euro l’anno nel periodo 2020-30, genererà un indotto che porterà a maggior entrate per lo Stato pari a 53 miliardi l’anno e alla creazione di 1,14 milioni di nuovi posti di lavoro ogni anno.

Inoltre, l’adozione di pratiche di economia circolare, come ad esempio la gestione efficiente dei rifiuti, porterebbe a una significativa riduzione dei costi legati all’importazione di materie prime, per un ammontare di 82,5 miliardi di euro, solo per fare qualche esempio.
I dati riportati dalla relazione dimostrano tutti la necessità di dare una spinta alla nostra economia green.

Transizione? La parola ai Ministri, i più convinti oppositori

Secondo il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, intervenuto tramite videomessaggio, in questa fase "è necessario bilanciare la transizione verso una economia più sostenibile con le esigenze economiche del nostro Paese: dobbiamo fare in modo che questa sacrosanta transizione non danneggi il nostro sistema produttivo e non faccia perdere migliaia di posti di lavoro".
Esattamente l'opposto di quello che gli studi e le simulazioni economiche affermano.

E a proposito di una Legge sulla tutela del suolo, il Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto a margine della presentazione della relazione, ha affermato: "Abbiamo intenzione come Governo di presentare nei tempi dovuti una Legge Quadro, che deve avere proprio come ridisegno il consumo del suolo".
Attendiamo i tempi dovuti.
Intanto continuiamo a dilapidarlo proprio come un domani non esistesse.

Fonti: ANSA, lifegate.it, helpconsumatori.it

RIPRODUZIONE RISERVATA ©Copyright FOOD&TEC


Condividi su: