Regolamento Imballaggi, l'Italia boccia il testo di compromesso

Regolamento Imballaggi, l'Italia boccia il testo di compromesso

Viceministro Gava: "Compromesso è un eufemismo, nuovo testo è peggiorativo"

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26

Giugno
2023

A cura della Redazione F&T

"La proposta di Regolamento per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio appare ancora lontana dal definire un quadro realistico e soprattutto sostenibile". Così il Viceministro all’Ambiente e Sicurezza energetica Vannia Gava sul testo di compromesso che la Svezia, al termine del semestre di Presidenza del Consiglio UE, ha presentato il 23 giugno 2023 al working party preparatorio dei lavori del Consiglio Ambiente.
Si capisce così che i negoziati sulla proposta di regolamento europeo imballaggi rimangono in salita per l’Italia. A poco più di una settimana dal passaggio di testimone tra Svezia e Spagna alla guida del Consiglio europeo, i rappresentanti del Governo di Stoccolma hanno presentato al gruppo ambiente una prima bozza di compromesso, rispedita al mittente dal nostro Paese, soprattutto per la scelta di introdurre obiettivi vincolanti di riutilizzo del packaging.
La Direzione generale dell’Ambiente della Commissione europea, il 30 novembre 2022, aveva proposto un nuovo Regolamento per l'Unione con l'obiettivo di ridurre i rifiuti di packaging del 15% pro-capite per ogni Paese entro il 2040, puntando soprattutto al riuso e al vuoto a rendere per bottiglie di plastica e lattine in alluminio. Gli imballaggi destinati al compostaggio industriale sarebbero consentiti solo per bustine di tè, cialde di caffè, adesivi per frutta e verdura e sacchetti di plastica molto leggeri. Mentre i prodotti in plastica biodegradabile commercializzati in UE dovrebbero avere un'etichetta che spieghi in quanto tempo, in che circostanze e in quale ambiente si biodegradano.

La stroncatura dell'Italia

"Definirlo compromesso appare un eufemismo se si considera che il testo continua a presentare numerosi punti irricevibili, quasi peggiorativi rispetto alla precedenza bozza.Non è ancora riconosciuto, ad esempio, lo sforzo dell’Italia che ha dato risultati molto promettenti per l’economia circolare, con un tasso di riciclo al 70%. Mentre, sul piano degli strumenti innovativi, ci aspettiamo più coraggio sulle bio plastiche, che il Regolamento continua a non valorizzare adeguatamente. Siamo convinti che il riutilizzo non garantisca di per sè il migliore risultato ambientale possibile. Occorre effettuare, caso per caso, valutazioni di fattibilità e di sostenibilità economica lungo l’intero ciclo di vita del prodotto. La normativa proposta, pertanto, continua a non stimare adeguatamente i benefici ambientali che si potrebbero ottenere dalla sua applicazione, le conseguenze del nuovo approccio sulla progettazione e produzione degli imballaggi, sul consumo di materie prime, sull’impiego di risorse, sugli aspetti igienico-sanitari e quindi sui rischi del riuso stesso per la salute umana. Per tacere degli effetti che rischiano di abbattersi sulle filiere nazionali degli imballaggi e della gestione dei rifiuti già esistenti" ha commentato il Viceministro.

L'Italia contesta la misurabilità dei provvedimenti

A parere della Capo dipartimento per lo sviluppo sostenibile del Ministero Laura D’Aprile, il testo di compromesso svedese vedrebbe moltiplicarsi i profili di criticità tecnica. "L’ultimo testo ci ha lasciato molto perplessi; per esempio, c’è un’accentuazione quasi totalizzante del compostaggio domestico rispetto a qualsiasi altra forma di compostaggio. Ma in assenza di uno standard tecnico di misurabilità il compostaggio domestico non è controllabile in termini di apporto agli obiettivi di riciclo". Questo aspetto, secondo D’Aprile, ben rappresenta "la singolarità del Regolamento, così come di altri dei 16 dossier europei che stiamo seguendo: ovvero che il principio di neutralità tecnologica a volte sfugge".

Saltato il tentativo di mediazione della Svezia, il timone dei negoziati passerà quindi a giorni nelle mani della Presidenza spagnola, più vicina alle posizioni critiche espresse negli ultimi mesi dall’Italia che al blocco dei Paesi centro e nord europei che fin qui hanno sostenuto la proposta della Commissione.

Maledetto "riuso"

Se il negoziato tra Stati membri è ancora in alto mare, in Parlamento prosegue invece il confronto nelle Commissioni ambiente e industria per arrivare subito dopo l’estate al voto sulla relazione con le proposte di emendamento da portare in plenaria. Due i punti di massima attenzione, ha spiegato ieri la correlatrice in commissione ITRE Patrizia Toia, gli articoli 22 e 26, rispettivamente sul divieto di immissione sul mercato di determinate tipologie di packaging e sui contestati obiettivi vincolanti di riuso. Rispetto a questi ultimi, se la proposta della relatrice in commissione ENVI Frederique Ries prevede già lo stralcio parziale degli obblighi di riutilizzo di imballaggi per la vendita da asporto di bevande fredde e calde e alimenti pronti, le proposte emendative dell’Italia puntano a una revisione complessiva della ratio della misura. "La tesi che stiamo portando avanti - ha spiegato Toia - è quella di dire sì alla possibilità di riuso, visto che qualche Paese lo pratica, ma i target devono essere obbligatori solo per i Paesi che non raggiungono determinati standard". A partire dagli obiettivi di riciclo degli imballaggi al 2025 introdotti con il pacchetto di direttive sull’economia circolare. Obiettivi che la proposta di regolamento, tra l’altro, confermerà.

Ci vuole flessibilità

Ha detto Toia: "Vogliamo fare leva su questo per chiedere maggiore flessibilità. Resta il problema politico di trovare una maggioranza sufficiente in un’Europa che ha diverse abitudini", anche se "abbiamo registrato una buona apertura da parte della relatrice Frederique Ries".
La deadline per il Parlamento resta fissata al prossimo autunno. "Ries ha calendarizzato il voto in commissione ENVI a settembre per andare in aula a ottobre" ha spiegato Toia, specificando però che "sarà difficile che da ottobre alla fine della legislatura si arrivi alla conclusione del trilogo su un dossier così importante". Anche perché se le elezioni europee si terranno dal 6 al 9 giugno 2024, lo stop ai lavori dell’europarlamento arriverà molto prima, il 25 aprile. All’orizzonte sembra insomma profilarsi una lunga pausa, e una ripresa dei lavori nell’autunno del 2024 sotto l’egida di una nuova maggioranza parlamentare, ma anche di un Consiglio rinnovato nel frattempo da diverse elezioni nazionali.

Se la Presidente uscente della Commissione Ursula Von Der Leyen non dovesse vedere confermato il proprio mandato, per l’intero Green Deal, Regolamento imballaggi compreso, potrebbero aprirsi scenari di grande incertezza.

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