Nuove abitudini alimentari: il 42% degli italiani dice di mangiare più sano

Nuove abitudini alimentari: il 42% degli italiani dice di mangiare più sano

Il 26% riduce o elimina il consumo di carne. Ma il 10% si alimenta in modo squilibrato

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07

Giugno
2022

Il Covid ha lasciato molte eredità agli italiani, che hanno cambiato il modo di rapportarsi con gli altri abbracciando il digitale, le modalità e la frequenza di acquisto di prodotti e servizi, e le abitudini alimentari che sono in parte mutate.
Il cibo, nell'immaginario degli italiani, è ora legato soprattutto a felicità, convivialità, prevenzione, ed è anche un elemento vitale al quale gli italiani guardano con rinnovata attenzione: uno su due ha cambiato le proprie abitudini alimentari dopo la pandemia. Rispetto a un anno fa, il 42% dichiara di mangiare in modo più sano ed equilibrato, il 26% riduce o elimina il consumo di carne, il 10% invece dichiara di mangiare in modo meno salutare ed equilibrato.
Questi sono solo alcuni dei dati su base Coop e Nomisma, che fanno parte di uno studio più ampio condotto da Nomisma sulla Nuova pausa pranzo degli italiani per l’Osservatorio CIRFOOD DISTRICT.
Oltre mille lavoratori in tutta Italia, dice Nomisma, hanno raccontato come nuovi stili di vita, smart working e stili alimentari in evoluzione abbiano modificato la loro pausa pranzo negli ultimi due anni.

Valori e stili alimentari: come sono cambiati negli ultimi anni

Prima di scoprire come si sono evolute le abitudini dei lavoratori durante la pausa pranzo, è importante prendere in esame il contesto in cui sono avvenuti questi cambiamenti. Per questo motivo la prima parte della ricerca Nomisma ha evidenziato le trasformazioni che hanno caratterizzato gli stili alimentari e gli stili di vita degli italiani negli ultimi due anni.

 

 

Dai dati dell’indagine emerge che l’impatto della pandemia sulla vita delle persone ha determinato una vera e propria rivoluzione valoriale. I mutamenti intercorsi durante gli anni del Covid hanno infatti indotto gli italiani a sposare nuovi valori, che finiscono per determinare e guidare le loro scelte.
Secondo i dati del Rapporto Coop 2021, sono 36 milioni le persone che hanno intenzione di modificare il proprio sistema valoriale nei prossimi 3 o 5 anni ed emerge, in particolare, il bisogno di dare maggiore spazio alla cura di sé: il 47% degli italiani vuole occuparsi di più della propria salute e il 42% trovare maggiore serenità ed equilibrio con se stesso.
In questo quadro emerge anche la volontà di tutelare l’ambiente: il 40%, infatti, desidera impegnarsi maggiormente in tal senso.

I nuovi valori legati al cibo

 

In questo panorama gli italiani rivolgono massima attenzione al tema del cibo. L’Osservatorio CIRFOOD DISTRICT rileva non solo che l’83% dei lavoratori è molto attento alle proprie scelte alimentari, ma evidenzia anche ciò che la nutrizione rappresenta per le persone. Solo una percentuale minoritaria (12%) la associa a una mera necessità vitale: per molti italiani, al contrario, l’alimentazione rappresenta felicità e soddisfazione (32%), un momento di convivialità (29%), un modo per prendersi cura di sé e per fare prevenzione (27%).

 

 

La ricerca di aspetti come la cura del sé, la convivialità, la gratificazione verso il cibo ha portato gli italiani a cambiare i propri comportamenti alimentari, determinando l’instaurarsi di nuove abitudini a tavola. Quella che si evidenzia maggiormente è l’intenzione di mangiare in modo sano ed equilibrato (42%), a cui si affianca una percentuale consistente di persone (26%) che cerca di ridurre il consumo di carne (Fonte: Rapporto Coop 2021). “Diminuire il consumo di carne significa anche imprimere una volontà attiva nella preservazione dell’ambiente, perché rappresenta una modalità concreta per ridurre l’impatto climatico”, commenta Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence di Nomisma.
In termini di stili alimentari, quasi il 30% degli italiani predilige la dieta mediterranea. Accanto a questo gruppo emerge una serie di altri stili molto variegati, in cui si identifica il 53% delle persone. Si tratta di comportamenti alimentari difficili da classificare in modo unitario perché esprimono tante esigenze differenti presenti oggi sul mercato. In questa percentuale rientrano, ad esempio, gli italiani che ricercano in modo continuativo cibo biologico, coloro che prediligono prodotti stagionali, chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana, ma anche chi preferisce una nutrizione iperproteica (Fonte: Rapporto Coop 2021). 

Consumi fuori casa: come sono cambiati

Secondo l’indagine dell’Osservatorio CIRFOOD DISTRICT, oggi gli italiani hanno ripreso a mangiare fuori casa anche per motivi di svago: più del 65%, infatti, dichiara di pranzare o cenare away from home per ragioni diverse dal lavoro almeno due o tre volte al mese.

 

 

Ma cosa desiderano le persone quando mangiano fuori o a casa? L’analisi mette in luce tre macro tendenze. La prima è la ricerca degli ingredienti e delle materie prime, che rappresenta un fattore determinante: si richiede infatti qualità, italianità e stagionalità. Si presta inoltre attenzione alle caratteristiche nutrizionali degli alimenti: in particolare si guarda a cibi light e free from (ad esempio senza lattosio o glutine, zuccheri e sale). Ma sempre ricercando un buon rapporto qualità/prezzo, aspetto irrinunciabile per 1 italiano su 4.

La pausa pranzo: abitudini e desiderata degli italiani

 

 

Rispetto al periodo pre Covid, emerge che una quota di italiani continua a vivere la propria pausa pranzo tra le mura domestiche. Questa rappresenta la tendenza in maggiore crescita con un + 31% rispetto al 2019. “Le progressive aperture che finalmente ci stanno portando a una vera normalità scardineranno questa situazione, ma alcune grandi organizzazioni ancora hanno lo smart working come modello organizzativo prevalente, per cui c’è ancora una parte di lavoratori che consuma la pausa pranzo a casa”, commenta Silvia Zucconi.

 

 

Una quota altrettanto elevata di dipendenti, tuttavia, consuma il pranzo nel ristorante aziendale, se disponibile, o nella ristorazione convenzionata con l’azienda. In particolare, tra coloro che lavorano in imprese che erogano questo servizio, 8 su 10 scelgono il ristorante aziendale.

Quali sono i vantaggi, per gli italiani, della pausa pranzo nel ristorante aziendale o convenzionato?
 

 

L’analisi Nomisma ha voluto indagare le emozioni associate a questo servizio dai lavoratori che regolarmente usufruiscono del ristorante aziendale o convenzionato. In generale, questa opportunità viene percepita come un elemento di benessere e di comfort. Molti dipendenti, infatti, la vivono come una comodità legata al fatto di non dover preparare e portare nulla da casa (la descrive così il 26% di chi mangia nel ristorante aziendale e il 12% di chi utilizza il ristorante convenzionato), ma anche come un momento di relax (23% e 33%) e un’occasione per vedere i colleghi (22% e 19%).
In merito a possibili miglioramenti rispetto alla pausa pranzo nel ristorante aziendale o convenzionato emerge l’esigenza, da parte dei dipendenti, di trovarsi in un luogo confortevole dove distanze e protocolli di sicurezza anti Covid siano rispettati.

 

 

Per quanto riguarda i punti di forza di questo tipo di servizio, al primo posto c’è la cortesia del personale (citata dal 70% di chi usufruisce del ristorante aziendale e dal 74% di chi frequenta un ristorante convenzionato), seguita dalla presenza di una chiara comunicazione dei protocolli di sicurezza anti Covid (67% e 63%) e dal mantenimento delle distanze di sicurezza (62% e 58%).

La pausa pranzo ideale: i desiderata degli italiani, la sostenibilità

Dall’indagine si rileva la richiesta di una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente, durante la pausa pranzo nel ristorante aziendale o convenzionato, in particolare nella ricerca di confezioni con materiali riciclati e in un minore utilizzo della plastica (citato dal 59% di coloro che frequentano un ristorante aziendale e dal 43% di chi pranza in un ristorante convenzionato). Una considerevole percentuale di dipendenti, inoltre, vorrebbe che ci fossero specifiche informazioni relative all’impatto ambientale delle singole portate (72% e 53%). Tra i desiderata anche la presenza di portate pensate per soddisfare i diversi stili alimentari (60% e 47%) e per chi soffre di intolleranze (64% e 39%). 

 

 

È stato anche chiesto ai lavoratori quali servizi dovrebbe offrire l’azienda per soddisfare pienamente i loro bisogni in relazione alla pausa pranzo nel ristorante aziendale o convenzionato. Tra le necessità che si evidenziano c’è la proposta di orari differenziati per l’accesso alla mensa (20% e 19%) e un minore utilizzo di plastica nel servizio (20% e 15%). In particolare, inoltre, chi ha accesso al ristorante convenzionato desidera prenotare in anticipo le portate e ritirare il pranzo già pronto, esigenza menzionata dal 23% dei lavoratori.
In merito alle caratteristiche del menù ideale, invece, i desiderata riguardano soprattutto la presenza di portate realizzate con ingredienti locali (19% e 21%), tendenza che si è consolidata nel post Covid, e con ingredienti di qualità (17% e 22%). 

Ristorazione aziendale: come viene percepita dai dipendenti?

L’indagine Nomisma ha dedicato un focus alla ristorazione aziendale, coinvolgendo i lavoratori che non hanno l’opportunità di usufruirne, per capire se il servizio venga percepito come un elemento di benessere e di welfare. È emerso che il 59% dei dipendenti che normalmente pranza in un ristorante convenzionato vorrebbe disporre di un ristorante aziendale. Per quanto riguarda gli smart worker, 5 su 10 desidererebbe accedere a questa opportunità. 

 

 

È stato poi chiesto a chi già si avvale di un ristorante aziendale come percepisca tale possibilità: per 8 lavoratori su 10 si tratta di un vantaggio irrinunciabile. Questo non solo perché rappresenta una semplificazione della vita quotidiana, ma anche perché permette di mangiare pasti sani ed equilibrati (l’83% ritiene questo aspetto importante o estremamente importante) e di fruire di materie prime di qualità (citato dall’81%). 
Il livello di soddisfazione, nel complesso, è elevato: il 66% dei dipendenti è soddisfatto del servizio di ristorazione aziendale e il 76% lo è del ristorante convenzionato di cui usufruisce.

Smart working: la pausa pranzo a casa presenta diversi elementi di complessità
 

 

È stato poi dedicato un approfondimento specifico agli smart worker per capire le loro aspettative e valutazioni rispetto alla pausa pranzo. Di questi, 9 su 10 dichiarano che, prima dei cambiamenti determinati dalla pandemia, pranzavano fuori, nella maggior parte dei casi portando qualcosa da casa oppure mangiando nella mensa aziendale. 

 

 

Si rilevano inoltre alcuni elementi di preoccupazione e scontento rispetto alla pausa pranzo svolta tra le mura domestiche. La principale criticità risulta essere la difficoltà a staccare dalle attività lavorative (citata dal 40%), a cui va ad aggiungersi il tempo da dedicare alla preparazione del pasto (34%). Non meno importante, 1 smart worker su 5 dichiara di essere aumentato di peso da quando consuma a casa la pausa pranzo. In particolare, il 30% sostiene di aver aumentato le quantità di cibo o di fare diversi spuntini nell’arco della giornata. Nel complesso, il 23% non segnala elementi di scontento o di preoccupazione.
Il 60% degli smart worker che prima della pandemia usufruivano del ristorante aziendale dichiara di sentire la mancanza di questo servizio: a mancare di più è l’elemento di socialità, menzionato dal 75% di chi vorrebbe tornare a mangiare nel ristorante dell’azienda.

Photo by Daniel Cuklev


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