Il MASE approva il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici

Il MASE approva il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici

Il Piano dà un quadro di indirizzo per implementare le azioni finalizzate a ridurre al minimo i rischi derivanti dai cambiamenti climatici. Ora servono le risorse

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08

Gennaio
2024

di Valentina Oldani

Ci siamo: a ben sei anni dalla stesura della prima bozza, l'Italia si è dotata di un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, strumento cruciale per operare le scelte necessarie ad affrontare le conseguenze di eventi meteorologici sempre più drammatici, intensi e frequenti che nel nostro Paese si presentano a ritmi quasi insostenibili, alternando siccità e alluvioni.
Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Pichetto Fratin, con Decreto n. 434 del 21 dicembre 2023, ha infatti approvato il PNACC.
Come si legge nel documento, "l’Italia si trova nel cosiddetto hot spot mediterraneo, un’area identificata come particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici (IPCC, ARC.6; IPCC ARC.5; EEA 2012). Il territorio nazionale è, inoltre, notoriamente soggetto ai rischi naturali (fenomeni di dissesto, alluvioni, erosione delle coste, carenza idrica) e già oggi è evidente come l’aumento delle temperature e l’intensificarsi di eventi estremi connessi ai cambiamenti climatici amplifichino tali rischi i cui impatti economici, sociali e ambientali sono destinati ad aumentare nei prossimi decenni".
"L’obiettivo principale del PNACC è fornire un quadro di indirizzo nazionale per l’implementazione di azioni finalizzate a ridurre al minimo possibile i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, a migliorare la capacità di adattamento dei sistemi socioeconomici e naturali, nonché a trarre vantaggio dalle eventuali opportunità che si potranno presentare con le nuove condizioni climatiche".
La struttura del PNACC è suddivisa in diverse sezioni, tra cui il quadro giuridico di riferimento, il quadro climatico nazionale, gli impatti dei cambiamenti climatici in Italia e le vulnerabilità settoriali.
Sono stati anche redatti quattro allegati tematici che approfondiscono specifici aspetti del Piano: due documenti per la definizione di strategie regionali e locali di adattamento ai cambiamenti climatici, un documento analitico riferito alle conoscenze sugli impatti dei cambiamenti climatici in Italia, e un documento specificamente dedicato alle azioni di adattamento.

PNACC DOCUMENTO DI PIANO →
PNACC I Allegato Metodologie Strategie Piani Regionali →
PNACC II Allegato Metodologie Strategie Piani Locali →
PNACC III Allegato Impatti e vulnerabilità →
PNACC IV Allegato Database Azioni →

Legambiente: stanziare le risorse economiche necessarie oggi assenti

"Finalmente dopo sei lunghi anni dalla prima bozza e dopo ben quattro governi, l’Italia - dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - ha approvato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, il PNACC, che raccoglie 361 azioni rivolte ai sistemi naturali, sociali ed economici. Si tratta della prima buona notizia con cui si apre questo 2024 e di un passo importante nella lotta alla crisi climatica che arriva dopo anni di ritardi e stalli. Era il lontano 2018 quando il Governo Gentiloni e l’allora ministro dell’ambiente Gianluca Galletti presentarono la prima bozza di Piano pubblicandola sul sito del ministero. Da allora si sono succeduti tre governi - il Conte 1, il Conte 2 e il Governo Draghi, e due ministri (Sergio Costa e Roberto Cingolani), ma nessuno ha mai adottato il documento in questione. Solo a fine 2022 è arrivato un primo segnale di svolta con la pubblicazione sul sito del MASE, guidato dal Ministro Gilberto Pichetto Fratin, della bozza aggiornata del Piano, seguita dalla fase di consultazione e dall’approvazione finale arrivata pochi giorni fa. Ora però ricordiamo al Ministro dell’Ambiente e al Governo Meloni che per attuare il PNACC sarà fondamentale stanziare le risorse economiche necessarie e ad oggi ancora assenti, non previste neanche nell’ultima Legge di bilancio, altrimenti il rischio è che il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici resti solo sulla carta. Sarà, inoltre, importante approvare un PNIEC, Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, con obiettivi più ambiziosi di produzione di energia rinnovabile e di riduzione di gas climalteranti al 2030; una legge sullo stop al consumo di suolo che ancora manca all’appello dopo oltre 11 anni dall’inizio del primo iter legislativo, semplificando anche la demolizione e la ricostruzione degli edifici esistenti ed entro tre mesi si emani il decreto che attiva l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, con funzione di coordinamento tra i livelli di governo del territorio e dei vari settori.
"L’Italia - continua Ciafani - è sempre più esposta alla crisi climatica che avanza e all’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi che nel 2023 sono arrivati a quota 378, +22% rispetto all’anno precedente. Per questo è fondamentale che metta in campo una chiara e decisa strategia di prevenzione attuando al più presto le 361 azioni individuate nel Piano, tra cui le aree e vasche di esondazione e i processi di rinaturalizzazione dei bacini idrografici e dei versanti pe ridare spazi ai fiumi, per far sì che la nostra Penisola conviva nei prossimi anni con l’emergenza climatica evitando così di rincorrere le emergenze. Solo per i danni delle due alluvioni che nel 2023 hanno colpito Romagna e Toscana, l’talia ha speso 11 miliardi di euro, ossia oltre un terzo della legge di bilancio 2024 appena approvata dal Parlamento. Risorse economiche, che con campagne di prevenzione e azioni di adattamento e mitigazione fatte per tempo, potevano essere in parte risparmiate. Per questo nei prossimi anni sarà importante anche intensificare le politiche territoriali di prevenzione e le campagne di sensibilizzazione sulla convivenza con il rischio, per far diventare il nostro Paese dal più esposto al centro del Mare Mediterraneo a un esempio per gli altri".

Giovannini (ASviS): "Bene l’approvazione del PNACC, ora le azioni concrete"

"Dopo anni di attesa, il nostro Paese ha finalmente un Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico, uno strumento fondamentale per integrare a livello nazionale e locale le politiche di contrasto agli impatti della crisi climatica", ha dichiarato il direttore scientifico dell’ASviS Enrico Giovannini. "Per dare immediata e piena attuazione al Piano occorre che il Governo crei in tempi brevissimi la struttura di governance prevista dallo stesso Piano, così da trasformare gli obiettivi stabiliti in azioni concrete. Inoltre, va ricordato che il PNACC non beneficia di specifiche risorse finanziarie: per questo, bisogna urgentemente valutare se e come gli investimenti previsti dal PNRR o quelli finanziati da altri strumenti, come i fondi europei e nazionali per la coesione, possano contribuire alla realizzazione del Piano. Tali analisi vanno condotte entro marzo, così da poter valutare in occasione della preparazione del prossimo Documento di Economia e Finanza eventuali correzioni da riversare poi nella Legge di bilancio per il 2025. Le politiche di contrasto e di adattamento alla crisi climatica devono essere considerate prioritarie dal Governo, dalle Regioni e dai Comuni, per scongiurare disastri come quelli degli ultimi anni e rendere le nostre infrastrutture resilienti", ha concluso.

Fonti: MASE, legambiente.it, asvis.it

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