ENEA brevetta metodo per estrarre olio di alta qualità da scarti dell’industria dolciaria

ENEA brevetta metodo per estrarre olio di alta qualità da scarti dell’industria dolciaria

Grazie alle mosche soldato si recupera fino all’80% dell’olio dei biscotti utile a produrre bioerbicidi, biolubrificanti e bioplastiche

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

03

Luglio
2023

A cura della Redazione F&T

Un gruppo di ricercatori ENEA ha brevettato un processo innovativo e a basso impatto ambientale, che permette di estrarre da scarti di prodotti da forno un olio di alta qualità da utilizzare per la produzione di biolubrificanti e bioplastiche.

Il metodo, che si basa sull’uso di mosche soldato, ovvero le larve del dittero Hermetia illucens, consente di recuperare, in condizioni ambientali controllate, fino all’80% dell’olio presente nei biscotti, in genere di semi di girasole, che non essendo stato metabolizzato, mantiene le caratteristiche di alta qualità (alto oleico).

"Le larve della mosca soldato convertono biomasse organiche accumulando nel proprio corpo proteine e lipidi, ottimi ingredienti per mangimi. Contemporaneamente restituiscono un residuo digerito, utile per la produzione di compost e fertilizzanti per la crescita delle piante", spiega Silvia Arnone, ricercatrice ENEA del Laboratorio di Tecnologie e processi per le bioraffinerie e la chimica verde e autrice del brevetto insieme ai colleghi Francesco Petrazzuolo, Isabella De Bari, Massimiliano De Mei, Vito Valerio e Alessio Ubertini.

Per l’applicazione del metodo è stato ideato un dispositivo, chiamato "splitter", costituito da un contenitore con griglia forata e un condotto per il convogliamento e la raccolta dell’olio, dove vengono collocati insieme il composto da frazionare e le larve immature.

Il metodo offre prospettive di guadagno in termini di recupero di un olio alto oleico la cui domanda di mercato è in crescita, valorizzando il 5% in media di scarti di prodotti da forno, che comprendono prodotti sia invenduti sia non commercializzabili perché poco cotti, bruciati, spezzati o in scadenza.
"L’olio alto oleico può essere utilizzato per la produzione di biolubrificanti per uso agricolo, di monomeri per le bioplastiche e di bioerbicidi e può essere trasformato in polioli per la produzione di poliuretani. Tutti questi prodotti a base biologica hanno un'impronta di carbonio più favorevole rispetto ai prodotti di origine fossile", conclude Arnone.

Foto: media.enea.it

RIPRODUZIONE RISERVATA ©Copyright FOOD&TEC


Condividi su: