Diete mediterranea, vegetariana e vegana a confronto su impatto ambientale e costi

Diete mediterranea, vegetariana e vegana a confronto su impatto ambientale e costi

Un'analisi di Altroconsumo sul migliore regime alimentare per la sostenibilità dell'ambiente e dei portafogli

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

18

Aprile
2024

A cura della Redazione F&T

Dagli studi è ormai chiaro che seguendo la dieta giusta si possono prevenire diverse malattie anziché curarle e si possono consumare prodotti più sostenibili per l’ambiente, ad esempio valorizzando al massimo i prodotti vegetali e stagionali e riducendo il consumo di carne e di latticini visto che la loro produzione genera una ingente quantità di gas serra. Basti pensare che la filiera alimentare è responsabile del 30% delle emissioni di gas serra e queste sono causate al 60% circa dai prodotti animali (Rapporto ONU 2023).
Per capire qual è lo stile alimentare più sostenibile per il pianeta, Altroconsumo ha messo a confronto la Dieta mediterranea, quella vegetariana e quella vegana che sono state valutate dal punto di vista dell’impatto ambientale e dei costi.

Risultato: la dieta vegetariana e quella vegana impattano meno sull’ambiente rispetto alla Dieta mediterranea e sono anche meno costose data l’esclusione di carne e pesce.

Come è stato fatto il confronto

Per confrontare tre stili alimentari diversi come la Dieta mediterranea, quella vegetariana e quella vegana, Altroconsumo ha chiesto a un nutrizionista di costruire tre diete equilibrate dal punto di vista nutrizionale per un individuo medio con un apporto calorico giornaliero di 2.000 kcal. Sulla base degli alimenti e delle quantità fornite per ciascuna dieta, è stato calcolato il costo e l’impatto ambientale delle tre diete per poi metterle a confronto.
Ecco la composizione delle diete su base settimanale considerata nell'indagine.

  • Dieta mediterranea - Frutta, verdura, cereali (raffinati e integrali), olio extravergine di oliva, frutta secca, carne (una volta carne rossa, due volte carne bianca) e pesce (3 volte alla settimana), non mancano le uova e il formaggio (una volta a settimana la ricotta). Il latte parzialmente scremato è proposto quasi tutti i giorni, in aggiunta o in alternativa c’è lo yogurt.
  • Dieta vegetariana - Rispetto alla mediterranea, la dieta vegetariana ha quantità uguali o simili di frutta e verdura, cereali, latticini e condimento. Non contempla carne e pesce, ma ci sono le uova, il formaggio e i latticini. L’apporto di legumi raddoppia e viene introdotto il tofu.
  • Dieta vegana - Non ci sono prodotti di origine animale, quindi oltre a non esserci carne e pesce come nella vegetariana, non ci sono formaggi, latticini e uova. Frutta, verdura e cereali sono presenti in quantità simili a mediterranea e vegetariana. Mentre, ha una quantità di legumi maggiore e maggior quantità di fonti proteiche alternative, ossia seitan dalle proteine del frumento, tofu e un’alternativa vegetale allo yogurt e un po’ più di frutta secca. Inoltre, questa dieta è arricchita con semi oleosi (semi di girasole).

Le percentuali dei macronutrienti introdotti nelle diete rispettano quelle condivise dalle Linee guida nazionali per una sana alimentazione e sono:

  • tra il 54 e il 58% di carboidrati;
  • tra il 14 e il 18% di proteine;
  • tra il 25 e il 30% di grassi.

Sostenibili per l’ambiente?

Altroconsumo ha calcolato l’impatto ambientale delle diete su base settimanale con la metodologia LCA (Life Cycle Assesment), analizzando 18 distinti parametri tra cui sono stati selezionati i 3 più significativi (consumo di acqua, occupazione del suolo ed emissioni di CO2 equivalente) per mettere in evidenza le differenze tra le 3 diete. Per confrontare l’impatto complessivo, come da metodologia LCA, sono stati raggruppati tutti i dati in un unico indicatore ambientale, il cosiddetto endpoint (mPt).

Impatto ambientale della Dieta mediterranea

La Dieta mediterranea è quella che pesa di più sull’ambiente in 17 delle 18 categorie analizzate (tranne l’uso di acqua rispetto a quella vegetariana) soprattutto a causa della carne e del pesce. Secondo i calcoli di Altroconsumo una persona adulta che segue la Dieta mediterranea ogni settimana:

  • produce 15,08 kg di CO₂ equivalente (un parametro che tiene conto di tutte le emissioni dirette e indirette);
  • consuma 18,84 metri quadrati di suolo;
  • consuma 1.880 litri di acqua.

Impatto ambientale della dieta vegana

La dieta vegana è quella con il minor impatto ambientale totale, pesa il 32% in meno di quella mediterranea e il 18% in meno di quella vegetariana. Infatti, è la dieta che non prevede alimenti di origine animale (carne, pesce, latte e derivati, uova), i più impattanti sull’ambiente, e si basa sul consumo di cereali, legumi, verdura e frutta (fresca e secca), oli e bevande vegetali, semi. Secondo i calcoli di Altroconsumo una persona adulta che segue la dieta vegana ogni settimana:

  • produce 8,28 kg di CO₂ equivalente;
  • consuma 15,24 metri quadrati di suolo;
  • consuma 1.810 litri di acqua.

Impatto ambientale della dieta vegetariana

La dieta vegetariana, rispetto alla vegana prevede anche uova e latticini. Consuma più acqua della dieta vegana e della mediterranea per il consumo di formaggi. Secondo i calcoli di Altroconsumo, un adulto che segue la dieta vegetariana ogni settimana:

  • produce 10,88 kg di CO₂ equivalente;
  • consuma 16,80 metri quadrati di suolo;
  • consuma 1.980 litri di acqua. 

La Dieta mediterranea costa di più

Il regime alimentare più economico è quello vegetariano. Il costo settimanale della spesa vegetariana è di 53 euro circa. Meno di quanto spende chi segue la mediterranea che deve mettere in conto 63 euro circa a settimana, il 17% in più rispetto alla vegetariana.
Per i vegani il costo della spesa settimanale è simile a quella dei vegetariani, 54 euro, mentre quella mediterranea costa il 15,5% in più. A fare la differenza per il portafoglio sono le fonti proteiche. I vegani spendono di più per le alternative vegetali alle proteine che incidono per il 16% sulla spesa settimanale, oltreché per frutta e verdura che rappresentano il 45% della spesa.
Per chi segue la Dieta mediterranea a incidere maggiormente sul costo della spesa settimanale è il pesce che costituisce un quinto della spesa, la carne pesa per l’8% e per il 12% i latticini. Sono soprattutto frutta e verdura a far salire il conto rispettivamente costituiscono il 16% e il 18% della spesa settimanale.

Fonte: Altronconsumo
Foto: freepik


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