COP28, ultimo miglio sulle fonti fossili

COP28, ultimo miglio sulle fonti fossili

Grande attesa per il nuovo trattato che dovrebbe prevedere la graduale uscita da carbone, petrolio, gas. Ma nella bozza d'accordo scompaiono le parole "uscita dai fossili"

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11

Dicembre
2023

A cura della Redazione F&T

Siamo alla stretta finale nei negoziati alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la COP28, cominciati il 30 novembre a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti e che hanno come deadline il 12 dicembre 2023. Le 197 Parti più l'Unione Europea sono alle ultime battute per cercare un accordo che abbia il consenso unanime. Un lavoro difficile per i Ministri e i delegati alla luce di alcune posizioni contrarie su alcuni punti come quella dei membri OPEC

Arabia Saudita, principale esportatore di petrolio al mondo, e Iraq che ieri hanno apertamente espresso la propria opposizione all'ipotesi di una uscita dai combustibili fossili.

E questo è il punto cruciale della Conferenza che punta a rispettare uno degli obiettivi dell'Accordo di Parigi del 2015, ovvero contenere l'aumento medio della temperatura entro 1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali.
Oggi il riscaldamento prodotto dalle attività umane ha già raggiunto il livello di circa 1°C rispetto al periodo pre-industriale. Nel decennio 2006-2015 la temperatura è cresciuta di 0,87°C (±0,12°C) rispetto al periodo pre-industriale (1850–1900). Ricorda l'IPCC - Intergovernmental Panel on Climate Change che se questo andamento di crescita della temperatura dovesse continuare immutato nei prossimi anni, il riscaldamento globale prodotto dall’uomo raggiungerebbe 1,5°C intorno al 2040.
Perciò, quello delle fonti fossili è il nodo principale dell'accordo, e se contemplato nel documento, sarebbe un fatto essenziale. Ma considerati gli attori coinvolti al summit e la stessa Presidenza, sarà davvero arduo trovare una intesa chiara e univoca.

Il phase out graduale dalla produzione di carbone, petrolio e gas è un percorso necessario visto che le fonti fossili prodotte dalle attività umane sono la causa principale del riscaldamento globale, all'origine dei fenomeni meteo estremi che ormai si abbattono in tante parti del mondo e di cui soffrono, in particolare, alcune piccole isole che rischiano di scomparire.

Mentre è attesa la nuova bozza con le parole giuste sugli idrocarburi che possa ottenere il consenso delle Parti, il tempo stringe. Di rado la COP si è chiusa nei tempi previsti.
Il Presidente della COP28, Sultan Al Jaber, ha da subito invitato i Paesi a concludere i lavori in tempo entro il 12 dicembre.

Al Jaber, che è AD della compagnia petrolifera di Stato degli Emirati Arabi Uniti e guida, nel contempo, un'impresa di rinnovabili, ha detto più volte che punta ad un "accordo storico. Il fallimento non è un'opzione. Voglio che ciascuno sia pronto ad accettare compromessi, le ragioni di ognuno saranno ascoltate".

Il tempo scorre

"Non c'è un minuto da perdere, i negoziati hanno ancora una chance di successo nelle prossime 24 ore". Lo ha detto il Segretario esecutivo dell'UNFCCC, la Convezione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, Simon Stiell, facendo un punto sulle trattative alla COP28 a Dubai a poche ore dal termine.
Un accordo fra le 197 Parti più l'Unione Europea può significare "economie più forti, più lavoro, più salute, meno inquinamento, più energia per tutti. Con una rivoluzione delle rinnovabili nessuno resterebbe indietro, al contrario di quello che accadrebbe se restassimo con i combustibili fossili", ha sottolineato Stiell.

La bozza d'accordo resa pubblica: via l'uscita dai fossili, sì al nucleare

Una bozza di accordo di 21 pagine è stata diffusa dalla Presidenza della COP28 in corso a Dubai.
Il documento del Primo Global stocktake riconosce la necessità "di una riduzione profonda, rapida sia del consumo sia della produzione di combustibili fossili in modo giusto, ordinato ed equo, in modo da raggiungere lo zero netto entro, prima o intorno al 2050, come raccomandato dalla scienza".

Non è più citata la parola "uscita" dai combustibili fossili mentre resta l'indicazione di triplicare la capacità di energia rinnovabile e raddoppio dell'efficienza energetica al 2030.

Il testo proposto dalla presidenza della COP28 per raggiungere un accordo esorta le parti ad "accelerare nelle tecnologie a zero e a basse emissioni, comprese, tra le altre, le energie rinnovabili, il nucleare, le tecnologie di abbattimento e rimozione, comprese la cattura, l'utilizzo e lo stoccaggio del carbonio, e la produzione di idrogeno a basso contenuto di carbonio, in modo da potenziare gli sforzi verso la sostituzione delle tecnologie fossili 'unabated' nei sistemi energetici".

"Phase out non vuol dire uscita allo stesso tempo di tutti" dai combustibili fossili. "L'importante è che sia compatibile con emissioni zero al 2050 e in linea con 1,5" di aumento della temperatura media globale entro fine secolo rispetto al periodo pre industriale". Così il Segretario Generale dell'ONU Antonio Guterres ha risposto a chi gli ha chiesto se si potrebbe considerare un fallimento un accordo alla COP28 senza la citazione dell'uscita dai combustibili fossili.

A proposito invece del nucleare, in un'intervista a Repubblica il Ministro Pichetto Fratin chiarisce: "Noi non costruiremo mai nuove centrali nucleari in Italia. Saranno eventualmente i distretti industriali o le singole aziende energivore a dotarsi di piccoli reattori di quarta generazione. Lo Stato si limiterà a essere un soggetto regolatore". 

Fonti: ANSA, tgcom24, ipccitalia.cmcc.it

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