Clima estremo estivo: l'Europa è preparata?

Clima estremo estivo: l'Europa è preparata?

Il report dell'EEA descrive la nuova normalità del Vecchio Continente: ondate di calore, alluvioni, incendi, siccità, malattie. Ma ci sono anche raccomandazioni e buone pratiche per adattarsi

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15

Giugno
2023

di Valentina Oldani

Secondo l’European Environment Agency (EEA) "Con il clima che cambia, il meteo in Europa sta diventando sempre più estremo. Cosa potrebbe portare quest’estate in termini di ondate di caldo, siccità, inondazioni e incendi boschivi? Le prospettive generali sono pessimistiche. Ciò rende cruciali l’adattamento e una migliore preparazione ai cambiamenti climatici".
Per questo l’EEA a ha pubblicato il rapporto Extreme summer weather in a changing climate: is Europe prepared? che approfondisce i principali eventi meteorologici estremi estivi che hanno colpito sempre più frequentemente la popolazione, l’economia e la natura europee.
I lettori possono esplorare mappe e grafici interattivi con informazioni su ondate di caldo, inondazioni, siccità e incendi e sull’aumento di malattie sensibili al clima come la febbre dengue.
Grazie alla conoscenza degli eventi passati, sappiamo cosa aspettarci in futuro secondo le proiezioni scientifiche e quanto siamo preparati ad affrontarli, presentando anche esempi e migliori pratiche in tutta Europa.
Lo scopo del rapporto interattivo è fornire informazioni e dati aggiornati per sensibilizzare i decisori e il pubblico sull’urgente necessità di affrontare il cambiamento climatico.

Ondate di calore, siccità e alluvioni

Le prospettive per l’estate non sono buone. Le ondate di caldo pericolose per la salute umana, come quelle dell’estate 2022, stanno diventando più frequenti, più lunghe e più intense e continueranno a esserlo secondo tutti gli scenari climatici. 
"Nell’Europa meridionale in particolare, potrebbero esserci più di 60 giorni estivi durante i quali le condizioni saranno pericolose per la salute umana, il che significa - afferma l'EEA - un numero maggiore di decessi e ricoveri ospedalieri, soprattutto tra anziani e malati, a meno che non vengano prese misure di adattamento".

Le ondate di caldo sono gli eventi meteorologici estremi più mortali in Europa e la crescente vulnerabilità della popolazione europea sempre più vecchia e urbanizzata richiede l’attuazione urgente di misure per prevenire la perdita di vite umane.

"Dal 2018, più della metà dell’Europa è stata colpita da condizioni di estrema siccità sia in inverno sia in estate. La siccità del 2022 - ricorda il report EEA - ha ridotto sostanzialmente i raccolti di colture come mais, soia o olio d’oliva. Un altro inverno secco non fa ben sperare per questa estate e le prospettive sono pessimistiche. L’inverno eccezionalmente secco e caldo ha comportato un basso manto nevoso e ha portato a poca umidità del suolo, basse portate dei fiumi e ridotto accumulo di acqua nei bacini idrici nella maggior parte dell’Europa meridionale e occidentale".

L'altra faccia della medaglia del nuovo clima sono le grandi alluvioni come quelle che hanno devastato la Romagna: diventeranno frequenti ed estreme. Il rapporto EEA prevede che "gli eventi di forti precipitazioni aumenteranno sulla maggior parte dell’Europa, portando a una maggiore incidenza di inondazioni, specialmente nell’Europa nord-occidentale e centrale. Sono necessarie misure di adattamento per proteggere la società dagli impatti peggiori".

Spiega il rapporto: "L’esposizione della popolazione e dei beni al rischio continua con lo sviluppo urbanistico e infrastrutturale nelle pianure alluvionali, mettendo spesso a rischio le popolazioni e le strutture più vulnerabili come scuole e ospedali. Tra il 1980 e il 2021, i danni dovuti alle inondazioni ammontano a quasi 258 miliardi di euro e aumentano in media ogni anno di oltre il 2%".

Un'agricoltura devastata

Le proiezioni climatiche a lungo termine indicano che nel corso del XXI secolo l’Europa meridionale e centrale diventerà ancora più secca e calda, con conseguenze devastanti per il settore agricolo: si prevede che, sulla base di scenari scientifici "Con 1,5 gradi Celsius di riscaldamento globale le perdite economiche totali in tutti i settori economici legati alla siccità aumenteranno entro la fine di questo secolo dagli attuali 9 miliardi di euro all’anno a 25 miliardi di euro all’anno, 31 miliardi di euro all’anno a 2° C di riscaldamento e 45 miliardi di euro a 3° C di riscaldamento".

Come stanno dimostrando i giganteschi incendi nell’Ovest del Canada che hanno soffocato New YorK col loro fumo che ha raggiunto la Norvegia, gli incendi sono sempre più diffusi. L’EEA sottolinea che "La maggior parte degli incendi in Europa sono provocati da attività umane, ma le condizioni climatiche - periodi secchi e caldi con forti venti - ne determinano l’intensità e l’impatto". 
Gli incendi boschivi colpiscono in gran parte l’Europa meridionale, ma sempre più anche l’Europa centrale e persino settentrionale.

Nello scenario high emissions climate change, "Il sud dell’Europa, in particolare la penisola iberica, sperimenterà un marcato aumento del numero di giorni con un elevato pericolo di incendio". Nello scenario di riscaldamento globale di +3° C, il numero di persone che vivono vicino a terre selvagge ed esposte a livelli di pericolo di incendio da alto a estremo per almeno 10 giorni all’anno aumenterà di 15 milioni (+24%) rispetto a ora.

Nuove malattie e il possibile ritorno della malaria

I cambiamenti climatici stanno portando già a un aumento delle malattie sensibili al clima: "Alcune specie portatrici di malattie sono diffuse in Europa (come le zecche che possono diffondere la borreliosi di Lyme o l’encefalite da zecche), mentre altre sono invasive (come l’Aedes albopictus, nota anche come zanzara tigre, che può diffondere la febbre dengue). Un clima più caldo significa che sia le specie endemiche sia invasive possono diffondersi più a nord o essere presenti ad altitudini più elevate rispetto al passato".
L’areale climaticamente idoneo per la zanzara tigre si espanderà in gran parte dell’Europa, specialmente nell’Europa occidentale, che entro la fine del secolo potrebbe diventare un hot spot per l’Aedes albopictus
E in Europa potrebbe fare la sua ricomparsa la malaria a causa della diffusa presenza della specie di zanzara Anopheles che può veicolare la malattia. Il report spiega che "L’aumento delle precipitazioni e la presenza di acqua stagnante crea più habitat per le zanzare e temperature più calde aumentano il tasso di punture di zanzare e lo sviluppo del parassita Plasmodium che causa la malaria.

L'Europa è in grado di adattarsi?

La domanda fondamentale che si pone il rapporto e noi cittadini è cosa sta facendo l’Europa per prepararsi e adattarsi. La preparazione al cambiamento climatico si basa soprattutto sulla Strategia dell’UE per l’adattamento ai cambiamenti climatici, sulla Legge sul clima e sulle politiche nazionali.

L’EEA fa notare che "quasi tutti gli Stati membri dell’UE, oltre a Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Turchia (Paesi membri dell’EEA) dispongono già di politiche nazionali di adattamento. L’EEA monitora la pianificazione e l’attuazione dell’adattamento nazionale utilizzando le informazioni fornite dagli Stati membri e da altre fonti".
L'Italia non è fra i Paesi che si sono dotati di un Piano Nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.

Comunque per l’agenzia ambientale "si potrebbe fare di più per collegare le politiche di adattamento al clima con le politiche settoriali, ad esempio in materia di salute. La maggior parte delle politiche nazionali di adattamento e delle strategie sanitarie riconoscono gli impatti del caldo sui sistemi cardiovascolare e respiratorio. Ma meno della metà copre gli impatti diretti del caldo come la disidratazione o il colpo di caldo".

Le raccomandazioni dell'EEA e le buone pratiche di adattamento

Il report si conclude con alcune raccomandazioni: "C’è un urgente bisogno di potenziare l’attuazione di misure di adattamento come i piani d’azione caldo-salute, l’aumento del numero di spazi verdi e blu (alberi e acqua) nelle città che possono abbassare le temperature e ridurre il rischio di inondazioni, o la sorveglianza e la prevenzione anticipata e gli avvisi per le malattie infettive sensibili al clima".

L’adattamento è necessario e urgente in agricoltura. Gli agricoltori possono limitare gli impatti negativi del rischio di temperature e siccità adattando le varietà delle colture, modificando le date di semina e modificando i modelli di irrigazione. Senza un ulteriore adattamento, si prevede che i raccolti e i redditi agricoli diminuiranno in futuro.

L’attuazione pratica delle misure avviene spesso a livello locale, pertanto l’impegno delle autorità locali e regionali per l’adattamento è fondamentale. 
Oltre 4.500 città e Comuni sono firmatari del Patto dei sindaci per il clima e l’energia, impegnati così ad agire sull’adattamento, e più di 300 regioni e autorità locali hanno firmato la Carta EU Mission for Adaptation to Climate Change
Quest'ultimo strumento dell’EEA include numerosi esempi di misure di adattamento messe in atto in tutta Europa, che provengono dal portale Climate-ADAPT dell’EEA.

Foto: discomap.eea.europa.eu/

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