Cingolani:

Cingolani: "Direttiva SUP, c'è l'accordo con l'UE"

"Rivedrà le linee guida sul monouso: ok a compostabile e carta plastificata"

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione del sito.
Se navighi su foodandtec.com, acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Consulta le Modalità di trattamento dei dati personali

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

16

Giugno
2021

Sulla Direttiva europea SUP, Single Use Plastic, che mette al bando alcune plastiche monouso, "l'accordo con Bruxelles è già trovato. Il problema non c'è, grazie a un'interlocuzione più tecnica che politica, che fa bene a tutti". Lo ha detto a Radio 24 il Ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che ha spiegato di aver parlato con il vicepresidente della Commissione europea, Franz Timmermans.

La normativa SUP, che entra in vigore il 3 luglio 2021, mette al bando posate, stoviglie, contenitori per bevande e imballaggi in plastica pensati per l’utilizzo singolo con l'ovvio scopo di ridurre la quantità di rifiuti plastici e il loro impatto ambientale. La direttiva riguarda anche i bicchieri e le tazze di carta che presentano anche un solo strato di plastica: in questo caso non è previsto il divieto, ma l’obbligo di riduzione dei loro consumi.

I lamenti italiani

Le critiche italiane alla Direttiva erano arrivate dal MiSE, col Ministro leghista Giorgetti, e da Confindustria che, per bocca del Presidente Bonomi, aveva richiesto l’intervento del Commissario europeo per gli Affari economici, Paolo Gentiloni, per evitare "un danno enorme per l’industria italiana", importante produttrice di bicchieri e piatti rivestiti da un leggero strato di plastica.

Anche Cingolani aveva sollevato delle grandi perplessità sugli aspetti tecnologici della Direttiva, affermando: "forse è troppo semplicistico dire che le plastiche sono solo quelle che si riciclano al 100%. Ho chiesto di valutare il fatto che la stessa Commissione europea sta finanziando la ricerca sulle plastiche biodegradabili, ma non le ammette come plastiche per certe applicazioni. Questo è un danno anche per la nostra industria; ci sono tecnologie che potrebbero salvare capra e cavoli. Ci sono materiali biodegradabili che possono sostituire la plastica da petrolio, senza essere considerate plastiche, ma che hanno lo stesso uso".

L'accordo Italia-UE

Secondo Cingolani, "l'accordo è che si continueranno a rivedere le linee guida in funzione delle nuove soluzioni tecnologiche, ed è stato riconosciuto il fatto che, se ho un bicchiere di carta che è il 90% carta e il 10% plastica, non me lo pesano come tutto plastica, ma riconoscono che c'è solo il 10%".
"Quando io ho parlato con il vicepresidente Timmermans, ci siamo confrontati con la massima serenità e abbiamo convenuto senza alcun contrasto", ha aggiunto il Ministro.

"Siamo tutti d'accordo che la plastica vada ridotta. Non esiste discussione su questo punto - ha spiegato Cingolani -. Quando sono arrivato pochi mesi fa, ho letto le linee guide e ho trovato abbastanza questionabile un punto: alla fine l'unica plastica che viene ammessa è quella riciclabile. Questo vuol dire che noi continuiamo a produrre plastiche che, sia pure in maniera ritardata dal riciclo, un giorno diventeranno rifiuto. In maniera cieca invece sono state definite non utilizzabili tutte le altre plastiche, anche le più moderne, quelle a base di fibre vegetali. Il che riflette una lettura un po' vecchia delle tecnologie recenti".

Ma dove butto le "tecnologie recenti"?

Il fine vita degli oggetti monouso in plastica biodegradabili e compostabili comporta, però, problemi impiantistici. Greenpeace, ad esempio, fa riferimento a quanto affermato in proposito da Utilitalia, l’associazione delle imprese che operano nel settore dei servizi pubblici, che consigliava di "evitare le scelte dettate dalle sole logiche di mercato, senza che sia costruita una preventiva strategia che coinvolga tutti i soggetti della filiera. Il rischio è che chi ha la responsabilità di gestire i rifiuti derivanti dai prodotti in bioplastica si trovi a dover attuare scelte fatte da altri. Scelte basate non sugli attuali sistemi di raccolta e trattamento, né su quelli in progetto, ma solo sul fascino attribuito a questi prodotti. Inevitabilmente il prezzo di tali scelte ricadrà allora sugli stessi utenti che pagano i costi del servizio, i quali incorporano al loro interno anche i costi di raccolta, selezione e trattamento dei rifiuti organici e delle stesse bioplastiche". Alcuni manufatti, come le buste per la spesa, vengono infatti processati negli impianti senza particolari difficoltà, mentre altre tipologie "presentano diversi livelli di criticità in molti processi di trattamento" e queste criticità potrebbero causare l'allontanamento, insieme alle plastiche tradizionali, di una parte dei prodotti in materiale biodegradabile e compostabile conformi alla norma citata ma che sarebbe conferita a impianti di incenerimento/discarica.


Condividi su: