A un passo dal via libera finale, la legge sul Ripristino della Natura slitta a data da destinarsi

A un passo dal via libera finale, la legge sul Ripristino della Natura slitta a data da destinarsi

L'Italia si schiera a fianco dell'Ungheria e affossa uno dei capisaldi del Green Deal

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

25

Marzo
2024

A cura della Redazione F&T

Il massacro del Green Deal che doveva rendere l'Unione europea avanguardia mondiale nella lotta alla devastazione del pianeta e ai cambiamenti climatici continua: il Nature Restoration Law, ovvero la nuova Legge europea per il ripristino della natura, rischia di non essere mai approvata a un passo dall’adozione definitiva.
Ricordiamo che a fine febbraio l’Europarlamento l’ha approvata, nonostante i voti contrari di tutti i partiti che sostengono il Governo Meloni (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega). Il Consiglio UE in agenda lunedì avrebbe dovuto dare il via libera finale, inteso come una formalità dato che un accordo provvisorio tra le istituzioni era già arrivato alla fine del 2023.
Invece, la mancanza di una maggioranza qualificata nella riunione degli ambasciatori della UE, il Coreper - Comitato dei rappresentanti permanenti, del 22 marzo 2024 ha condannato la legge a un rinvio a data da destinarsi, mettendone seriamente a rischio l’adozione nell’arco di questa legislatura.
L'annuncio ufficiale dell'UE recita: "La presidenza di turno belga del Consiglio dell’Unione Europea ha ritirato il punto in agenda della riunione dei 27 ambasciatori UE di oggi (22-3-24 Ndr) sul via libera definitivo alla legge sul Ripristino della natura, considerata l’assenza della maggioranza qualificata sull’intesa provvisoria raggiunta con il Parlamento Europeo. Il punto senza discussioni è stato ritirato anche dall’agenda del Consiglio Ambiente di lunedì e non ci sono ancora tempi e scadenze per il voto".

A determinare il cambio di rotta è stato il voltafaccia dell’Ungheria di Orban, che ha ritirato il sostegno alla proposta di legge. Altrettanto decisiva è stata la reiterata opposizione di Italia, Paesi Bassi, Svezia e Polonia, e l’astensione di Austria, Belgio e Finlandia.

La legge in discussione, bollata dalla premier Meloni come "fanatismo ultra-ecologista" puntava a ripristinare almeno il 20% delle zone terrestri e marine dell’UE entro il 2030 e tutti gli ecosistemi entro il 2050. Per raggiungere questi target, entro il 2030 gli Stati membri dovrebbero ripristinare il buono stato di salute di almeno il 30% degli habitat contemplati dalla nuova legge (che vanno da foreste, praterie e zone umide a fiumi, laghi e coralli). Questa percentuale aumenterebbe poi al 60% entro il 2040 e al 90% entro il 2050.

L'Italia di destra festeggia

"Il rinvio dell’approvazione definitiva delle legge sul Ripristino della natura è un’ottima notizia. Nonostante uno dei provvedimenti più ideologici del commissario Timmermans, che partiva dal presupposto che gli esseri umani sono dannosi per la natura e per questo da essa vanno espulsi, avesse avuto il sostegno del Parlamento europeo, oggi la Presidenza belga del Consiglio UE ha deciso di far slittare a data da destinarsi l’approvazione definitiva del provvedimento poiché è mancata la maggioranza qualificata", hanno scritto in una nota il co-presidente del gruppo ECR (Conservatori e Riformisti) al Parlamento europeo, Nicola Procaccini, e il capo delegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles Carlo Fidanza. Per poi aggiungere: "Ci auguriamo che a questo punto, essendo chiaro che non c’è il consenso, non se ne parli più per tutta la legislatura e si possa finalmente tornare ad avere un approccio meno ideologico e più realistico su tutte le tematiche ambientali".
Anche la Lega ha accolto positivamente la notizia: "Ancora una volta, le politiche ideologiche di questa Commissione europea devono fare i conti con la realtà. Il rinvio dell’approvazione definitiva della legge sul ripristino della natura, uno dei capisaldi dell’estremismo green di Timmermans e von der Leyen, conferma tutte le critiche espresse dalla Lega, che fin dal giorno si è opposta al provvedimento. Il fatto che molti Paesi condividano le perplessità su una legge che penalizza aziende, lavoratori e famiglie, dimostra che le nostre osservazioni erano motivate e di buonsenso", si legge in una nota firmata dalla delegazione del partito al Parlamento europeo. Che poi conclude: "Un altro segnale importante, un’altra battuta d’arresto per questa Commissione: serve un cambio di rotta in UE, un’altra maggioranza, un’altra Commissione, con più concretezza e meno ideologia".

Poveri ambientalisti. E poveri anche i cittadini

Dopo il voltafaccia su questa legge fondamentale, gli ambientalisti si rivolgono alla Presidenza del Consiglio, attualmente del Belgio, e alla Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, di lavorare urgentemente per sbloccare la situazione e garantire l’adozione della legge per il ripristino della natura prima della pausa estiva".
"Condanniamo tutti gli Stati membri che non sostengono la legge. Nel migliore dei casi, questo suggerisce una profonda incapacità di comprendere la situazione in cui ci troviamo e ciò che significa per i diritti dei cittadini. Permettere a Viktor Orbán - dichiarano gli ambientalisti riuniti nella coalizione #RestoreNature, composta da BirdLife Europe, ClientEarth, Eeb (che comprende anche Legambiente) e WWF - di sabotare il Nature restoration law va contro la scienza, le preoccupazioni dei cittadini, il sostegno del Parlamento europeo e l’appoggio delle imprese alla legge. È del tutto incomprensibile e spaventoso vedere che la legge per il ripristino della natura viene sacrificata sull’altare del sentimento populista anti-ambientalista, senza alcuna spiegazione razionale e minando il processo decisionale democratico".

"Apprendiamo con grande delusione l’ennesima mossa miope del Governo italiano, che dopo essersi dimostrato uno dei più arretrati d’Europa nella gestione dei corsi d’acqua, ora solo per fini elettorali fa da spalla all’Ungheria di Orban, affossando una norma fondamentale per il futuro di tutti i cittadini italiani e perdendo l’ennesima occasione di metterci al passo con i Paesi più lungimiranti nell’adattamento al cambiamento climatico2, commenta Andrea Goltara, direttore del CIRF - Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale. 
"La salute delle acque e dell’ambiente in cui viviamo, di tutti gli ecosistemi e della biodiversità, noi inclusi, per il Governo italiano evidentemente non è una priorità".

Fonti: greenreport.it, fanpage.it, eunews.it
Immagine: wirestock

RIPRODUZIONE RISERVATA ©Copyright FOOD&TEC


Condividi su: