Virus aviaria riscontrato in topi a cui è stato somministrato latte crudo di vacche infette

Virus aviaria riscontrato in topi a cui è stato somministrato latte crudo di vacche infette

Studio USA: livelli elevati di H5N1 negli organi respiratori

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28

Maggio
2024

A cura della Redazione F&T

La notizia ha una sua consistenza: nei topi a cui sono stati somministrati campioni di latte crudo provenienti da vacche infettate dall’influenza H5N1 sono stati riscontrati livelli elevati di virus negli organi respiratori, e livelli più bassi in altri organi vitali. Secondo i risultati pubblicati sul New England Journal of Medicine dai ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison e del Texas A&M Veterinary Medical Diagnostic Laboratory, che hanno condotto uno studio finanziato dai National Institutes of Health, il consumo di latte crudo da parte degli animali rappresenta dunque un rischio di infezione da H5N1 e naturalmente solleva dubbi sul suo potenziale rischio per gli esseri umani.

L'evoluzione del virus

Dal 2003, i virus influenzali H5N1 sono circolati in 23 Paesi, colpendo principalmente uccelli selvatici e pollame con circa 900 casi umani, soprattutto tra persone che hanno avuto uno stretto contatto con uccelli infetti. Negli ultimi anni, tuttavia, il virus dell’influenza aviaria altamente patogeno chiamato HPAI H5N1 si è diffuso fino a infettare più di 50 specie animali e alla fine di marzo gli Stati Uniti hanno segnalato un’epidemia virale tra le mucche da latte in Texas. 
Ad oggi, sono state colpite 52 mandrie di bovini in nove stati, con due infezioni umane rilevate in lavoratori agricoli affetti da congiuntivite. Sebbene finora il virus non abbia dimostrato la capacità di diffondersi da persona a persona, le autorità di sanità pubblica di tutto il mondo stanno monitorando attentamente la situazione delle vacche da latte come parte degli sforzi generali di preparazione a una possibile pandemia.

L'esperimento sui topi e le prove sul latte

Per valutare il rischio di infezione da H5N1 consumando latte crudo, gli scienziati americani hanno alimentato 5 topi con goccioline di latte crudo provenienti da bovini da latte infetti. Gli animali hanno mostrato segni di malattia, inclusa letargia, il primo giorno e sono stati soppressi il quarto giorno per determinare i livelli di virus negli organi. I ricercatori hanno scoperto livelli elevati di virus nei passaggi nasali, nella trachea e nei polmoni degli animali e livelli di virus da moderati a bassi in altri organi, osservazioni coerenti con le infezioni da H5N1 riscontrate in altri mammiferi. 

Oltre agli studi sui topi, i ricercatori hanno anche studiato quali temperature e intervalli di tempo inattivano il virus H5N1 nel latte crudo. Quattro campioni di latte con livelli elevati confermati di H5N1 sono stati testati a 63 gradi Celsius (145,4 gradi Fahrenheit) per 5, 10, 20 e 30 minuti, o a 72 gradi Celsius (161,6 gradi Fahrenheit) per 5, 10, 15, 20 e/o 30 secondi. Ciascuno degli intervalli di tempo a 63°C ha ucciso con successo il virus. A 72°C, i livelli del virus erano diminuiti ma non completamente inattivati dopo 15 e 20 secondi. 
In un esperimento separato, i ricercatori hanno conservato il latte crudo infetto da H5N1 a 4° C (39,2 gradi Fahrenheit) per cinque settimane e hanno riscontrato solo un piccolo calo dei livelli di virus, suggerendo che il virus nel latte crudo può rimanere infettivo se mantenuto a temperature refrigerate.

Che fare?

Ad oggi, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense afferma che la totalità delle prove scientifiche raccolte continua a indicare che la fornitura commerciale di latte è sicura. 
Sebbene gli studi di laboratorio forniscano informazioni importanti e utili, esistono limitazioni che mettono in discussione le inferenze sulla lavorazione e pastorizzazione commerciale del mondo reale. La FDA ha condotto un’indagine iniziale su 297 prodotti lattiero-caseari al dettaglio raccolti presso punti vendita in 17 Stati in rappresentanza di referenze prodotte in 132 luoghi di lavorazione in 38 Stati. Tutti i campioni sono risultati negativi per il virus vitale. 
Questi risultati sottolineano l’opportunità di condurre ulteriori studi che riproducano fedelmente le condizioni di gestione del latte del mondo industriale reale.

Fonte: sivempveneto.it
Photo by Ehrecke


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