Vino: Italia 1° produttore al mondo, 2° nell'export

Vino: Italia 1° produttore al mondo, 2° nell'export

+2.2% la produzione, +7.3% le esportazioni. Siamo il 3° Paese al mondo per consumo. Nel 2022 si conferma la crescita del settore

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25

Maggio
2022

Le stime relative al 2021 vedono l’Italia primo produttore mondiale di vino con un quantitativo di 50,2 milioni di ettolitri, in crescita del 2% sul 2020, seguito dalla Francia (37,6 milioni) e dalla Spagna (35,3 milioni di ettolitri, in calo del 14%).
Per quanto riguarda i consumi, il nostro Paese è al terzo posto (24,2 milioni di ettolitri), dopo la Francia (25,2), e agli Stati Uniti (33,1 milioni). Sono questi alcuni dei numeri che emergono dall’Indagine sul settore vinicolo nazionale pubblicata il 24 maggio 2022 dall’Area Studi di Mediobanca che ha analizzato le 251 principali società di capitali italiane con fatturato 2020 superiore ai 20 milioni di euro e ricavi aggregati pari a 9,3 miliardi di euro, l’85,3% del fatturato nazionale del settore.

Farsi valere nel mondo

Nel 2021 l’Italia si conferma protagonista anche nel commercio mondiale: è il secondo esportatore di vino con 22,2 milioni di ettolitri (+7,3% sul 2020) per un giro d’affari pari a 7,1 miliardi di euro (+12,5%). Sul podio, la Francia si conferma al vertice nella classifica relativa al valore del vino esportato, pari a 11,1 miliardi di euro (+26,8% sul 2020), mentre la Spagna detiene il primato in quantità con 23 milioni di ettolitri venduti oltre i confini nazionali, in crescita del 14%.

L’anno scorso, il 60,1% del valore delle esportazioni italiane ha avuto come destinazione finale il continente europeo, in crescita del 9% sul 2020; il 31,3% è confluito nel mercato americano (+16,7% sul 2020), il 7,1% in quello asiatico (+22,5%) e l’1,2% in Oceania (+16,4%). L’incremento maggiore si è registrato in Africa (+70,7%) dove si concentra però solo lo 0,3% delle vendite oltreconfine.
Un quarto del quantitativo complessivamente esportato dall’Italia confluisce in Germania, in leggero aumento sul 2020 (+0,6%), che invece si colloca in seconda posizione nella classifica a valore (+5,8%). In questo caso la prima posizione è occupata dagli Stati Uniti che hanno fatto registrare una crescita a doppia cifra (+18,4% a valore, +16,5% in volume). Terza posizione occupata dal Regno Unito, con quote vicine al 10% dell’export complessivo.

Le performance e il giro d'affari delle cantine italiane

La leadership italiana nelle vendite di vino nel 2021 resta appannaggio del gruppo Cantine Riunite-GIV, con fatturato a 635,2 milioni (+9,7% sul 2020), seguita da Italian Wine Brands (423,6 milioni di euro) che sale di cinque posizioni dopo l’acquisizione di Enoitalia e della statunitense Enovation Brands Inc, e dal polo Botter-Mondodelvino (Clessidra) in crescita del 19,3% sul 2020 a 415 milioni.

Nella classifica, trasformata da importanti acquisizioni concluse l’anno scorso al fine di conseguire una maggiore diversificazione sia in termini di prodotti sia di mercati e di canali distributivi, seguono altre cinque società con ricavi superiori a 200 milioni di euro: la cooperativa romagnola Caviro, il cui fatturato 2021 pari a 389,9 milioni di euro è cresciuto del 7,7%, la trentina Cavit (fatturato 2021 pari a 271 milioni di euro, +29,2% sul 2020), la toscana Antinori (265 milioni di euro, +24,6% sul 2020), la veneta Santa Margherita (220,6 milioni, +28,3%) e la piemontese Fratelli Martini che ha realizzato una crescita del 5,4%, portandosi a 219,4 milioni di euro.

In merito ai maggiori incrementi di fatturato nel 2021, Tenute Piccini domina la scena con un +61% sul 2020 che la colloca davanti al gruppo Lunelli (+57,6%), a Terra Moretti (+47,6%), a Serena Wines 1881 (+40,1%) per chiudere con il +32,7% di Villa Sandi.
Osservando la redditività (rapporto tra risultato netto e fatturato), il 2021 vede in testa le società toscane e venete: Frescobaldi (25,6%), Santa Margherita (21,3%) e Antinori (17%).
Alcune aziende hanno una quota di export molto elevata, in alcuni casi quasi totalitaria: Fantini Group tocca il 97,4%, Ruffino il 94,5% e il polo Botter-Mondodelvino il 91,1%.

Per quanto riguarda le specificità regionali, nel 2020 il miglior Roi tocca alle aziende piemontesi (8,2%), seconda posizione per quelle venete (5,5%) e sul gradino più basso del podio le toscane (4,4%).
I produttori toscani eccellono nella marginalità: con un Ebit margin al 14,6%, distanziano i piemontesi (9,8%) e i lombardi (6,7%). In Toscana anche la maggiore stabilità finanziaria, con i debiti finanziari pari ad appena il 22,5% del capitale investito.
Grandi esportatori i produttori piemontesi (72,2% del fatturato) e toscani (63,8%). Nel 2020 la maggiore proiezione internazionale ha salvaguardato le vendite dei produttori piemontesi (+10,8%) spinte dall’export (+20,1%) ma non è riuscita a fare altrettanto per quelli toscani (- 11,2% in totale).
L’anno scorso si è registrato anche un recupero della Toscana, con vendite in crescita del 24,9%.
In avanzamento anche i produttori lombardi (+22,4% le vendite totali e +23,8% quelle oltreconfine) favoriti dalla maggiore diffusione degli spumanti (46,1% del fatturato).

Nel 2022 la crescita sarà del 4,8%. Occhio alla sostenibilità

Nonostante la generale incertezza che si respira in questi primi mesi, per il 2022 i principali produttori di vino italiani prevedono una crescita del 4,8%, che potrebbe arrivare al 5,6% per l’export. A spingere le vendite, è soprattutto il riconfermato successo delle bollicine (+5,7% i ricavi complessivi, +7,5% l’export,) mentre per i vini fermi l’aspettativa è un po’ più contenuta (+4,6%, +5,3% l’export).
Il 91,7% dei principali produttori di vino prevede un incremento dei ricavi, a due cifre nel 23,3% dei casi ma la quota cala all’87% se si guarda all’export.
Le aziende più fiduciose sono quelle che puntano alla vendita diretta e ai mercati europei, mentre più scettici sul futuro sono gli operatori esposti sul canale off trade (GDO e Retail), per il rischio inflazione.

Dopo un 2020 caratterizzato da una significativa contrazione delle vendite principalmente per la chiusura del canale Horeca, il 2021 per queste società si è chiuso con un aumento del fatturato del 14,2% (+14,8% il mercato interno, +13,6% l’estero). L’Ebit è passato dal 5,4% del 2020 al 6%, e il risultato netto dal 4,2% al 4,3% del fatturato.
I vini frizzanti (+21%) hanno accelerato più di quelli fermi (+12,4%), mentre le cooperative (che avevano sopportato meglio le conseguenze della pandemia) hanno contenuto la crescita al +9,2% contro il 19,6% di Spa e Srl.
Il 41,2 dell’export è nei Paesi europei, seguito dal 34,1% nel Nord America (34,1%); crescita importante (+22,8%) per l’America centro-meridionale.

Il 2021 ha preservato il canale della grande distribuzione che, stabile al 35,6% del mercato, è cresciuto a valore del 13,5% e ha decretato la ripresa dell’Ho.Re.Ca. (+28,1%), che passa dal 15,6% al 15,9%.

Nel suo report, l’Area Studi di Mediobanca segnala due trend in consolidamento: la premiumizzazione dei consumi e la maggiore attenzione alla sostenibilità, salubrità e rispetto per l’ambiente.
Nel 2021 la ripartenza del fuori casa ha trainato le vendite dei vini posizionati su fasce di prezzo più alte a discapito di quelli più accessibili: balzo in avanti del +33,2% per i vini Icon (con una quota passata dall’1,8% del 2020 al 2,1% nel 2021), e aumenti a doppia cifra anche per tutti i segmenti della fascia Premium (Premium +14,5%, Super Premium +24,5%, Ultra Premium +32,7%).
Crescita più contenuta invece per i vini Basic (+8,7%) che tuttavia concorrono alla formazione di poco più della metà del fatturato complessivo (market share del 52%, era il 53,7% nel 2020).
Nella crescente attenzione per la sostenibilità, si inserisce l’interesse per i vini biologici che, sebbene rappresentino ancora una nicchia (3,3% delle vendite complessive nel 2021), sono cresciuti del +11% rispetto all’anno precedente.
In aumento anche i vini vegani (+24,8%), che esprimono il 2,2% del fatturato, i naturali (+6,9%) e i biodinamici (+2,4%) la cui presenza sul mercato è ancora marginale.

Photo by Karolina Grabowska


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