Trimestre anti inflazione: c'è la «intesa» fra Ministero e industria

Trimestre anti inflazione: c'è la «intesa» fra Ministero e industria

Le associate di Centromarca, Federalimentare, IBC e UIF valuteranno, su base volontaria, se sviluppare iniziative contro il caro-prezzi

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

11

Settembre
2023

A cura della Redazione F&T

La montagna ha partorito il topolino. Raggiunto l’accordo fra il Ministero delle imprese e l'industria: è stata accolta, infatti, dal MIMIT la lettera di intenti delle associazioni industriali, che, dopo il diniego dello scorso agosto alla proposta di Urso, hanno prodotto un documento che, nella sostanza, non annuncia impegni specifici sul Trimestre anti inflazione.
Ricordiamo che la misura "Paniere tricolore"
prevede prezzi calmierati su una selezione di articoli rientranti nel carrello della spesa, attraverso diverse modalità, come l’applicazione di prezzi fissi, promozioni sui prodotti individuati, o mediante iniziative sulla gamma di prodotti a marchio come carrelli a prezzo scontato o unico.
Nella dichiarazione di intenti, le associazioni industriali Centromarca, Federalimentare, IBC (Associazione industrie beni di consumo) e Unione Italiana affermano che

  1. Daranno ampia informazione presso le proprie associate su ogni iniziativa sviluppata dal Ministero in merito alla lotta all’inflazione
  2. Chiederanno alle proprie associate di valutare, nel rispetto della libera concorrenza e della strategia di ciascuna impresa e su base volontaria, di sviluppare, limitatamente al periodo di riferimento ottobre/dicembre 2023, iniziative di politica commerciale tese a contrastare l’inflazione dei suddetti prodotti, laddove sia ritenuto praticabile dalla singola azienda dal punto di vista della sua sostenibilità economica
  3. Le aziende che, su base individuale, valuteranno di poter sviluppare iniziative in tal senso, le proporranno alle imprese della GDO, nel rigoroso rispetto della normativa sulle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare
  4. Nel rispetto della libertà di strategia sopra menzionata, ogni azienda valuterà l’impatto, in senso positivo o negativo, sui propri conti economici causato dall’andamento dei costi di produzione, influenzati dal prezzo delle materie prime, dell’energia, della logistica e degli imballaggi.

Contestualmente le associazioni firmatarie hanno chiesto al Ministro Urso di farsi promotore di uno specifico tavolo di lavoro interministeriale sul largo consumo al quale dovrebbero essere rappresentate, oltre all’industria di trasformazione, tutte le componenti della filiera, a partire dai fornitori di materie prime e dei servizi energetici, i rappresentanti della logistica, degli imballaggi e la distribuzione. Tale strumento dovrebbe consentire di affrontare, in un’ottica di medio e lungo termine, "le problematiche del settore, con l’obiettivo di accrescere la competitività ed efficienza delle aziende, aumentare la semplificazione dei processi produttivi e distributivi e incrementare la concorrenza, a tutela prima di tutto dei cittadini e delle loro famiglie".

Le imprese piangono

Nella lettera di intenti, le associazioni evidenziano che: "negli ultimi anni, e ancora oggi, le imprese del largo consumo hanno sùbito un doppio impatto degli aumenti dei costi: (i) quelli diretti di produzione legati all’aumento dei costi delle materie prime edibili, dei semilavorati e degli imballi e della logistica (per non tacere della scarsità di talune materie prime edibili dovuta all’impatto del conflitto in Ucraina o delle avverse condizioni metereologiche in Italia); (ii) quelli indiretti, dovuti all’aumento, spropositato e senza precedenti, dei costi dell’energia, che hanno ulteriormente aggravato l’effetto sui costi".

È inoltre sottolineato che: "l’industria ha trasferito solo in parte e in modo progressivo tali aumenti di costo nei propri listini, per trovare un equilibrio che possa salvaguardare da un lato le imprese e i posti di lavoro, e al contempo sostenere la domanda limitando gli aumenti dei prezzi al consumo. L’analisi del Centro Studi di Confindustria conferma, ad esempio, che il settore alimentare è stato quello più colpito dalla crisi in corso, con i più alti aumenti di costo e limitati aumenti di listino spalmati su due anni: di conseguenza, il margine di profitto medio del settore si è quasi dimezzato tra il 2019 e il 2022. La marginalità media delle imprese del largo consumo ha continuato a deteriorarsi nel corso del 2023 in seguito all’aumento progressivo del costo del denaro. Inoltre, nonostante si sia registrata negli ultimi mesi una contrazione di alcune voci di costo, quali quella energetica, i livelli degli stessi sono rimasti sensibilmente più alti di quelli pre-crisi". Tali fenomeni hanno colpito in maggior misura le piccole e medie imprese.

Consumatori: "Quali sono gli impegni precisi dell'industria?"

"In assenza di controlli, il paniere anti inflazione voluto dal Governo rischia di rimanere un'arma spuntata e di non incidere sulla vita concreta degli italiani, alleggerendone la spesa quotidiana", afferma il Codacons davanti all’annuncio dell’accordo sul paniere.
"In attesa di conoscere i dettagli sull’accordo, ossia quali prodotti saranno inseriti nel paniere, con quali sconti e l’elenco degli esercizi aderenti, i controlli devono scattare da subito, e il Ministro Urso deve impegnarsi attivamente per impedire ulteriori rincari anche prima di ottobre. Il rischio - spiega il Codacons - è che i produttori/distributori approfittino della finestra temporale libera fino a ottobre per alzare i prezzi, per poi rispettare le indicazioni dell’accordo a guadagno ottenuto".

Molto critica la posizione dell’Unione Nazionale Consumatori che sin dall’inizio ha espresso dure valutazioni sul paniere anti inflazione, considerata "un’operazione di marketing" priva di impegni concreti e di effetti reali. L’annuncio che al trimestre anti inflazione parteciperanno le industrie viene così accolto dal Presidente UNC Massimiliano Dona: "Per fare cosa? Quali impegni precisi ha preso il settore industriale? C’è un elenco dettagliato dei prodotti con un obbligo di tutta la filiera a ridurre i prezzi praticati, tornando ad esempio a quelli del 2021? Oppure la bozza è ancora quella da noi visionata in cui ci si impegna a diventare più buoni, senza dire come, lasciando a ogni attore la possibilità di scegliere gli articoli del carrello della spesa che preferisce, magari quelli che già stanno scendendo di prezzo?".
Prosegue Dona: "C’è ad esempio un impegno delle industrie a non ingannare i consumatori con le pratiche della shrinkflation e dell’overpackaging che danneggiano il potere di acquisto delle famiglie dato che le ingannano sul prezzo effettivamente praticato, mascherando i rincari? Un danno soprattutto a carico degli anziani, di chi tornando dal lavoro ha fretta di fare la spesa, che colpisce generi alimentari e articoli di prima necessità. Il Ministro, se non vuole limitarsi ad autoincensarsi, pubblichi sul sito del MIMIT l’accordo raggiunto". Che in effetti, ad oggi 11 settembre 2023, non c'è.

Fonti: centromarca.it; helpconsumatori.it
Photo by geralt


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