Tre misure cautelari per caporalato nelle Langhe. Ora si indaga sugli imprenditori

Tre misure cautelari per caporalato nelle Langhe. Ora si indaga sugli imprenditori

Se i lavoratori schiavizzati protestavano, venivano malmenati. Il questore di Cuneo: "I viticoltori non possono lavarsene le mani"

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11

Luglio
2024

A cura della Redazione F&T

La Polizia di Stato di Cuneo, nell'ambito dell'operazione Iron Rod, ha eseguito una ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di tre persone rispettivamente di nazionalità marocchina, macedone (agli arresti domiciliari) e albanese (divieto temporaneo di esercitare attività professionali) per i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e per violazioni alla normativa relativa al soggiorno degli stranieri sul territorio nazionale.

I braccianti agricoli erano impegnati a lavorare nelle vigne nel territorio delle Langhe: le indagini sono partite grazie alle segnalazioni di associazioni per la tutela dei diritti delle persone e dei lavoratori che denunciavano lo sfruttamento di braccianti agricoli, in gran parte di origine africana.
Nel corso dell’attività investigativa sono stati accertati anche casi di violente aggressioni fisiche nei confronti dei lavoratori che protestavano per le condizioni di sfruttamento.
Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari sono stati posti sotto sequestro preventivo un immobile e cinque veicoli, tra automobili e furgoni, tutti utilizzati dagli indagati per accompagnare i braccianti sui luoghi di lavoro.

Imprenditori conniventi

"Nel momento in cui la giornata lavorativa dura dieci o dodici ore, è evidente che siamo fuori dal perimetro della legalità".

Così il procuratore capo di Asti, Biagio Mazzeo, commenta la posizione degli imprenditori del vino, che si servono della manodopera sfruttata nelle Langhe, come portato alla luce dall'operazione Iron Rod della questura di Cuneo.
Al momento gli unici indagati sono i tre presunti caporali, migranti con precedenti penali, destinatari di misure cautelari nell'ambito di tre diversi filoni d'inchiesta, non collegati. Erano loro a impiegare la manodopera straniera per paghe da fame, nelle campagne tra Farigliano, Neive, Castiglione Tinella, Monforte d'Alba: dai tre ai cinque euro all'ora, con giornate lavorative dalle dieci alle quindici ore.

Emergono tuttavia possibili ulteriori responsabilità: "La nostra prospettiva - spiega il questore di Cuneo, Carmine Rocco Grassi - si deve spostare ora su chi, non preoccupandosi delle condizioni di assunzione, si affida a cooperative o a soggetti come questi, pensando di potersi lavare le mani", con chiaro riferimento agli imprenditori agricoli. Sono le Langhe la nuova frontiera della lotta allo sfruttamento agricolo nella Granda: "Non è pensabile che il problema riguardi solo Saluzzo e questa indagine, come altre nel passato, lo dimostrano" ha detto in riferimento alle proteste degli stagionali della frutta nel Saluzzese, che per anni sono state oggetto di cronaca.

Fonti: askanews.it, ilfattoquotidiano.it, ANSA
Foto. freepik


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