Rischio Listeria, parere CNSA

Rischio Listeria, parere CNSA

Il Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare ha pubblicato una valutazione del rischio di esposizione per il consumatore

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione del sito.
Se navighi su foodandtec.com, acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Consulta le Modalità di trattamento dei dati personali

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

10

Maggio
2021

Listeria monocytogenes è un patogeno opportunista in grado di sopravvivere e proliferare anche a temperatura di refrigerazione e in condizioni avverse per altri batteri. Per la sua notevole resistenza, L.m. è un importante contaminante degli ambienti di lavorazione e degli alimenti, sia crudi che cotti. Dopo il consumo di alimenti contaminati, la maggior parte dei soggetti adulti in buona salute non presenta alcun sintomo o può manifestare lievi sintomi gastroenterici di breve durata. Invece, nelle donne in gravidanza, nei neonati, negli anziani e negli individui immunocompromessi si possono sviluppare forme gravi di malattia.
In Italia e negli altri Paesi dell’Unione europea, i casi di listeriosi mostrano una tendenza alla crescita e interessano soprattutto i soggetti di età superiore ai 65 anni.

Sulla base dei dati dei controlli ufficiali degli alimenti e dei dati di consumo, è stato effettuato uno studio preliminare per la stima dell’esposizione del consumatore italiano, che ha evidenziato maggiori criticità per i piatti cotti a base di carne, che possono essere soggetti a manipolazioni e conservazione anche dopo la cottura, e per i prodotti di salumeria.

La valutazione del rischio effettuata dal CSNA ha evidenziato basse percentuali di positività a L.m. (<1%) nei seguenti alimenti:

  • Tramezzini, panini imbottiti, ecc. (0,8%)
  • Formaggi e altri derivati del latte (0,3%)
  • Prodotti della pesca e Piatti a base di pesce e prodotti della pesca crudi (0,6%)
  • Piatti cotti a base di pesce e prodotti della pesca (1%).

Gli alimenti con percentuali di positività più alte sono risultati:

  • Piatti cotti a base di carne macinata (5%)
  • Prodotti di salumeria - Salami/salsiccia stagionata (3,9%)
  • Piatti cotti a base di carne non macinata (1,4%)
  • Prodotti di salumeria - Altri salumi, Prosciutto cotto e Prosciutto crudo (2%).

In conclusione, il CNSA individua tre azioni per il migliorare l’identificazione e le indagini epidemiologiche dei casi di listeriosi:

  • Istituzione di un sistema integrato con un’unica ceppoteca dei ceppi di L.m. isolati da alimenti, mangimi e casi clinici, sia umani sia animali
  • Standard uniformi per l’indagine epidemiologica dei casi umani da L.m., con opportuna integrazione medico/veterinaria e con la creazione di un flusso informativo integrato tra centri specialistici di cura e laboratori di riferimento per l’uomo (attraverso una rete laboratoristica coordinata dal Laboratorio Nazionale di Riferimento);
  • Comunicazione ai consumatori per minimizzazione l’esposizione nel corso delle preparazioni domestiche, in particolare al fine di evitare di conservare per lungo tempo i prodotti pronti al consumo acquistati presso la grande e piccola distribuzione; evitare la cross-contaminazione tra prodotti crudi e alimenti pronti al consumo; raffreddare rapidamente i cibi cotti.

Per ulteriori approfondimenti: Listeriosi di origine alimentare: valutazione del rischio di esposizione per il consumatore
Fonte Ceirsa

Photo Salami-Olive Wheel by Thoth, God of Knowledge


Condividi su: