Pre-COP26: promessi più impegni per decarbonizzare

Pre-COP26: promessi più impegni per decarbonizzare

Per il Presidente della COP26 Alok Sharma "l'energia dei giovani della Youth4Climate ha galvanizzato i Ministri"

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04

Ottobre
2021

Speriamo che non sia l'ennesimo bla-bla-bla. Ci riferiamo alla Pre-COP26, summit internazionale conclusosi il 3 ottobre 2021 che ha richiamato a Milano i Ministri dell'Ambiente mondiali per preparare i lavori della COP26, in programma a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021.
La conferenza stampa del Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e del Presidente di COP26 Alok Sharma ha messo la parola "fine" alla Pre-COP26 e, con essa, alle cinque giornate milanesi che hanno prima visto protagonisti i giovani di tutto il mondo. Il Ministro Cingolani ha proposto che Youth4Climate, diventi periodico per coinvolgere i giovani nei processi decisionali.
I rappresentanti dei 50 Paesi presenti, decine tra ministri e special envoy, hanno lavorato in diverse sessioni dedicate a temi cruciali, dalla finanza sostenibile alla trasparenza dei dati, concordano sulla necessità di aumentare gli impegni di decarbonizzazione presi nell'ambito degli Accordi di Parigi sul clima

COP21, il precedente di Parigi

La COP è la COnferenza delle Parti sui cambiamenti climatici organizzata dall'ONU ormai da quasi tre decenni. La COP fondamentale fu la 21°: si tenne a Parigi nel 2015, e per la prima volta tutti i Paesi accettarono di collaborare per limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi, puntando a limitarlo a 1,5 gradi. I Paesi s’impegnarono anche ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici e a mobilitare i fondi necessari per raggiungere questi obiettivi. Nacque così l’Accordo di Parigi. Puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi è importante perché ogni decimale di grado di riscaldamento causa la perdita di molte altre vite umane e altri danni ai mezzi di sussistenza.

Nel quadro dell’Accordo di Parigi ciascun Paese si è impegnato a creare un piano nazionale indicante la misura della riduzione delle proprie emissioni, detto Nationally Determined Contribution (NDC) o Contributo Determinato a livello Nazionale. I Paesi concordarono che ogni cinque anni avrebbero presentato un piano aggiornato che rifletteva la loro massima ambizione possibile in quel momento.
Ma gli impegni presi a Parigi non sono neanche lontanamente sufficienti per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, e la finestra utile per il raggiungimento di questo obiettivo si sta chiudendo. 

COP26: giocarsi tutto a Glasgow

I Paesi si presenteranno il prossimo novembre al vertice di Glasgow, ritardato di un anno a causa della pandemia, con piani aggiornati di riduzione delle proprie emissioni. Il decennio fino al 2030 sarà cruciale e le nazioni dovranno spingersi ben oltre quanto fatto in quello storico vertice di Parigi per mantenere viva la speranza di contenere l’aumento della temperatura a 1,5.
La COP26 sarà decisiva e per la sua migliore preparazione, l'Italia ha organizzato appunto la Pre-COP26 di Milano affollata dai 50 Ministri dell'Ambiente: "abbiamo raggiunto un consenso che occore fare di più per mantenere il riscaldamento sotto 1,5 gradi, occorre aumentare gli NDC, bisogna garantire il fondo per il clima da 100 miliardi di dollari ai Paesi in via di sviluppo e andare avanti col Rulebook sull'Accordo di Parigi. L'energia dei giovani della Youth4Climate ha galvanizzato i ministri. Dobbiamo ricordare quanto ci hanno detto". Così si è espresso il Presidente della COP26 di Glasgow, Alok Sharma, durante la conferenza stampa conclusiva della Pre-COP26 di Milano. "Alla COP26 di Glasgow - ha aggiunto Sharma - dovremo preparare un piano per erogare entro il 2025 il fondo da 100 miliardi di dollari previsto dall'Accordo di Parigi per Paesi in via di sviluppo".
Alla Pre-COP26 di Milano, ha detto Cingolani, "c'è stata una dichiarazione molto chiara che sarà impossibile investire in attività correlate con i combustibili fossili. Cerchiamo di disincentivare qualsiasi investimento in ricerca ed estrazioni di fossili. Tuttavia, è impossibile raggiungere subito zero investimenti, perché la transizione implica che per un certo lasso di tempo ci sarà coesistenza tra rinnovabili e fossili. Ma la strada è ben chiara".

La nuova consapevolezza made in China & USA

Anche la Cina, principale emettitore di gas serra al mondo, è consapevole della gravità della crisi climatica, e vuole che alla COP26 di Glasgow si aumentino gli impegni globali di decarbonizzazione.
Il vicepresidente esecutivo della Commissione UE Frans Timmermans intervenendo alla PreCOP di Milano ha invece riconosciuto: "Gli USA sono tornati con noi nella lotta al cambiamento climatico e il nostro dovere in vista della COP26 di Glagow è di convincere altri Paesi a farlo".
"Dobbiamo cambiare velocemente e radicalmente ogni cosa perché tutti i Governi hanno la responsabilità di non tenere le persone nella loro comfort zone - ha aggiunto Timmermans - e ogni Paese deve arrivare alla COP26 con un piano preciso".
L'inviato USA per il clima John Kerry è fiducioso in un accordo sul clima con la Cina, spiegando che "mi incontro spesso con i partner cinesi, le nostre relazioni sono ottime, ma i Paesi del G20 debbono fare di più". 
"La PreCOP di Milano è stata molto utile, perché dobbiamo dimostrare che siamo tutti impegnati a rispettare gli accordi di Parigi", ha aggiunto Kerry. Tenere il riscaldamernto globale sotto 1,5 gradi dai livelli pre-industriali "è un obiettivo che possiamo raggiungere, ce lo chiede la scienza. Non tutti i Paesi debbono fare la stessa cosa, ma ciascuno deve fare la sua parte". 
L'India è impegnata a ridurre l'aumento della temperatura globale di 1,5 gradi, ha detto Kerry, come stanno già facendo "i Paesi che producono circa il 55% del Pil mondiale. L'India sta incrementando le proprie rinnovabili di 450 GW, e se lo farà, sarà in linea con questo obiettivo".
"Glasgow è dietro l'angolo - ha concluso Kerry - mancano 30 giorni per il punto di partenza della sfida del decennio e del secolo".

Il Ministero per la Transizione ecologica ha deciso di calcolare le emissioni di gas serra delle giornate milanesi e compensarne l’impatto con la piantumazione di nuovi alberi.

Foto: mite.gov.it


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