PFAS in Veneto: il 3% dei campioni alimentari di origine animale è fuorilegge. Il 97% è contaminato entro i limiti

PFAS in Veneto: il 3% dei campioni alimentari di origine animale è fuorilegge. Il 97% è contaminato entro i limiti

I primi dati dell'ISS: studiate le molecole in bovini, suini, pollame, nelle uova e nel latte vaccino

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05

Agosto
2026

A cura della redazione

La Regione del Veneto ha affidato al Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità il piano di sorveglianza su quattordici sostanze perfluoroalchiliche (PFAS ) in alimenti di origine animale e vegetale prodotti in territori delle province di Vicenza, Verona e Padova soggetti alla contaminazione da PFAS e l’analisi dei suoi risultati. Le attività sono state svolte in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e l’ARPA Veneto.
"Il piano - spiega il responsabile scientifico Iss, Francesco Cubadda - mira a ottenere un quadro aggiornato ed esauriente dell’impatto della contaminazione sulle produzioni agro-zootecniche nella zona rossa e arancione, acquisendo dati sui livelli di PFAS nelle matrici agroalimentari in relazione alle pratiche produttive applicate". Queste evidenze sono esaminate per individuare, laddove possibile, pratiche efficaci per ridurre l'introduzione di PFAS nella catena alimentare.

I primi risultati delle analisi

Il Rapporto sulla presenza di PFAS nei prodotti di origine animale appena concluso ha coinvolto 156 aziende, dalle quali sono stati prelevati 703 campioni elementari, che sono stati combinati in 347 campioni analitici. Lo studio ha consentito di caratterizzare gli andamenti delle molecole studiate in muscolo e fegato di bovini, suini, pollame, nelle uova e nel latte vaccino. In ciascuna azienda studiata è stata inoltre analizzata l’acqua impiegata per abbeverare gli animali.
Nello specifico, la contaminazione da PFAS negli alimenti di origine animale in concentrazioni superiore al consentito riguarda solo il 3% dei campioni analizzati, soprattuto di suini e bovini allevati in 8 aziende zootecniche sulle 156 monitorate. La fonte della contaminazione è molto probabilmente l’acqua di abbeveraggio degli allevamenti, captata da pozzi senza filtraggio.
Le uova non sono risultate contaminate.
Su un totale di 156 aziende analizzate, classificate, relativamente alla contaminazione da PFAS , in zone ad alta, media e bassa intensità, 148 (93%) presentano valori al di sotto dei limiti di legge, mentre 8 aziende (5%) superano tali limiti per PFOA o PFOS in muscolo bovino, fegato bovino o fegato suino; sono aziende distribuite in massima parte nelle zone ad alta e media intensità. In queste aziende, si legge nel rapporto, "sono state adottate tempestive misure di intervento al fine di evitare la messa in commercio dei prodotti, ed è stato avviato un monitoraggio costante atto a garantire il progressivo rientro nei limiti di legge".
Nelle aziende coinvolte nello screening, sono stati prelevati 703 campioni elementari analizzati, 680 (97%) sono risultati entro i limiti di legge, dove esistenti, mentre 18 (3%) hanno mostrato valori superiori ai tenori massimi. In 5 campioni (0,7%), prelevati da 3 diverse aziende (2%), sono stati rilevati livelli di PFOS e PFOA che superavano i livelli indicativi al di sopra dei quali è necessario condurre ulteriori indagini per individuare le cause della contaminazione.

Il Piano di monitoraggio si completerà con la pubblicazione dei dati sulla contaminazione nelle filiere vegetali.

Foto: kvladimirv

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