PFAS: diffusa contaminazione degli alimenti in Veneto

PFAS: diffusa contaminazione degli alimenti in Veneto

Inquinati carne, frutta e verdura. Greenpeace e Mamme NO PFAS: "Inaccettabile inerzia della Regione"

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione del sito.
Se navighi su foodandtec.com, acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Consulta le Modalità di trattamento dei dati personali

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

22

Settembre
2021

Le Mamme NO PFAS e Greenpeace hanno diffuso il 20 settembre 2021 i risultati dei monitoraggi fatti dalla Regione Veneto sulla presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti di origine vegetale e animale coltivati in zona rossa, l’area del Veneto più contaminata da queste sostanze chimiche pericolose. Si tratta di dati georeferenziati e mai diffusi in forma integrale dalle autorità competenti, ottenuti dalle Mamme NO PFAS e da Greenpeace dopo una lunga battaglia legale nei confronti della Regione, che per anni ha negato l’accesso ai dati. Ad aprile 2021 era stato il TAR a richiedere alla Regione di pubblicare il "Piano di campionamento degli alimenti" effettuato nel 2016-17, ed ora i risultati sono a disposizione dei cittadini.

"Dalle elaborazioni - denuncia Greenpeace in una nota - emergono molte criticità: numerosi alimenti risultano contaminati non solo per la presenza di PFOA e PFOS, ma anche per tanti altri composti di più recente applicazione industriale". 

"Nonostante i valori allarmanti, dal 2017 la Regione Veneto non ha fatto ulteriori monitoraggi né intrapreso azioni risolutive per azzerare l’inquinamento e ridurre, almeno progressivamente, la contaminazione delle acque non destinate all’uso potabile. Inoltre, per quanto è noto, risulta che la Regione ha finora ignorato il rischio per l’intera comunità nazionale e non solo, visto che alcuni di questi alimenti potrebbero essere venduti anche all’estero. Si tratta di mancanze intollerabili: chi è responsabile della salute pubblica ha il dovere di fare tutto il possibile per affrontare concretamente un problema sanitario così rilevante", dichiarano Mamme NO PFAS e Greenpeace.

L’inquinamento è stato causato da sversamenti dell’industria Miteni di Trissino, per i quali nel luglio scorso, otto anni dopo la scoperta dell’inquinamento della falda, è iniziato un processo con 15 imputati della Miteni e quasi 200 parti civili, tra i quali Ministeri, Regione, Province, Comuni, associazioni ambientaliste e tanti cittadini privati. Tra i reati contestati: avvelenamento delle acque, disastro doloso, inquinamento ambientale.

Greenpeace e le Mamme NO PFAS denunciano il fatto che nonostante nel 2020 l’EFSA abbia ridotto di più di quattro volte il limite massimo tollerabile di PSAS che possono essere assunti attraverso la dieta, la Regione non ha effettuato nuove valutazioni né messo in atto azioni concrete per tutelare la popolazione e le filiere agroalimentari e zootecniche. Secondo EFSA, l’assunzione settimanale tollerabile attraverso la dieta è pari a 4,4 ng/kg di peso corporeo per quattro molecole (PFOA, PFOS, PFNA, PFHXS), mentre il limite precedentemente fissato nel 2018 per i soli PFOA e PFOS era di 19 ng/Kg.
Inoltre vengono denunciati alcuni limiti sul monitoraggio dell’area geografica controllata, che non include la zona arancione e altre aree toccate dalla contaminazione, nonché l’insufficienza di analisi su importanti produzioni diffuse nelle zone interessate: spinaci e radicchio (un solo campionamento effettuato), kiwi, meloni, angurie, cereali (è stato analizzato solo un campione di farro), soia e mele.

 

Analisi sugli alimenti

Le analisi sono state effettuate su 1.248 alimenti, 614 di origine vegetale e 634 di origine animale, da parte del laboratorio ARPAV di Verona, del dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria dell’ISS e dell’IZS delle Venezie di Legnaro. I dati sono stati forniti dalle ULSS di Vicenza, Padova e Verona: "Sono state rinvenute altre molecole oltre a PFOA e PFOS, sia a catena lunga che a catena corta, ovvero i PFAS di più recente utilizzo".
Sono 26 gli alimenti risultati positivi con almeno una molecola di PFAS, per un totale di 204 campioni su 792. Vi sono esiti particolarmente preoccupanti sotto il profilo della somma di PFAS. Solo per citarne qualcuno, dai 600 ai 3500 nanogrammi per chilo nelle albicocche, dai 100 ai 1300 nella lattuga, dagli 800 ai 2900 nell’uva da vino, dai 100 ai 37100 nelle uova di gallina. A titolo di esempio, consumando in una sola settimana mezzo chilo delle albicocche più contaminate, si supererebbe il valore di tolleranza stabilito dall'EFSA.

Le richieste alla Regione Veneto

Greenpeace e le Mamme NO PFAS chiedono alla Regione Veneto di "avviare al più presto un nuovo monitoraggio sugli alimenti prodotti in area rossa e arancione e, partendo dai dati del 2017, di adottare misure urgenti per ridurre i rischi per la salute delle persone".
Considerando che la valutazione degli effetti sanitari dei valori di contaminazione diffusi oggi è molto complessa, Greenpeace e Mamme NO PFAS lanciano un "appello alla comunità scientifica affinché analizzi l’intero set di dati, che può essere richiesto a Greenpeace e a Mamme NO PFAS per condurre un’analisi approfondita sui possibili rischi per la salute".

REPORT PFAS NEGLI ALIMENTI →
LA MAPPA SUI DATI →


Condividi su: