Origine obbligatoria pasta, riso, pomodoro: c'è la proroga

Origine obbligatoria pasta, riso, pomodoro: c'è la proroga

MiSE e MiPAAF comunicano il permanere dell'obbligo fino al 31 dicembre 2020. Bellanova e Patuanelli: "Avanti con la trasparenza, serve origine obbligatoria per tutti gli alimenti in Europa"

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31

Marzo
2020

È stato prorogato fino al 31 dicembre 2021 l'obbligo di indicazione dell'origine del grano per la pasta di semola di grano duro, dell'origine del riso e del pomodoro nei prodotti trasformati.
I Ministri delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova, e dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, hanno firmato in data 30 marzo 2020 il Decreto ministeriale che prolunga i provvedimenti nazionali in vigore oltre il 1° aprile, data di entrata in applicazione del regolamento europeo 775 del 2018.

Gli obblighi in etichetta

GRANO/PASTA
Il decreto grano/pasta prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia devono continuare ad avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;
b) Paese di molitura: nome del Paese in cui il grano è stato macinato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE;
c) se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE".

RISO
Il provvedimento prevede che sull'etichetta del riso devono continuare a essere indicati:
a) Paese di coltivazione del riso;
b) Paese di lavorazione;
c) Paese di confezionamento.
Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese è possibile utilizzare la dicitura "Origine del riso: Italia".
Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

POMODORO
Le confezioni di derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia devono continuare ad avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato;
b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.
Se tutte le operazioni avvengono nel nostro Paese si può utilizzare la dicitura "Origine del pomodoro: Italia".

Le indicazioni sull'origine devono essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili e indelebili.​

"L'Italia - hanno dichiarato i Ministri Bellanova e Patuanelli - si conferma all'avanguardia in Europa per la trasparenza delle informazioni al consumatore in etichetta. Non possiamo pensare a passi indietro su questa materia. Diamo certezze alle imprese di tre settori chiave per l'agroalimentare italiano. Chiediamo anche all'Europa di fare scelte coraggiose nell'ambito del Green Deal e della strategia Farm to Fork, introducendo a livello europeo l'obbligo di indicare l'origine per tutti gli alimenti. Chiediamo ancora una volta alla Commissione di andare incontro anche alle richieste delle imprese, che oggi devono fronteggiare i danni da Covid-19, e di spostare di almeno un anno l'applicazione del Re.775. Una norma che non ci piace e alla quale oggi, con tante imprese che producono imballaggi in Europa chiuse, è difficile adeguarsi".


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