Origine in etichetta pasta, riso, pomodoro: il decreto è in scadenza

Origine in etichetta pasta, riso, pomodoro: il decreto è in scadenza

A fine 2021 scade l'obbligo di riportare l'origine delle materie prime in etichetta. In Commissione Agricoltura è pronta la richiesta di proroga

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26

Ottobre
2021

"Introdotto con un decreto del Ministero delle Politiche Agricole nel luglio 2017 e rinnovato nell’aprile 2020, l’obbligo dell’indicazione di origine per la pasta rappresenta una fondamentale tutela e valorizzazione delle produzioni nazionali e uno strumento di trasparenza verso il consumatore. Per questo, solleciteremo il Governo a rinnovare l’obbligo in scadenza a fine anno. La richiesta sarà estesa a riso e derivati di pomodoro, sughi e salse, ulteriori eccellenze del made in Italy agroalimentare, che meritano la stessa tutela prevista per latte, formaggi e salumi”. Lo ha dichiarato il deputato Luciano Cillis, esponente M5S in Commissione Agricoltura.

"Il decreto prevede che venga esplicitato il Paese di coltivazione del grano e quello di molitura - aggiunge -. Quello dell’etichetta trasparente è solo uno degli strumenti necessari per tutelare e rafforzare il comparto del grano duro che soffre di fortissime fluttuazioni di mercato e di una filiera frammentata".

Luciano Cillis interviene anche sulla norma Granaio Italia con l'auspicio che diventi operativa insieme al monitoraggio delle materie prime. Non meno importanti i contratti di filiera che dovrebbero creare quel "legame che manca al settore tra i diversi protagonisti affinché si faccia sistema e - conclude Cillis - si riesca a essere sempre più competitivi, innovando e creando maggior reddito".

Gli obblighi in etichetta

GRANO/PASTA
Il decreto grano/pasta in scadenza prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia devono avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;
b) Paese di molitura: nome del Paese in cui il grano è stato macinato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE;
c) se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE".

RISO
Il provvedimento prevede che sull'etichetta del riso devono essere indicati:
a) Paese di coltivazione del riso;
b) Paese di lavorazione;
c) Paese di confezionamento.
Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese è possibile utilizzare la dicitura "Origine del riso: Italia".
Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

POMODORO
Le confezioni di derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia devono avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato;
b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.
Se tutte le operazioni avvengono nel nostro Paese si può utilizzare la dicitura "Origine del pomodoro: Italia".

Le indicazioni sull'origine devono essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili e indelebili.​

Photo by Zlatko Antic


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