Olio EVO: italiani primi consumatori al mondo. Ma poco intenditori

Olio EVO: italiani primi consumatori al mondo. Ma poco intenditori

EVOOTRENDS: "il 50% degli italiani non è in grado di riconoscere un prodotto di qualità"

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione del sito.
Se navighi su foodandtec.com, acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Consulta le Modalità di trattamento dei dati personali

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

10

Settembre
2021

L’Italia ha il primato mondiale nei consumi annui di olio extravergine d’oliva con oltre 500mila tonnellate, ma il 50% degli italiani non è ancora in grado di riconoscere un prodotto di qualità. È questa la fotografia scattata da Unaprol, su dati ISMEA elaborati dal proprio ufficio studi, durante la prima sessione di incontri di EVOOTRENDS, l’evento di settore dedicato alla filiera olivicola, organizzato da Unaprol e Fiera Roma il 10 e l'11 settembre, che nasce come anteprima dell’Expoforum Evoo Expo Roma, in programma per il 2022.

Secondo i dati forniti dall’organizzazione dei produttori, gli italiani dedicano il 2,3% del proprio budget di spesa all’olio extravergine d’oliva, con una larga propensione all’acquisto diretto presso frantoi, cooperative e olivicoltori: 30%.
Nonostante il consumo medio annuo procapite di olio d’oliva si aggiri sui 7,5 kg, a parere di Unaprol, i consumatori italiani non hanno ancora in mano tutti gli strumenti per scegliere con cognizione il miglior prodotto possibile per caratteristiche chimiche e organolettiche. "Abbiamo la necessità di lavorare all’educazione al consumo di oli extravergine d’oliva di qualità per valorizzare in questo modo l’impegno e il lavoro dei produttori italiani – spiega il Presidente di Unaprol, David Granieri -. Per questo motivo, insieme a Campagna Amica e Fondazione Evoo School, stiamo cercando di formare, attraverso diversi eventi dedicati, consumatori più attenti e consapevoli".
"Amaro e piccante, due caratteristiche positive degli oli, non possono essere scambiati per difetti - spiega Granieri - così come è necessario pretendere al tavolo di un ristorante che l’olio abbia la sua dignità e non venga servito in una oliera che ne distrugge le caratteristiche organolettiche e salutistiche e mortifica i produttori di qualità".

"Chi impara a conoscere e a distinguere un olio extravergine d’oliva italiano di qualità - conclude tranchant il Presidente di Unaprol - non torna più indietro e non si lascia tentare dalle offerte civetta che danneggiano il mercato".


Condividi su: