No alla denominazione

No alla denominazione "latte" per le bevande vegetali

L'Europarlamento si esprime sulle denominazioni a base di latte per i prodotti a base vegetale, rinforzando la sua posizione

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03

Novembre
2020

Il Parlamento europeo ha deciso misure più rigide per quanto riguarda le denominazioni dei prodotti lattiero-caserari, al contrario di quanto deciso per i termini che rimandano alla carne per i prodotti vegetali. Da tempo nell’Unione europea non è possibile usare la parola “latte” associata alle bevande vegetali, come per esempio quelle di soia, così come è vietato l’uso improprio dei nomi tipici del latte: come burro, crema di latte, formaggio, yogurt.

L'Europarlamento è andato oltre: con un voto dell’assemblea plenaria, ha deciso di ribadire l’opposizione all’uso del nome latte per prodotti a base di soia, mandorla e altri derivati di origine non animale. "Con questo voto - sostiene Paolo Zanetti, presidente di Assolatte - si è deciso che bisogna vietare anche le evocazioni e le imitazioni: per esempio, l’uso di espressioni come “bevanda tipo latte” o “succedaneo del latte”. Quelle decise dal Parlamento Ue  sono integrazioni rilevanti, che consentiranno una tutela delle denominazioni lattiere simile a quella prevista per le Dop e le Igp."

La tutela delle denominazioni lattiero-casearie in Europa prende il via nel 1987 ed è stata confermata con successivi regolamenti e con varie sentenze della Corte di Giustizia Ue. L’ultima, in ordine di tempo, è nota come Sentenza TofuTown e ha decretato che il divieto europeo di utilizzo delle denominazioni lattiere vale anche qualora i prodotti a base vegetali siano accompagnati da indicazioni che chiariscano la natura vegetale del prodotto.

Image by Couleur from Pixabay


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