A cura della redazione
Di legumi, di mais, di riso, multicereali, integrale, senza glutine. E poi quelle di grano duro addizionate di proteine o vitamine. La pasta non è più una commodity e i pastai investono nella segmentazione di uno dei prodotti simbolo del nostro Paese, dove solo lo scorso anno ne sono state consumate 1.730.121 tonnellate. Secondo una stima di Unione Italiana Food, ogni anno mediamente i produttori destinano il 10% del fatturato in ricerca e sviluppo per un totale del comparto pari a 500 milioni di euro.
Altre paste
Maccheroni di ceci, penne ai lupini, fusilli al farro, linguine di avena, spaghetti alla spirulina e rigatoni di grano saraceno: anche un alimento classico come la pasta negli ultimi anni si è adattato ai gusti e alle esigenze dei consumatori, con una crescita delle vendite di quelle che vengono definite "altre paste": il valore al retail di questa macro-categoria lo scorso anno ha toccato i 247 milioni di euro (Fonte: Elaborazioni Unione Italiana Food su dati NielsenIQ) e un consumo a retail di pasta di semola integrale, di farro, di kamut e di legumi che ha raggiunto le 51.432 tonnellate per un valore di 122 milioni di euro. La pasta di semola di altri grani si attesta su 7.266 tonnellate per un valore di 27 milioni di euro, mentre la pasta di semola senza glutine è quella che registra una maggiore crescita con 18.041 tonnellate (+5,6% a consumo) e un valore di 98 milioni di euro (+7,7% a valore), un percorso in ascesa che appare ormai inarrestabile.
Commenta Margherita Mastromauro, Presidentessa dei pastai di Unione Italiana Food: "La pasta è una e molteplice: così stiamo rispondendo a un consumatore sempre più attento a gusto, salute e sostenibilità, con una pasta sempre più personalizzata e capace di intercettare tutte le ultime tendenze del cibo, dall’integrale al gluten free, fino a quella con spezie e legumi".
La normativa
Per quanto attiene alle norme, la produzione e la commercializzazione delle paste alimentari è disciplinata dal decreto del Presidente della Repubblica 187/2001 (e successive modifiche ed integrazioni). Il decreto modifica a sua volta la "legge di purezza" della pasta del luglio 1967, che prescrive l’obbligo di produrre pasta secca esclusivamente con grano duro nel rispetto di precisi parametri analitici.
Il Dpr del 2001 riguarda la "pasta di semola di grano duro" e "pasta di semolato di grano duro", entrambi ottenuti da trafilazione, laminazione ed essiccamento di impasti preparati esclusivamente con semola di grano duro, o semolato di grano duro, e acqua. Inoltre, viene denominato "pasta di semola integrale di grano duro", il prodotto ottenuto esclusivamente con semola integrale di grano duro ed acqua. Tutti gli altri prodotti riconducibili merceologicamente alla pasta non sono soggetti alla normativa in questione.
È consentita, inoltre, la produzione di paste speciali mediante la miscelazione di semola, semolato e semola integrale di grano duro nel rispetto delle denominazioni di vendita previste. In questa categoria rientrano le paste addizionate di vitamine e/o minerali i cui impieghi siano conformi al Regolamento UE 1925/2006.
RIPRODUZIONE RISERVATA ©Copyright FOOD&TEC
Condividi su: