Linee guida alimentari USA: meno ultra-processati, ma più impatto ambientale?

Linee guida alimentari USA: meno ultra-processati, ma più impatto ambientale?

Uno studio pubblicato su PNAS evidenzia che la riduzione degli alimenti ultraprocessati prevista dalle nuove Dietary Guidelines for Americans potrebbe non tradursi automaticamente in un beneficio ambientale

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30

Giugno
2026

A cura della redazione 

Le nuove Dietary Guidelines for Americans 2025-2030 puntano a ridurre il consumo di alimenti ultraprocessati e a promuovere un’alimentazione più ricca di proteine. Tuttavia, secondo uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), il bilancio ambientale complessivo potrebbe risultare meno favorevole del previsto.

Gli autori hanno analizzato l’impatto delle nuove linee guida statunitensi, che non rappresentano semplici raccomandazioni nutrizionali, ma orientano numerosi programmi pubblici, tra cui mense scolastiche, ospedali, strutture governative, forze armate e programmi di assistenza alimentare.

Il confronto con la dieta media americana

Lo studio ha confrontato diversi modelli alimentari isocalorici, cioè caratterizzati dallo stesso apporto energetico, prendendo come riferimento la Mean American Diet, la dieta media della popolazione statunitense.

Per ciascuno scenario sono stati valutati quattro indicatori ambientali:

  • emissioni di gas serra
  • consumo di acqua dolce
  • utilizzo del suolo
  • impiego di fertilizzanti azotati.

I benefici della riduzione degli ultraprocessati

Secondo gli autori, la diminuzione degli alimenti ultraprocessati produce effetti ambientali favorevoli, anche perché questi prodotti rappresentano una quota significativa dell’alimentazione media americana.
Tuttavia, tali benefici verrebbero in larga parte compensati dall’incremento dell’apporto proteico previsto dalle nuove linee guida, in particolare quando ottenuto attraverso alimenti di origine animale.

Nello scenario analizzato, l’adozione delle nuove raccomandazioni potrebbe determinare un aumento fino al 32% delle emissioni di gas serra, dell’uso del suolo e dell’impiego di fertilizzanti azotati rispetto alla dieta media attuale.

L’unico indicatore che mostrerebbe un miglioramento è il consumo di acqua, che risulterebbe inferiore dal 7% al 19%, a seconda dello scenario considerato.

Il ruolo della fonte proteica

Secondo gli autori, il risultato evidenzia come la fonte delle proteine rappresenti uno degli elementi più rilevanti nella valutazione della sostenibilità di un modello alimentare.
Ridurre il consumo di snack, dolci, bevande zuccherate e altri alimenti ultraprocessati costituisce certamente un obiettivo condivisibile dal punto di vista nutrizionale, ma sostituirli prevalentemente con alimenti di origine animale potrebbe comportare un incremento degli impatti ambientali. Al contrario, i modelli alimentari che privilegiano le proteine di origine vegetale mostrano risultati migliori per tutti gli indicatori ambientali presi in esame.

Un contributo al dibattito sulla sostenibilità

Gli autori sottolineano che lo studio non intende valutare la qualità nutrizionale complessiva delle diverse diete né affrontare aspetti quali biodisponibilità dei nutrienti, accettabilità sociale o sostenibilità economica.

L’obiettivo è piuttosto evidenziare come le politiche nutrizionali debbano considerare contemporaneamente salute pubblica e impatti ambientali. In quest’ottica, la semplice riduzione degli alimenti ultraprocessati potrebbe non essere sufficiente a migliorare la sostenibilità del sistema alimentare se non accompagnata da un’attenta valutazione delle fonti proteiche promosse.

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Foto: freepik
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