Le ripercussioni dei costi di produzione dell'agricoltura sulle filiere alimentari

Le ripercussioni dei costi di produzione dell'agricoltura sulle filiere alimentari

ISMEA: "La crisi interessa ogni anello delle filiere, dalla produzione dei mezzi tecnici ai consumatori"

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

09

Giugno
2022

ISMEA ha appena pubblicato il report I costi correnti di produzione dell'agricoltura: dinamiche di breve e lungo termine, effetti degli aumenti dei costi e prospettive per le imprese della filiera dove analizza lo stato dell'arte del settore agroalimentare investito da una perturbazione senza precedenti dovuta a crisi climatica, speculazioni sulle materie prime, guerra.
Una lunga dinamica senza grandi sussulti del mercato per la maggior parte dei mezzi di produzione utilizzati in agricoltura, ha indotto probabilmente una bassa consapevolezza rispetto al ruolo dei costi di produzione nella generazione del reddito aziendale rispetto a quello dei prezzi di vendita del prodotto finale.

La tempesta perfetta

Su questo fronte, il 2021, spiega ISMEA in una nota, rappresenta un punto di rottura. Quella che i media, ormai iterativamente, definiscono la "tempesta perfetta", ovvero l'allinearsi in senso sfavorevole di una molteplicità di fattori di tipo strutturale e congiunturale, endogeni ed esogeni al settore, ha obbligato ad acquisire tale consapevolezza con una specificità: una crisi talmente ad ampio raggio da interessare, concentrandoci sul settore agroalimentare, tutte le filiere e, nell'ambito delle stesse filiere, tutti gli anelli di cui sono composte; dalla produzione dei mezzi tecnici al consumatore finale, cui peraltro una quota importante del proprio reddito è stata "distratta" verso il pagamento degli incrementi notevoli di spese prioritarie come le bollette e il pieno dell'auto, proprio mentre l'inflazione è andata a interessare gran parte dei beni alimentari.

Quella dell'estrema diffusione orizzontale e verticale dell'incremento dei costi non è una particolarità da poco perché limita i margini di manovra sia per gli operatori sia per la politica, e al di là di interventi orientati prevalentemente a tamponare le emergenze più evidenti, per ISMEA è davvero difficile individuare soluzioni, anche per l'incertezza delle traiettorie future.

Sta di fatto che, se nel 2020, come conseguenza della pandemia e del rallentamento delle attività produttive, del blocco dei flussi turistici e dei viaggi aerei, si registrò un forte calo dei prezzi del petrolio e delle materie prime energetiche in generale (-32% la riduzione dell'indice rispetto all'anno precedente), che ha trascinato al ribasso anche l'indice dei prezzi dei fertilizzanti, diminuito del 10%, nel 2021 si è assistito all'impennata dei prezzi di tutte le commodity, non solo gli energetici (+82% nel consuntivo 2021 rispetto al 2020), che hanno spinto un incremento analogo dei fertilizzanti (+81% rispetto all'anno precedente), ma anche i minerali e metalli e i metalli preziosi, con questi ultimi che avevano già registrato un aumento nel 2020 nel contesto di incertezza legato alla pandemia. 

Petrolio e gas: la nemesi

In particolare, nel 2021, il prezzo del petrolio (Brent) è cresciuto del 67% rispetto al 2020, portandosi a 69 dollari al barile, ancora ben lontano dal massimo del periodo 2008-2021 di 105 dollari, raggiunto nel 2012; ma soprattutto si è registrata una vera e propria esplosione del prezzo del gas naturale quotato in Europa, con una crescita del 397%. La crescita dell'indice internazionale del prezzo del gas naturale ha impattato a sua volta fortemente sul prezzo dei fertilizzanti, essendone il gas una componente produttiva; in particolare, il prezzo dell'urea è più che raddoppiato in un anno, con una quotazione di 483 dollari per tonnellata in media nel 2021, che si avvicina al valore massimo del periodo di 515 dollari, raggiunto nel 2008.
Forte la crescita anche per fosfato diammonico e del triplo superfosfato o superfosfato concentrato, ma per questi due prodotti le quotazioni nel 2021 sono rimaste comunque lontane dai livelli massimi del 2008.
Lo scenario per il 2022 si è poi drammaticamente aggravato con l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. La messa fuori uso dei porti sul Mar Nero, spiega il report ISMEA, le tensioni politiche e le sanzioni comminate alla Russia hanno ulteriormente destabilizzato il mercato delle commodity agricole e degli input produttivi come petrolio, gas e fertilizzanti, nonché fenomeni speculativi che in tutte queste incertezze hanno trovato un florido terreno di coltura.

All’impennata del prezzo dell’urea ha certamente contribuito il fatto che l’avvio dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia - tra i principali produttori mondiali di fertilizzanti - ha coinciso con uno dei periodi dell’anno in cui la domanda di urea è più elevata.

Le ripercussioni sulle aziende agricole italiane

L’aumento dei prezzi internazionali delle materie prime energetiche e agricole ha comportato un generalizzato aggravio dei costi a carico delle aziende agricole italiane a partire dalla seconda metà del 2021 e nei primi mesi del 2022.
Per l’aggregato delle colture vegetali, dove pesano soprattutto i capitoli dei salari, prodotti energetici, fertilizzanti e sementi, i costi degli input produttivi sono cresciuti nel complesso del 5,7% nel 2021 e del 9,1% nei primi tre mesi del 2022, sulla scia della fiammata della bolletta energetica (+26,7% su base trimestrale e +50,6% rispetto al primo trimestre del 2021) e dei fertilizzanti (+9,3% su base trimestrale e +36,2% rispetto al primo trimestre del 2021). I rincari hanno investito tutti i settori seppur con intensità differente a seconda della combinazione dei fattori produttivi, risultando più accentuati nel caso delle coltivazioni industriali, dei semi oleosi e delle colture cerealicole.

Nell’aggregato zootecnico, dove a incidere maggiormente sui bilanci aziendali sono le spese per l’alimentazione del bestiame e dei capi da allevamento, i costi di produzione sono cresciuti del 6,4% nel 2021, registrando un’ulteriore spinta nei primi tre mesi dell’anno (+9,2%), di riflesso agli incrementi dei prezzi degli animali da allevamento (+11,5%) e dei mangimi (+9% su base trimestrale e +21% rispetto al primo trimestre dell’anno precedente), oltre che dei prodotti energetici (+37,5% su base trimestrale e +61,5% rispetto al primo trimestre del 2021). Polli da carne, uova e suini sono i settori più colpiti nel primo trimestre del 2022

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