A cura della redazione
In Italia nel 2025 calano, dopo due anni di crescita, i reati ambientali, ma le ecomafie continuano a lasciare il segno profondissimo sull’ambiente. Quattro i segnali principali che indicano questo andamento:
- il boom del business illegale
- il numero dei reati e quello degli illeciti
- il primato nella gestione illegale dei rifiuti
- la crescita degli incendi boschivi
A darci una analisi dettagliata su questo triste scenario, ci sono i dati del nuovo report di Legambiente Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia - Edizioni Ambiente.
Vola il business illegale
Il business illegale delle ecomafie nel 2025 raggiunge la cifra mostruosa di 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024, registrando un aumento dovuto alla crescita della gestione illecita dei rifiuti, delle filiere agroalimentari e del mercato di specie protette.
Calano i reati ambientali ma aumentano gli illeciti amministrativi
Nel 2025 nella Penisola scendono a 35.735 i reati ambientali accertati, -12% rispetto al 2024, a fronte dei 1.460.611 controlli effettuati (+0,4%). Parliamo di una media di 98 reati al giorno, 4,1 ogni ora con un ritorno ai livelli del 2023.
Al calo dei reati ambientali, si affianca però l’aumento degli illeciti amministrativi che raggiungono quota 77.895, con un +11,4% rispetto al 2024. Sommati ai 35.735 reati ambientali si arriva ad un totale di 113.630 violazioni, alla media di 311 al giorno, 13 ogni ora.
Primato nella gestione illecita dei rifiuti
A questi segnali, si aggiunge il primato dei reati nella gestione illecita dei rifiuti, su cui le ecomafie mettono nel 2025 mani e interessi. Sono 10.914 gli illeciti (una media di quasi 30 al giorno) accertati in questa filiera che torna a guidare nel 2025 la classifica dei reati più commessi, non accadeva dal 2018. In forte crescita anche gli incendi agli impianti di gestione (76 nel 2025, +24,7%).
Al secondo posto i reati nel ciclo cemento (abusivismo edilizio, violazioni penali in materia di urbanistica, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici) con 8.034 illeciti (-41% rispetto al 2024, con una flessione dovuta anche alla forte contrazione del mercato dell’edilizia) e quelli contro gli animali che confermano il terzo posto (dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti) con 6.930 reati accertati (-4%).
Crescono gli incendi boschivi
In crescita nel 2025 i reati degli incendi boschivi e di vegetazione (3.586, +10,7%), con oltre 90.000 ettari andati in fumo. Diminuiscono i reati contro il patrimonio culturale (2.276 quelli accertati, -23%), una flessione che si ripercuote anche sui controlli (-8,5%) ma crescono in maniera esponenziale gli arresti per i traffici di opere d’arte e reperti archeologici (34 nel 2025 contro i 2 registrati nel 2024)
In aumento l’illegalità nella filiera agroalimentare: 67.677 i reati e gli illeciti amministrativi (+46% rispetto al 2024), con una crescita del 109,1% del valore economico di sequestri e sanzioni, per 968 milioni di euro.
Geografia dei reati
Questa desolante fotografia scattata dal nuovo rapporto Ecomafia di Legambiente è frutto dell’elaborazione dei reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto nel 2025.
A livello territoriale il Mezzogiorno si conferma l’area del Paese più colpita, con Campania, Puglia, Calabria e Sicilia le regioni più colpite. Qui, nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, l’incidenza dei reati accertati nel 2025 sale al 44,3%.
Preoccupa anche la crescita del numero dei clan mafiosi coinvolti e il fenomeno della corruzione. Sono 393 i clan censiti nella Penisola dal 1995 al 2025 da Legambiente in Italia.
Riguardo la green corruption, dal 1° maggio 2025 al 30 aprile 2026, l’associazione ambientalista ha censito 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale, 1.066 le persone denunciate, 307 gli arresti e 151 i sequestri. Oltre la metà delle indagini, il 53,3%, ha riguardato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.
Legge 68 del 2015 sugli ecoreati
L’applicazione della legge 68 del 2015, che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale, continua a dare risultati significativi. Accanto a una riduzione complessiva del numero di reati si registra la crescita dei casi in cui viene contestato il delitto di inquinamento ambientale (303, pari al 35% di tutte le fattispecie) e quello di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (115 casi, pari al 13,3% del totale).
Classifica regionale illegalità ambientali
Anche quest’anno la Campania si conferma la regione più colpita con 5.636 reati contestati, pari al 15,8% del totale nazionale. Al secondo posto la Sicilia, con 3.726 reati ambientali, pari al 10,4% del totale nazionale, che soprassa la Puglia (3.601 illeciti) seguita dalla Calabria (2.862 reati). Al quinto posto il Lazio, prima regione del centro Italia con 2.358 reati. La Toscana (2.123 reati) viene, invece, superata dalla Sardegna, che si colloca al sesto posto con 2.240 reati, confermando il trend in crescita iniziato nel 2022 (quando era solo quindicesima). L’isola fa registrare anche 6.067 illeciti amministrativi.
A occupare la prima posizione come regione del Nord con il maggior numero di reati ambientali non è più la Lombardia, ferma al nono posto con 1.822 reati, bensì la Liguria, ottava con 1.863 illeciti penali contestati, in aumento rispetto al 2024. Segue al decimo posto l’Emilia-Romagna, con 1.434 reati.
Classifica provinciale
Napoli si conferma alla guida della classifica provinciale dell’illegalità ambientale, con 2.512 reati, in aumento del +8,6% rispetto al 2024.
Secondo posto per Salerno con 1.472 illeciti penali, anche qui in lieve rialzo (+11,4%), seguita da Palermo con 1.235 reati accertati e una crescita impressionante del +59,6%. Roma resta stabile al quarto posto (1.113), seguita da Cosenza (1.092) e Bari (985). Genova sale in settima posizione e si conferma la prima provincia del nord per numero di reati ambientali (963).
Tra le novità, nella top ten di quest’anno si segnala l’ingresso di Lecce tra le prime dieci province (847 reati), mentre mantengono le loro rispettive posizioni in classifica Foggia e Ancona, con 838 e 671 illeciti penali accertati.
Classifica corruzione green
La Campania si colloca al primo posto con 15 inchieste, seguita da Sicilia (13), Lombardia (9), dalla Puglia (7), Lazio (6), Calabria (5), Piemonte (4) e via via tutte le altre regioni. In termini di arresti, è in testa la Sicilia, a quota 96, seguita da Campania (85), Puglia (53) e Lombardia (32).
Il Mezzogiorno è l’area più colpita, con 27 inchieste.
Le proposte di Legambiente al governo Meloni
Oltre ai dati, il rapporto Ecomafia raccoglie anche 10 proposte che Legambiente indirizza oggi al Governo Meloni per contrastare le illegalità ambientali e rafforzare norme e controlli.
Tra le proposte avanzate l’associazione ambientalista chiede in primis che:
- l’Italia completi il recepimento nel Codice penale dei quattro delitti (uccisione e commercio di specie animali e vegetali selvatiche protette, il saccheggio delle acque superficiali o sotterranee, la commercializzazione di materie prime e prodotti derivati dalla deforestazione, la produzione e i commercio illegale di F-gas, quest’ultimo ora solo di natura contravvenzionale) previsti dalla Direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente ma non inseriti nel decreto legislativo n. 81 del 21 aprile 2026
- sia esteso il delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti (art. 452 bis del Codice penale) ai fitofarmaci illegali
- sia approvato un Piano nazionale di lotta all’abusivismo che preveda adeguate risorse dei Fondi presso il Ministero delle infrastrutture e la Cassa depositi e prestiti per gli abbattimenti degli immobili costruiti illegalmente, da destinare, oltre che ai Comuni, all’autorità giudiziaria e alle Prefetture e la modifica dell’art. 10-bis della legge 120/2020 per stabilire l’estensione del potere sostitutivo delle Prefetture alle ordinanze di demolizione emanate e non eseguite dai Comuni prima dell’approvazione della norma
- siano approvati i decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale
- sia rivisto il meccanismo del cosiddetto subappalto “a cascata” e reintrodotto il delitto di abuso d’ufficio, come previsto dalla nuova Direttiva europea contro la corruzione, per contrastare l’illegalità negli appalti pubblici
- siano estese le pene previste per il reato di incendo boschivo a qualunque incendio di vegetazione e aggravata la fattispecie colposa.
Foto: legambiente.it/
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