Le abitudini alimentari nel post pandemia

Le abitudini alimentari nel post pandemia

Coldiretti/Censis: 4,8 milioni di italiani a rischio povertà alimentare. Ritorna la gavetta in ufficio, magari con gli avanzi della sera prima

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

19

Novembre
2021

Sono almeno 4,8 milioni gli italiani a rischio povertà alimentare nei prossimi mesi, persone che hanno retto in pandemia bilanciando i tagli nelle spese e che oggi hanno un budget dagli equilibri precari, che risente fortemente dell'aumento dei prezzi. È quanto emerge dal primo Rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani nel post Covid presentato durante il Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato a Roma da Coldiretti con la collaborazione dello studio The European House Ambrosetti.
In una situazione resa difficile dalla pandemia, basta un rialzo dei prezzi dei beni alimentari a rendere molto difficile garantire i pasti sempre e comunque a una larga fascia della popolazione. A questi 4,8 milioni di cittadini - fanno notare Coldiretti e Censis - si aggiunge un 17,4% di italiani già consapevole che dovrà restare ancorato alle sole spese basiche, tra casa e alimentazione, per la paura di non farcela.

Un italiano su quattro teme che il cibo finisca

Quasi un italiano su quattro (24%) ha paura che con un riaggravarsi dell’emergenza pandemica possa finire il cibo nei punti vendita. I cittadini vogliono esser certi di non restare mai senza i prodotti principali.
Con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti, speculazioni e incertezza per gli effetti dei cambiamenti climatici, con le quotazioni delle materie prime alimentari che hanno raggiunto a livello mondiale il massimo da oltre dieci anni, trainati dai forti aumenti per oli vegetali, zucchero e cereali, mentre si sono impennati i costi.

Un problema grave per un Paese come l’Italia, fanno notare Coldiretti e Censis, che ha un deficit produttivo in molti settori importanti dalla carne al latte, dai cereali fino alle colture proteiche necessarie per l’alimentazione degli animali negli allevamenti. In Italia c'è un deficit del 64% del frumento tenero e del 40% per il frumento duro destinato alla produzione di pasta. La soia nazionale soddisfa meno di 1/3 (31%) dei consumi domestici, secondo dati Ismea. In Italia si munge nelle stalle nazionali il 75% del latte consumato e si produce il 55% della carne necessari ai consumi nazionali con l’eccezione per la carne di pollo e per le uova per le quali l’Italia ha raggiunto l’autosufficienza e non ha bisogno delle importazioni dall’estero.

Un italiano su tre ha paura del ristorante

Nonostante la voglia di tornare nei luoghi in cui si sta insieme a tavola, quasi 1 italiano su 3 (32%) ha ancora paura di mangiare al ristorante con la risalita dei contagi e il rischio che molte regioni finiscano in zona gialla. Il riaggravarsi della pandemia tiene ancora lontana una discreta fetta di cittadini da pranzi e cene fuori, pur con una netta diversificazione tra le varie fasce dì età. Se tra i giovani tra i 18 e i 34 anni la percentuale di timorosi scende al 18%, tra gli over 65 sale addirittura al 50%, stando all’analisi Coldiretti/Censis.
Resta la diffidenza anche a prendere parte ad altre iniziative, a partire dalle sagre dove stenta a tornare il 38% degli italiani, mentre le gite enogastronomiche sui territori non convincono ancora il 45% dei cittadini che ancor meno se la sentono di partecipare a degustazioni (51%).

Stop sprechi: per sei italiani su dieci torna la gavetta

La pandemia ha reso gli italiani più sensibili agli sprechi, con ben il 94% che è diventato attento a evitare di buttare nella spazzatura gli alimenti che acquista. L’attenzione a non gettare il cibo sembra rientrare tra le abitudini emergenziali destinate a rimanere - sottolineano Coldiretti e Censis - a partire dall’usanza di portare la gavetta in ufficio, magari utilizzando gli avanzi della sera prima. Il 57% degli italiani continua a portarsi il pranzo da casa per consumarlo sul posto di lavoro a distanza di sicurezza dai colleghi.
Al contrario, paiono rientrare alcune consuetudini alimentari che i lunghi periodi di lockdown e le misure di restrizione avevano spinto, come la preparazione casalinga dei piatti. Lo testimonia il crollo degli acquisti di farina e uova, gli ingredienti base utilizzati per le preparazioni, che nei primi sei mesi del 2021 calano rispettivamente del 26% e del 13%, secondo l’analisi Coldiretti su dati Ismea.
Arretrano anche i prodotti confezionati che in piena pandemia avevano fatto segnare un incremento dell’8%. Al contrario, decolla il fresco, ad esempio l’ittico (+27% nel primo semestre 2021). Ma crescono anche i "prodotti ricompensa", soprattutto nel comparto delle bevande, dove la spesa è ulteriormente cresciuta del 7,7%.

L'88% degli italiani è disposto a pagare di più il cibo green. L'82% è attento all'origine

L’88% degli italiani è disposto a pagare di più per il cibo sostenibile che non inquina, prodotto con logica da economia circolare, l’83% lo farebbe per avere prodotti tracciabili e il 73% per acquistare una specialità proveniente da un determinato territorio.
Nella scelta degli acquisti la social reputation delle aziende produttrici è importante per il 90% dei consumatori, e per il 50% di questi decisiva, con la componente essenziale della buona reputazione che viene identificata nella sua territorialità.

La pandemia ha spinto oltre otto italiani su dieci (82%) a mangiare solo quel che conosce, cercando informazioni sulle caratteristiche degli alimenti da portare in tavola e verificando attentamente gli ingredienti in etichetta. I cittadini sono sempre a caccia delle informazioni che rendono possibile per un determinato prodotto alimentare avere trasparenza su provenienza, processi produttivi e distributivi. Abitudini ormai entrate nel quotidiano della grande maggioranza degli italiani, con valori che restano trasversali ad età, condizioni di reddito, titolo di studio. Non a caso il 62% dei consumatori si dichiara disposto a pagare fino al 10% in più del prezzo pur di garantirsi la tracciabilità di quanto porta in tavola, mentre il 21% pagherebbe anche oltre il 10% in più, secondo Coldiretti/Censis.
L’81% degli italiani è molto attento alle conseguenze che cibi e bevande hanno sulla sua salute e l’85% cerca di mangiare secondo la dieta italiana.


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