Lattiero-caseario: una ripresa in chiaroscuro

Lattiero-caseario: una ripresa in chiaroscuro

Buon dinamismo a livello mondiale con rialzo dei prezzi, rallentamento in Italia

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10

Giugno
2021

ISMEA ha pubblicato l'ultimo rapporto su dinamiche e tendenze del settore lattiero-caseario: a livello mondiale si registra un ritrovato dinamismo nelle battute iniziali del 2021, con una buona ripresa dei prezzi dei principali derivati. A fronte di una domanda globale sostenuta, infatti, la produzione mondiale di latte è risultata rallentata, poiché la diminuzione delle consegne nell'UE-27, soprattutto nel primo trimestre, non è stata compensata dalla favorevole stagione produttiva di Stati Uniti e Nuova Zelanda.

Considerando, in dettaglio, le dinamiche che hanno interessato i principali Paesi esportatori, negli USA è stato registrato un vero proprio record nel mese di marzo, che ha portato la produzione del primo trimestre 2021 a un +1,0% rispetto a un anno fa; anche in Nuova Zelanda la campagna lattiera è proseguita con un trend molto favorevole, +1,8% nei primi dieci mesi, senza particolari shock dovuti alle condizioni climatiche e grazie a un aumento dei prezzi alla stalla e alla forte domanda proveniente dai Paesi asiatici.

Sul fronte della domanda, sono risultate molto sostenute le importazioni cinesi di latte in polvere scremato (+34% rispetto a gennaio-marzo 2020), di formaggi (+47%) e siero in polvere (+59%). Stabili, invece, le importazioni di formaggi del Giappone: da considerare che, dopo la chiusura del mercato russo, quello nipponico è divenuto lo sbocco principale (senza considerare il Regno Unito) per i formaggi dei 27 Paesi UE che attualmente detengono una quota aggregata pari al 39%.

A dispetto del dinamismo registrato oltreoceano, la produzione di latte dell’UE-27 è rimasta sotto i livelli dello scorso anno nei primi due mesi del 2021 (-1 ,4% rispetto al primo trimestre 2020), in particolare a causa della contrazione registrata in alcuni dei principali Paesi produttori (Germania -2,8%, Francia -3,5%, Paesi Bassi -2,4%, Polonia -0,4% e Danimarca -1,7%). Le condizioni metereologiche, caratterizzate da freddo intenso e deboli piogge, non hanno favorito l’inerbimento dei pascoli costringendo gli allevatori a un‘integrazione della razione alimentare in corrispondenza di un aumento considerevole dei prezzi dei mangimi. Solo con l’inizio della primavera si è rilevata una progressiva ripresa delle consegne, con una accelerazione particolarmente spinta in Irlanda (+9,5% nei primi tre mesi del 2021).

Le esportazioni dell'UE-27 verso i Paesi terzi hanno tenuto bene il calo della produzione, poiché nel complesso la domanda europea aggregata è rimasta sostanzialmente stabile e le industrie hanno attinto agli stock di magazzino per gli invii extra-comunitari. Dopo i risultati molto positivi dello scorso anno, le esportazioni dell’UE-27, escludendo il Regno Unito come destinazione, sono diminuite nel periodo gennaio-marzo 2021 solo per il burro (-12,6%in volume), a causa della flessione che ha riguardato tutte le principali destinazioni (USA -8%, Arabia Saudita -5 4%, Corea del Sud -3 %) ad eccezione della Cina (+132%).

L’UE conferma la propria leadership nel mercato mondiale dei formaggi, con una crescita sostenuta delle esportazioni (+5,0 %), soprattutto verso il Giappone (+14%) che si conferma la prima destinazione soprattutto per i prodotti olandesi, tedeschi e danesi. Più che raddoppiate, inoltre, le esportazioni di formaggi UE verso la Cina (settimo mercato di sbocco), ma il confronto con i primi tre mesi del 2020 risente dell’effetto Covid che aveva portato al lockdown totale proprio a inizio anno.

La filiera italiana

Per quanto riguarda il mercato nazionale, la ripresa iniziata nell’autunno 2020 anche per effetto dell’attivazione delle misure emergenziali di ritiro dal mercato (aiuti all’ammasso e distribuzione agli indigenti) è proseguita nei primi due mesi del 2021 per poi rallentare nei mesi di marzo e aprile. La brusca frenata delle esportazioni e il ripiegamento dei consumi domestici stanno, infatti, imprimendo un’intonazione negativa alle quotazioni dei principali formaggi nazionali deteriorando di conseguenza anche la situazione remunerativa degli allevatori.

Il progressivo calo della domanda estera legato alle chiusure del food service e il generalizzato clima di sfiducia internazionale hanno cronicizzato la sofferenza dell'export italiano nei primi due mesi del 2021, evidenziando un -8,4%% in volume e -9,3% in valore nel confronto con i primi due mesi dell’anno precedente, con un lieve calo sul fronte dei prezzi medi in uscita (-1,0%). La dinamica negativa ha riguardato tutti i prodotti storicamente più esportati: Grana Padano e Parmigiano Reggiano (-16,7% in volume e -14,1% in valore), Gorgonzola (-10,7% in volume e -8,8% in valore), mozzarella (-4,6% in volume e -5,5% in valore) e formaggi grattugiati (-5,7% in volume e -6,5% in valore).

Report ISMEA Tendenze lattiero caseari

Photo by Consorzio Parmigiano Reggiano


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