La «sober curiosity» spopola: il 33% degli italiani dichiara di aver rinunciato all’alcol

La «sober curiosity» spopola: il 33% degli italiani dichiara di aver rinunciato all’alcol

Benessere e controllo di sé i motivi di un trend che riguarda tutte le età. Cresce l'offerta di alternative sofisticate low alcol o analcoliche

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04

Febbraio
2026

A cura della redazione

A livello mondiale, da qualche tempo, si registra un aumento di interesse generalizzato per le bevande zero alcol, sia da parte dei consumatori sia delle aziende. Per quanto riguarda l’Europa, la cosiddetta sober curiousity ha portato il 37% dei consumatori del vecchio continente a scegliere uno stile di vita alcol-free, mentre un ulteriore 18% si è dichiarato interessato a ridurre il consumo di alcol. Si tratta di una tendenza che anche nel nostro Paese coinvolge un numero rilevante di persone: il 33% degli italiani si astiene già dall'alcol, mentre un altro 29% si è detto intenzionato a diminuirne il consumo. Più il consumatore è maturo, più è probabile che conduca tale stile di vita: tra gli over 55 sale al 42% la percentuale dei sobri. Ma, allo stesso tempo, quasi un quarto della Generazione Z non beve (23%) e un altro terzo (30%) intende ridurre il consumo di alcol.
Questi dati sono il punto di partenza del nuovo studio Alcohol Reducer: a new trend di YouGov, istituto di ricerche sul mondo del largo consumo, che ha l’obiettivo di analizzare questo fenomeno e le sue potenzialità per i player del settore delle bevande.

I perché della sobrietà

Il movimento analcolico riflette un apprezzamento per un consumo consapevole, che privilegia il benessere, la lucidità mentale e il senso di responsabilità. Il desiderio di tutelare la propria salute e la paura di perdere il controllo, sono fattori comportamentali chiave. Intenzioni che emergono con forza nella popolazione italiana e che possono contribuire a spiegare l‘attrattiva di uno stile di vita più sobrio includono la volontà di comportarsi nel modo corretto e agire con integrità e rispetto (88%), il senso di responsabilità e la voglia di mantenersi autentici (87%) oltre che la necessità di proteggersi (84%) e di mantenere il controllo di sé (72%).
La sober curiousity è tra i motivi del successo del cosiddetto dry january: nato nel 2013 come iniziativa di salute pubblica che invitava, inizialmente poche migliaia di persone, a rinunciare all’alcol per tutto il mese di gennaio, oggi coinvolge milioni di individui ed è all’origine del calo sistematico e molto marcato della penetrazione delle bevande alcoliche rispetto a dicembre: in Italia nel 2025 il decremento ha toccato il -11,3%.
Il dry january riflette un cambiamento culturale profondo e trasversale in un periodo in cui cresce la domanda per prodotti no/low alcol, i giovani riducono il consumo più velocemente (i responsabili di acquisto under 35 che hanno comprato alcol a gennaio 2025 sono il 24,6% in meno rispetto a dicembre 2024) e i retailer osservano una contrazione strutturale delle vendite che costringe i brand a presidiare nuove occasioni di consumo e aspettative.

L’Italia: scenari e opportunità

L’82% degli italiani si dichiara interessato alla propria salute con una prevalenza minima di coloro che ritengono la propria vita influenzata positivamente (39%) piuttosto che negativamente (34%) dai temi legati a questo ambito. Guardando al futuro prossimo lo scenario testimonia un’attenzione crescente: il 53% degli italiani si aspetta nei prossimi 2-3 anni un’influenza crescente nella propria vita degli aspetti legati alla salute mentre solamente il 5% prevede un impatto minore.
Le scelte legate a benessere e salute sono quindi destinate a durare, impattando anche i momenti e le occasioni tradizionalmente collegate allo svago e al divertimento. In Italia superano ormai il 50% i maggiorenni che non assumono alcol fuori casa, con picchi registrati durante il mese di gennaio (58,3%).
Il diffondersi di questa tendenza tra i giovani è uno dei fattori che sta spingendo l’industria a proporre soluzioni nuove, con una crescente offerta di alternative sofisticate a basso contenuto alcolico o analcoliche e assortimenti di brand e marchi privati che si stanno ampliando sempre di più. Sponsorship mirate e in grado di intercettare target giovani attenti a uno stile di vita sano possono abilitare grandi opportunità.
"Il movimento analcolico chiama i marchi a una nuova definizione di indulgenza, che consideri con attenzione la consapevolezza dei consumatori. Occorre ripensare portfolio, innovazione e comunicazione, valorizzando alternative alcol-free più sofisticate, formati e pack orientati alla moderazione e messaggi legati al benessere, alla lucidità mentale e alla socialità consapevole. Ma questo è un trend ancora relativamente recente e pertanto ritengo che possa offrire ancora grandi opportunità agli operatori che si dimostreranno pronti a coglierle" afferma Marco Pellizzoni, commercial director di YouGov.

Foto: freepik

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