La bellezza di esportare bollicine in Francia, birra in Germania, riso in Cina

La bellezza di esportare bollicine in Francia, birra in Germania, riso in Cina

Il record dell'export dipenderà anche da mercati inaspettatamente in crescita

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

05

Settembre
2021

Aumenta del 10% l’export di birra made in Italy in Germania e crescono dell’8% le spedizioni di spumante italiano in Francia dove raggiungono il massimo storico.
Quest'anno triplica anche il consumo di caviale nazionale nel mondo (+187%) con l’Italia che è diventata leader nell’allevamento. Sono questi alcuni dei dati sorprendenti che emergono dall’analisi fatta dalla Coldiretti sulle serie ISTAT per Cibus, il Salone Internazionale dell’Alimentazione che si è svolto a Parma dal 31 agosto al 3 settembre. Si tratta di numeri che fanno comprendere meglio il record storico delle esportazioni previsto per il 2021, in aumento del 12% nel primo semestre per un valore annuale stimato in 50 miliardi.
Certo, a trainare le vendite all’estero sono i settori tradizionali, ma non mancano segmenti outsider che si stanno imponendo grazie alla capacità di innovazione, qualità del prodotto e spirito imprenditoriale che, nonostante le difficoltà, hanno consentito di ottenere importanti risultati in trasferte ostili come Francia, la patria dello champagne, o Germania e Stati Uniti dove aumenta del 32% l’export di birra italiana. Una crescita, spiega Coldiretti, sostenuta dal successo della birra artigianale, con una produzione che ha raggiunto i 550 milioni di litri all’anno a cura di aziende molto spesso guidate da giovani che implementano profonde innovazioni e che, per 1/3 trasformano direttamente le materie prime agricole.

Bisogna anche segnalare che quest’anno dall’Italia sono partite addirittura le prime spedizioni di riso tricolore verso la Cina. E non si può tacere il boom della produzione di frutta esotica made in Italy con le coltivazioni nazionali che in meno di tre anni sono raddoppiate superando i mille ettari fra Puglia, Sicilia e Calabria per tentare, sottolinea Coldiretti, di sfruttare positivamente gli effetti drammatici dei cambiamenti climatici.
Sempre più spesso nelle regioni del Sud si sperimentano e poi si avviano coltivazioni di frutta originaria dell’Asia e dell’America Latina: banane, mango, avocado, lime, frutto della passione, anona, feijoa, casimiroa, zapote nero, litchi. Queste attività, segnala Coldiretti, si sviluppano grazie all’impegno di giovani agricoltori che hanno scelto questo tipo di coltivazione, spesso recuperando e rivitalizzando terreni abbandonati proprio a causa dei mutamenti climatici. Da notare che, secondo un sondaggio Coldiretti-Ixè, oltre 6 italiani su 10 (61%) acquisterebbero frutti tropicali italiani se li avessero a disposizione invece di quelli stranieri.

Foto: Unionbirrai


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