L'agroalimentare esce rafforzato dalla crisi

L'agroalimentare esce rafforzato dalla crisi

Presentato a Roma il Rapporto sulla Competitività di ISMEA: produttività del lavoro in crescita, ripresa degli investimenti, ottimo andamento delle esportazioni

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

25

Luglio
2018

Il made in Italy agroalimentare è una grande risorsa per il Paese: 61 miliardi di euro di valore aggiunto, 1.4 milioni di occupati, oltre 1 milione di imprese e 41 miliardi di euro di esportazioni. Sono i numeri del Rapporto sulla competitività dell'agroalimentare italiano presentato a Palazzo Wedekind da ISMEA alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo Gian Marco Centinaio. L'evento ha visto gli interventi introduttivi del Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati Filippo Gallinella e di Enrico Corali, Presidente dell'ISMEA. Il Direttore Raffaele Borriello ha illustrato i risultati del rapporto; a concludere il dibattito a cui hanno preso parte i presidenti di Coldiretti, Roberto Moncalvo, della Confederazione italiana agricoltori, Dino Scanavino e di Federalimentare, Luigi Scordamaglia.
"L'agroalimentare esce dal decennio di crisi con un ruolo più forte nell'economia italiana, dimostrando una grande tenuta economica e sociale nel corso della crisi e una buona capacità di agganciare la ripresa -  ha sottolineato il Direttore Generale di ISMEA Borriello. I segnali positivi sono stati numerosi: crescita della produttività del lavoro, ripresa degli investimenti, capacità di declinare la multifunzionalità e la qualità, con primati sul fronte dell'agricoltura biologica e delle indicazioni geografiche; ottimo andamento delle esportazioni."
Nel dettaglio, questi i punti salienti dell'analisi ISMEA:

  • produttività del lavoro in crescita nel decennio della crisi e in controtendenza rispetto alla dinamica negativa degli altri settori dell’economia;
  • investimenti agricoli che, dopo un decennio di evidente affanno, dal 2015, contemporaneamente al graduale miglioramento del quadro macroeconomico, hanno fatto registrare una limitata ripresa;
  • produzione colpita da eventi climatici sfavorevoli e, dunque, stagnante in termini reali, ma in crescita a valori correnti, grazie a un aumento dei prezzi dei prodotti venduti maggiore di quello dei consumi intermedi, con conseguente miglioramento della ragione di scambio;
  • occupazione agricola in sostanziale tenuta, nonostante l’operare di fattori fisiologici che alimentano il suo declino, come in tutte le economie sviluppate;
  • ottimo andamento delle esportazioni, specie di quelle tipiche del made in Italy, quali vino e prodotti trasformati ad alto valore aggiunto, che alimentano la progressiva crescita del grado di apertura internazionale del settore a livelli anche superiori a quelli della nostra industria manifatturiera.

Dal Rapporto emergono anche i persistenti problemi legati agli squilibri strutturali della filiera agroalimentare italiana dove la componente produttiva risulta fortemente penalizzata, con margini bassi in favore della logistica e della grande distribuzione.

Se l'agroalimentare italiano si è rafforzato nell'economia nazionale, a livello europeo mostra ancora segnali di debolezza. Il confronto con Paesi quali Francia, Germania e Spagna rileva un gap sfavorevole ancora elevato in termini di strutture aziendali, di efficienza, di tecnologia e produttività.

"Il rapporto di Ismea - afferma il Ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio - non è solo la fotografia dello stato di salute del settore nel nostro Paese, ma uno strumento concreto di analisi. I numeri parlano chiaro: abbiamo un potenziale enorme in termini di valore della produzione, denominazioni registrate, crescita del bio. Ma dietro le cifre c'è di più. C'è tutto il peso della qualità. La nostra agricoltura è la più multifunzionale d'Europa. Allora rendiamo più competitive le imprese agrituristiche, potenziamo l'export, garantiamo una filiera sicura ed equilibrata per offrire anche nuovi posti di lavoro ai più giovani, tuteliamo il reddito delle nostre imprese. I dati di Ismea ci dicono questo, che c'è tanto da fare."


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