L'agricoltura italiana perde pezzi: in 13 anni è scomparsa quasi 1 azienda su 3

L'agricoltura italiana perde pezzi: in 13 anni è scomparsa quasi 1 azienda su 3

ISTAT: diminuiscono aziende, superfici, allevamenti. Crescono dimensione media e informatizzazione. Arranca il ricambio generazionale

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03

Agosto
2026

A cura della redazione

L’ISTAT ha presentato i risultati dell’Indagine Struttura produttiva, pratiche gestionali e forza lavoro delle aziende agricole. Anno 2023, un’analisi che descrive l’evoluzione e le caratteristiche del sistema agricolo nazionale. Le stime riportate riguardano l’insieme delle aziende agricole attive presenti sul territorio nazionale.
I dati vengono confrontati con quelli rilevati nel 2010.

Superfici agricole in diminuzione

Nel 2023 in Italia risultano attive 1.130.358 aziende agricole, un valore sostanzialmente stabile rispetto al Censimento dell’agricoltura 2020 (1.133.023 aziende), ma in forte calo rispetto al 2010, quando erano oltre 1,62 milioni. In tredici anni il numero delle aziende agricole si è quindi ridotto del 30,3%, evidenziando un processo di concentrazione e riorganizzazione del settore.
La Superficie agricola utilizzata (SAU) ammonta a 12,3 milioni di ettari, in diminuzione sia rispetto al 2020 (-1,9%) sia rispetto al 2010 (-4,4%). La Superficie agricola totale (SAT) raggiunge invece 15,9 milioni di ettari. Nonostante la riduzione del numero di aziende, la superficie media aziendale è aumentata: nel 2023 ogni impresa dispone mediamente di 10,9 ettari di SAU, contro i 7,9 ettari del 2010, segnale di una maggiore dimensione media delle aziende rimaste operative.

A livello europeo, la contrazione della SAU tra il 2020 e il 2023 è stata più contenuta rispetto all’Italia: nei Paesi UE la superficie agricola utilizzata è diminuita dello 0,7%, contro il -1,9% registrato nel nostro Paese.

La riduzione delle aziende agricole ha interessato tutte le aree geografiche italiane. La perdita maggiore di SAU in termini assoluti si è registrata nel Sud, passato da 3,6 milioni di ettari nel 2010 a 3,3 milioni nel 2023, seguito dal Nord-Ovest, dove la superficie utilizzata è scesa da 2,1 a 1,9 milioni di ettari. Più contenuta la contrazione nel Nord-Est, con una perdita di circa 42 mila ettari, mentre nelle Isole la SAU è rimasta sostanzialmente stabile. Nel 2023 la dimensione media aziendale più elevata si registra nel Nord-Ovest con 15,9 ettari per azienda, mentre la crescita più significativa rispetto al 2010 riguarda le Isole, dove la superficie media è passata da 9,1 a 13,5 ettari. Il Sud mantiene invece la dimensione media più bassa, pari a 7,3 ettari per azienda, nonostante un incremento rispetto al 2010.
Nel corso degli ultimi anni è cambiato profondamente anche il modello di possesso dei terreni. Nel 2010 quasi tre quarti delle aziende agricole (73,3%) coltivavano esclusivamente terreni di proprietà; nel 2023 questa quota è scesa al 48,8%. Anche la percentuale di SAU appartenente direttamente agli agricoltori è diminuita, passando dal 45,4% del 2010 al 30,3% del 2023. Parallelamente sono aumentate le forme miste di gestione e l’utilizzo di terreni non completamente di proprietà.
Nel 2023: le aziende con terreni in proprietà e affitto rappresentano il 16,4% del totale e gestiscono il 27,8% della SAU, quelle con solo affitto sono l’11,9% delle aziende e utilizzano il 18,7% della superficie agricola. Cresce anche il ricorso a forme di uso gratuito dei terreni.

Più seminativi, meno prati, pascoli e allevamenti

Tra il 2010 e il 2023, l’uso della superficie agricola si è spostato a favore dei seminativi, la cui incidenza è salita dal 54,7% al 57,1%, mentre i prati e pascoli sono diminuiti dal 26,8% al 24,0%. Le colture legnose sono rimaste sostanzialmente stabili. Secondo ISTAT, questa evoluzione è legata alla riduzione del patrimonio zootecnico, alla maggiore diversificazione delle colture per affrontare i rischi climatici e di mercato e alla naturale stabilità delle coltivazioni legnose, che cambiano più lentamente nel tempo.
Parallelamente, è diminuita la presenza degli allevamenti: le aziende con allevamenti rappresentano il 17,1% del totale nel 2023, in calo rispetto al 2020, mentre la quota di aziende esclusivamente zootecniche è scesa dal 57,9% al 36,2%. Si riduce anche la dimensione media degli allevamenti, passata da 45,8 a 42,1 UBA per azienda tra il 2010 e il 2023, soprattutto nel Nord-ovest. Secondo ISTAT, pesano l’aumento dei costi di gestione, gli investimenti richiesti per l’innovazione, la concorrenza internazionale e la riduzione della domanda.

Diminuisce la percentuale di superfici irrigate

Nel 2023 la SAU irrigabile ammonta a 3,57 milioni di ettari, in lieve calo rispetto ai 3,75 milioni del 2010, mentre la sua incidenza sulla superficie agricola complessiva resta sostanzialmente stabile (29,1%). Diminuisce invece la quota di superficie effettivamente irrigata, scesa dal 64,5% al 61,3% della SAU irrigabile. Permangono forti differenze territoriali: nel 2023 si passa dal 79,3% di superfici irrigate nel Nord-ovest al 40,7% del Centro, mentre il Nord-est è l’unica area in cui la superficie irrigabile risulta in lieve aumento rispetto al 2010.
Nel 2023 l’autoapprovvigionamento idrico interessa il 36,4% delle superfici irrigate, in calo rispetto al 40,6% del 2010, mentre cresce il ricorso alle reti di distribuzione, che alimentano il 61,3% delle superfici irrigate contro il 55,7% del 2010. L’autoapprovvigionamento è più diffuso nel Centro (69,1%) e nel Mezzogiorno, mentre il Nord-ovest registra la quota più elevata di superfici servite da reti di distribuzione (69,8%). Le altre fonti di approvvigionamento restano marginali, rappresentando appena il 2,3% del totale.

Crescono le aziende con ricavi e attività connesse. Dall'agriturismo il maggior guadagno

Nel 2023 continua il trend di crescita della percentuale di aziende che dichiarano di ottenere ricavi derivanti dall’attività agricola: erano il 73,9% nel 2020, sono l’81,5% nel 2023. Rispetto al 2020, la quota relativa delle aziende di mercato cresce in ogni ripartizione geografica, in particolare nel Centro (dove passa dal 67,0% all’81,8%). Nello stesso arco temporale, tra le fonti di ricavo cresce l’importanza delle attività connesse a quella principale (dall’1,0% al 2,7%), mentre il 61,3% dei ricavi deriva dalla vendita di prodotti aziendali e il restante 36,0% da sussidi. Le attività connesse rivestono un’importanza relativa molto più elevata nel Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno, con il picco del Nord-ovest (5,2%).
La diversificazione delle attività agricole continua a crescere, seppur lentamente: nel 2023 le aziende che svolgono almeno un’attività connessa raggiungono il 6,0% del totale (5,8% nel 2020 e 4,7% nel 2010). Tra le attività in maggiore espansione figurano la produzione di energia da fonti rinnovabili (dallo 0,9% all’1,2%), l’agriturismo, le fattorie didattiche e l’agricoltura sociale (dal 2,3% al 2,5%), oltre alle altre attività connesse e al contoterzismo.
L’agriturismo si conferma l’attività più remunerativa, rappresentando la principale fonte di ricavo per il 35,6% delle aziende con attività connesse, con un picco del 52,2% nel Centro. Emergono inoltre modelli territoriali differenti: nel Nord prevalgono le energie rinnovabili e la sistemazione di parchi e giardini, mentre nel Mezzogiorno assumono maggiore importanza la trasformazione dei prodotti agricoli e il contoterzismo.

Capi azienda più istruiti, più donne, meno giovani

Nel 2023 aumenta la presenza di donne e cresce il livello di istruzione dei capi azienda, ma resta molto bassa la quota di giovani agricoltori. Le donne rappresentano il 32,9% dei capi azienda, in lieve crescita rispetto al 2010 (31,5%), mentre gli under 40 scendono dal 8,4% al 7,9%, confermando le difficoltà del ricambio generazionale legate all’incertezza dei redditi, alla concorrenza internazionale, ai cambiamenti climatici e agli elevati investimenti iniziali richiesti.
Significativo il miglioramento del livello formativo: i capi azienda con diploma quinquennale o laurea passano dal 24,0% del 2010 al 36,4% del 2023, mentre quelli con formazione agraria quasi triplicano, passando dal 4,2% all’11,3%. Le Isole registrano la quota più elevata di diplomati o laureati (40,5%), mentre il Nord-est presenta il valore massimo di capi azienda con titolo agrario (19,0%).
Tra il 2010 e il 2023 cala significativamente la forza lavoro agricola (figura 2), che passa da 3,87 a 2,49 milioni di persone (-35,6%). La riduzione riguarda soprattutto la componente familiare, scesa dal 33,9% al 13,0%, mentre cresce il peso dei lavoratori non familiari, quasi raddoppiato dal 24,2% al 41,7%.
Cambia quindi la struttura occupazionale delle aziende agricole: diminuisce il contributo familiare e aumenta il ricorso a manodopera esterna, mentre cala anche la componente femminile, dal 38,4% al 30,5%. A livello territoriale cresce il peso della forza lavoro nel Centro-Nord, passato dal 40,1% al 45,0%, a fronte di una contrazione del Mezzogiorno.
Nel 2023 la dimensione occupazionale media di un’azienda agricola si attesta su 2,2 persone, in flessione rispetto alle 2,4 del 2010 ed è più elevata nel Nord-est (2,7) e minima nel Centro (2,0). Rispetto al 2010 risulta in maggiore flessione nel Centro-Sud rispetto al Nord. La percentuale di persone occupate straniere si attesta sul 14,5%, in forte espansione rispetto al 2010 (6,2%). I lavoratori stranieri sono quasi uno su quattro nel Nord-est (24,5%) e sono presenti con quote molto più elevate nel Centro-Nord che nel Mezzogiorno, dove mediamente sono meno di uno su 10 (9,7% nel Sud e 9,2% nelle Isole).

Tre quarti delle aziende usa macchinari. Cresce l'informatizzazione ma non nel Sud

Nel 2023 quasi tre aziende agricole su quattro (73,3%) hanno utilizzato almeno un tipo di macchinario per la produzione agricola, con una prevalenza di trattori e macchine per la lavorazione del terreno (72,0%). L’uso e la proprietà dei macchinari aumentano con la dimensione aziendale: interessano l’88,3% delle aziende medie e il 90,3% di quelle grandi, mentre nel Mezzogiorno i valori risultano inferiori, con il minimo nelle Isole (60,3%).
Cresce anche l’informatizzazione delle aziende agricole, passata dal 3,8% del 2010 al 18,5% del 2023, ma permane un forte divario territoriale. Il Nord-est raggiunge il 42,4% di aziende informatizzate, contro appena il 6,7% del Sud, invariato rispetto al 2020.
I software sono utilizzati soprattutto per la contabilità e i servizi amministrativi (11,9% delle aziende), seguiti dalla gestione delle coltivazioni (5,4%), delle attività connesse (3,8%) e degli allevamenti (3,6%). La digitalizzazione cresce quindi, ma con una diffusione ancora molto disomogenea tra le diverse aree del Paese.

Struttura produttiva, pratiche gestionali e forza lavoro delle aziende agricole. Anno 2023 →

Fonti: ISTAT
Immagine: macrovector


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