Joint Research Centre: «il 62% dei terreni dell’UE è degradato»

Joint Research Centre: «il 62% dei terreni dell’UE è degradato»

Esce il primo studio della Commissione europea sulla salute dei suoli. Clima, pratiche agricole non sostenibili e urbanizzazione peggioreranno ancora il quadro

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

23

Luglio
2026

A cura della redazione

Il 62% dei suoli europei presenta almeno una forma di degrado. È il quadro shock che dipinge lEUSO Soil Degradation Dashboard, il nuovo sistema di monitoraggio armonizzato realizzato dal Joint Research Centre della Commissione europea.
Per stabilire se un terreno possa essere considerato degradato, i ricercatori hanno applicato criteri e soglie validi per tutta l’Unione europea.
E dalla mappa, ahinoi, si vede chiaramente quanto l'Italia sia fra i Paesi più colpiti da questo fenomeno.

I suoli dell’UE degradati sono classificati sulla base di 19 indicatori che analizzano intensità e distribuzione dei principali processi di deterioramento. Da notare che la più parte dei terreni sono interessati contemporaneamente da diverse forme di degrado.

La salute del suolo peggiora

Lo studio evidenzia come negli ultimi decenni sia aumentata la superficie dei terreni in condizioni non sane, soprattutto a causa della perdita di carbonio organico, dell’eccesso di fosforo e dell’impermeabilizzazione del suolo.
Per quanto riguarda invece i miglioramenti, i ricercatori li hanno riscontrati in tre ambiti: l’erosione provocata dall’acqua, quella legata alla raccolta delle colture e la carenza di fosforo. Per quanto riguarda il pH dei terreni, invece, non emerge una tendenza definita.
L’analisi del JRC mostra che la forma di degrado più diffusa riguarda la perdita di biodiversità del suolo, che interessa circa il 33% del territorio europeo. Seguono l’erosione causata dall’acqua, presente nel 19% dei suoli, e la perdita di carbonio organico, che interessa il 14% delle superfici analizzate.
La riduzione del carbonio organico è molto preoccupante: il suolo è uno dei più importanti serbatoi naturali di carbonio, con un ruolo cruciale nella fertilità, nella regolazione del ciclo dell’acqua e nella mitigazione dei cambiamenti climatici.

I 19 indicatori per misurare il degrado

Il nuovo Dashboard integra 19 indicatori che descrivono nove diversi processi di degrado del suolo. Tra questi figurano le diverse forme di erosione (acqua, vento, lavorazioni agricole, raccolta e incendi), l’inquinamento da metalli pesanti, gli squilibri dei nutrienti, la perdita di carbonio organico, la perdita di biodiversità, la compattazione, la salinizzazione, la perdita dei suoli organici e l’impermeabilizzazione.
Le prospettive per il futuro sono pessime. Secondo le proiezioni riportate dallo studio, quattro dei processi di degrado analizzati potrebbero intensificarsi nei prossimi decenni, spinti dagli effetti dei cambiamenti climatici, dalle pratiche agricole non sostenibili, dai cambiamenti nell’uso del suolo e dalla crescente urbanizzazione. Per questo motivo gli esperti del JRC sottolineano la necessità di continuare a investire nella ricerca e nel monitoraggio, ma soprattutto di accelerare l’adozione di pratiche di gestione sostenibile del territorio.

L’obiettivo è arrivare a suoli sani entro il 2050. È realizzabile?

Il Dashboard è il primo tassello di un progetto che nei prossimi anni sarà arricchito con nuovi indicatori, con l’analisi delle tendenze temporali e con un Soil Health Index, lo strumento che consentirà di valutare in modo completo lo stato di salute dei terreni europei. L’obiettivo è sostenere le politiche europee per raggiungere suoli sani entro il 2050, una condizione ritenuta essenziale non solo per sicurezza alimentare, tutela della biodiversità, sicurezza idrogeologica e lotta ai cambiamenti climatici.
Ricordiamo che la Direttiva sulla Salute del Suolo approvata dal Parlamento eruopeo non introduce obblighi giuridici per proprietari o gestori dei suoli, ma chiede ai Paesi di monitorare la situazione del degrado ed, eventualmente, di aiutare gli agricoltori e gli allevatori che volessero migliorare la salute e la resilienza del suolo. 

RIPRODUZIONE RISERVATA ©Copyright FOOD&TEC


Condividi su: