In Italia aumentano i focolai epidemici alimentari. La campylobatteriosi è l’infezione zoonotica più frequente

In Italia aumentano i focolai epidemici alimentari. La campylobatteriosi è l’infezione zoonotica più frequente

Nel 2024 abbiamo registrato 200 focolai epidemici di origine alimentare, il numero più alto degli ultimi 10 anni

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11

Dicembre
2025

A cura della redazione F&T

Nel 2024 la campylobatteriosi è stata in Italia la zoonosi più frequentemente riportata, superando la salmonellosi. Un andamento simile si osserva anche in Europa, dove il trend generale conferma l’aumento dei casi di campylobatteriosi.
La listeriosi continua a rappresentare la zoonosi più severa nell'UE, con un’alta proporzione di ospedalizzazioni e decessi tra i casi segnalati. I dati emergono dal report annuale sulle zoonosi e sui focolai epidemici di malattie a trasmissione alimentare, The European Union One Health 2024 Zoonoses Report, pubblicato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC). Il report si basa sui dati raccolti nel 2024 da 27 Stati membri UE, dall’Irlanda del Nord e da altri 8 Paesi europei non membri UE.

I dati italiani: campylobatteriosi su e salmonellosi giù

In Italia, nel 2024, sono state registrate 2.779 notifiche di campylobatteriosi, in aumento rispetto ai 2.363 casi del 2023.
La campylobatteriosi è una malattia infettiva causata dal batterio Gram negativo Campylobacter. La maggior parte delle infezioni (circa il 90%) è provocata dalle specie C. jejuni e C. coli, mentre meno frequenti sono quelle causate dalle specie C. lari, C. fetus e C. upsaliensis.  
Il campylobacter può essere assunto attraverso il consumo di alimenti di origine animale crudi o poco cotti, oppure attraverso l’assunzione di acqua non sottoposta a clorazione. Le specie animali in cui il campylobacter viene isolato con frequenze maggiori sono quelle avicole: pertanto la carne di pollo e tacchino rappresenta il principale alimento fonte d’infezione. Nella maggior parte dei casi i sintomi della malattia nell’uomo sono costituiti da diarrea, dolore addominale, febbre, mal di testa e nausea. Di solito l’infezione è auto-limitante e si risolve in un pochi giorni. Tuttavia, esiste la possibilità che campylobacter causi infezioni extra-intestinali o complicazioni successive all’infezione (esx: artrite reattiva, problemi neurologici). La presenza di campylobacter non determina alcuna alterazione organolettica degli alimenti: pertanto non è possibile individuare i cibi contaminati attraverso modificazioni di colore, gusto, sapore o odore. L’identificazione della presenza negli alimenti di questo microrganismo può essere fatta esclusivamente attraverso analisi di laboratorio.

I casi di salmonellosi, in Italia, continuano a diminuire, con 2.637 casi (-20,9% rispetto all’anno precedente), corrispondenti a un tasso di 4,5 casi ogni 100.000 abitanti, rispetto a 5,6 nel 2023.
Listeriosi e infezioni da STEC si collocano rispettivamente al terzo e quarto posto per numero di casi in Italia, confermando l’impatto clinico rilevante di alcune zoonosi nonostante il numero inferiore di infezioni.

Focolai epidemici alimentari in aumento

Nel 2024, in Italia sono stati riportati 200 focolai epidemici di origine alimentare (29 focolai in più rispetto al 2023). Questi rappresentano il 3,0% di tutti i focolai riportati nell'UE (N=6.558). Il numero di casi di malattia coinvolto nei focolai in Italia è di 2.816 pari al 4,5% dei casi epidemici riportati nell’UE (1.545 casi in più rispetto al 2023), causando 338 ospedalizzazioni (11 ospedalizzazioni in meno rispetto al 2023) e 4 decessi (3 decessi erano stati riportati tra i casi epidemici nel 2023). Il numero di focolai epidemici di origine alimentare osservati in Italia nel 2024 è stato il più alto negli ultimi 10 anni.
Tra i focolai epidemici ad eziologia nota (145 focolai; 72,5%), Salmonella è stato l’agente maggiormente riportato per numero di focolai e casi di malattia.
Un elevato numero di casi umani è stato osservato anche in focolai epidemici causati da norovirus, mentre Listeria monocytogenes è stato l’agente causale responsabile del più alto numero di ospedalizzazione e decessi tra i casi da focolaio (2 decessi).
Per 55 focolai epidemici non è stato possibile identificare l’agente causale.

Coinvolgimento italiano nei focolai plurinazionali

L’Italia è stata interessata anche da tutti i focolai plurinazionali valutati con il Rapid Outbreak Assessment (ROA) dell’ECDC e dell’EFSA su mandato della Commissione Europea. Tra questi, due focolai da L. monocytogenes ST173 e ST1607 erano associati al consumo di prodotti ittici, mentre due ROA riguardavano focolai da Salmonella, uno causato da S. Stratchona ST2559 e uno sostenuto da diversi sierotipi tra cui S. Adelaide, S. Enteritidis, S. Hvittingfoss, S. Kinondoni, S. Kisarawe, S. Newport, S. Richmond e S. Typhimurium.
Il report conferma come la sorveglianza integrata One Health sia fondamentale per comprendere l’andamento delle zoonosi, combinando dati umani, animali e alimentari.
La campylobatteriosi, ormai predominante in Italia, e la persistenza di focolai epidemici significativi evidenziano l’importanza di politiche preventive, monitoraggio costante e coordinamento europeo per ridurre rischi sanitari e ospedalizzazioni.

Rapporto One-Health sulle zoonosi nel 2024 nell'Unione europea →


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