In Italia allarme obesità

In Italia allarme obesità

6 uomini su 10 e 4 donne su 10 sono in eccesso di peso. Una situazione aggravata dalla pandemia da Covid-19

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12

Luglio
2021

La comunità medica e scientifica internazionale è ormai unanimemente concorde nel riconoscere l’obesità come una vera malattia cronica, oltre a rappresentare un rilevante fattore di rischio rispetto ad altre severe patologie non trasmissibili. Nel 2020, 6 uomini adulti su e 4 donne su 10 sono in eccesso di peso. Sono le stime dell’Istituto Auxologico Italiano, che ha presentato la nona edizione del Rapporto sull’obesità in Italia, il quale racconta anche le molteplici soluzioni mediche, nutrizionali, riabilitative, psicologiche, farmacologiche e di chirurgia dell’obesità.

Sia per gli uomini che per le donne il picco di prevalenza si osserva tra i 65 e i 74 anni, dove raggiunge il 53% per le donne e circa il 68% per gli uomini. Lo svantaggio maschile tra gli adulti si registra già tra i giovani di 18-34 anni (+40% in media) e, dopo i 35 anni, oltre il 50% degli uomini presenta un eccesso ponderale, mentre per le donne questo si verifica solo dopo i 65 anni.

Oltre 1 milione di persone soffre di grave obesità

La popolazione maggiormente esposta a rischio di obesità è quella maschile: 11,7% tra gli uomini e 10,3% tra le donne; sebbene nelle età più anziane, tra i 75enni, siano le donne ad essere significativamente più sfavorite (13,5% vs 14,1% tra le anziane).

Quando si considera la grave obesità, individuata da un indice di massa corporea pari o superiore a 35, di cui in Italia soffre oltre un milione di persone pari al 2,3% degli adulti, le donne risultano maggiormente colpite: nelle classi di età più anziane presentano prevalenze quasi doppie rispetto agli uomini e tra le donne anziane del Mezzogiorno la quota supera addirittura il 5%.

Mentre, per quanto riguarda la distribuzione regionale, complessivamente nel nord-ovest e nel centro la prevalenza di obesità rilevata nella popolazione si attesta al 10%, mentre nel nord-est e nelle isole il valore raggiunge l’11,4%, nel sud il 12,4%.

Bambini e adolescenti

Il sovrappeso e l’obesità tra i bambini e gli adolescenti rappresentano un rilevante problema di salute pubblica. Tra i 7 e gli 8 anni, i dati evidenziano che nei Paesi dell’Unione europea quasi un bambino su otto anni è obeso. Cipro, Italia, Grecia, Malta e Spagna mostrano i più alti tassi di obesità. La prevalenza in Italia è pari al 18%.
Dato in aumento negli adolescenti: l’Italia si colloca nella fascia centrale della graduatoria dei Paesi dell’Unione Europea, con un livello pari al 19%.

In Italia, come per gli adulti, tra i 3 e i 17 anni si osserva un forte gradiente territoriale nella distribuzione dell’obesità tra la popolazione giovanile: 34,1% al sud al, 20,0% del nord-ovest, 22,4 % nel nord-est, 23,9% del centro e 28,4% nelle isole, con quote più elevate soprattutto in Campania (37,8%), Molise (33,5%), Basilicata (32,4%), Abruzzo e Puglia (31,2%).
Si stima, inoltre, che più di un terzo dei bambini e circa la metà degli adolescenti che sono in sovrappeso permangano in questa condizione da adulti. E non vanno infine ignorate le problematiche psicologiche e relazionali legate all’obesità nei bambini e nei ragazzi, come scarsa autostima, bullismo a scuola, scarso rendimento scolastico, disordini alimentari e depressione.

L’impatto del Covid-19

Nel contesto della pandemia da Covid-19, inoltre, l’obesità si è dimostrata è un fattore che aumenta il rischio di ospedalizzazione o anche di essere sottoposti a terapia intensiva, o in casi estremi di morte. Nella casistica italiana presa in esame, infatti, di 92 pazienti ricoverati per polmonite da Sars-CoV-2 in un reparto italiano di medicina interna riconvertito a reparto Covid-19, la necessità di ricevere un supporto ventilatorio (non invasivo o invasivo) e di essere trasferiti a reparti a più alta intensità di cura (terapia semi-intensiva e intensiva) erano entrambe più alte nei pazienti con obesità (41,4% e 41,3%, rispettivamente) e nei pazienti con sovrappeso (54,8% e 54,8%), rispetti ai pazienti in normopeso (15,6% e 18,7%).

"La situazione - spiega l’Auxologico - è stata ulteriormente complicata dall’impatto che la pandemia da Covid-19 ha determinato sul territorio a seguito delle restrizioni sofferte per il lockdown, data anche l’impossibilità di svolgere attività fisica in strutture dedicate e la concomitante incidenza di una alimentazione scorretta e ipercalorica, tanto che dagli specialisti è stato stimato un incremento di almeno il 30% dei disturbi alimentari, tra cui l’obesità".

L’obesità influenza la sfera sessuale?

Attualmente, sono pochi sono gli studi che indagano la relazione tra peso corporeo e sfera sessuale. Le ricerche in questo campo evidenziano che non ci sono prove per cui la disfunzione sessuale possa causare l’obesità, mentre ci sono prove evidenti dell’opposto, cioè che l’obesità possa portare a disturbi della sfera sessuale.

In particolare, nell’uomo c’è un forte sostegno da parte di studi che collegano la disfunzione erettile e l’obesità. E un impatto positivo della riduzione del peso corporeo sulla sfera sessuale, tanto nelle donne e che negli uomini. L’Auxologico porta l’esempio di uno studio americano, condotto su 1158 soggetti, al fine di esaminare l’associazione tra qualità di vita, sessualità e obesità. I partecipanti allo studio erano pazienti in procinto di subire un intervento di bypass gastrico e pazienti inseriti in un programma di dimagrimento intensivo o controlli. I soggetti affetti da obesità hanno riferito maggiori difficoltà nella sfera sessuale: calo del desiderio sessuale, difficoltà nella performance ed evitamento dei rapporti.

Fonte e credits: HelpConsumatori


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