Il Senato approva il DDL che vieta la carne coltivata

Il Senato approva il DDL che vieta la carne coltivata

No alla produzione e commercializzazione di alimenti prodotti a partire da colture cellulari. Vietato anche l'uso del termine "carne" per alimenti derivati da proteine vegetali

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

20

Luglio
2023

A cura della Redazione F&T

È stato approvato in prima lettura al Senato il Disegno di legge in materia di divieto di produzione e di immissione sul mercato di alimenti e mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o di tessuti derivanti da animali vertebrati. Il provvedimento era stato presentato a marzo 2023 dal Ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida in Consiglio dei Ministri dove era stato approvato il 29 marzo.

L'Italia è il primo Paese a vietare, in via precauzionale, la commercializzazione, importazione e produzione di cibo coltivato dove, peraltro, non sarà mai reperito visto che in Europa non c'è l'autorizzazione al commercio.

Inoltre, il DDL ha accolto il testo proposto dalle Commissioni Riunite che ha aggiunto un divieto rispetto a quanto presentato dal Governo: non si potrà più utilizzare la denominazione di carne per prodotti trasformati contenenti proteine vegetali.

Il provvedimento "contiene la visione che il Governo Meloni intende diffondere sul futuro della nostra Nazione. Una visione - fa sapere il Ministero in una nota - che tutela le diversità e le caratteristiche dei territori e il legame tra cibo e cultura e il made in Italy agroalimentare".
L'iniziativa legislativa è stata supportata da alcune delle maggiori organizzazioni di categoria che si sono allineate alla posizione del Governo.

"Il diritto di precauzione ci permette di normare e di dire che, finché non c'è certezza della salubrità di un alimento, non viene commercializzato e importato in questa Nazione", ha sottolineato il ministro Lollobrigida, che ha aggiunto che il DDL non vieta la ricerca.

Secondo un recente rapporto FAO-OMS i pericoli potenziali della carne coltivata riguardano tutte le quattro fasi della produzione: la selezione delle cellule da replicare, la "coltivazione" vera e propria nei bioreattori, la raccolta e la trasformazione.

"Obiettivo del Disegno di legge Lollobrigida - continua la nota del Ministero - è quello di assicurare un livello massimo di tutela della salute umana e degli interessi dei cittadini, oltre a preservare il patrimonio agroalimentare italiano, come insieme di prodotti che assumono una rilevanza strategica per l'interesse nazionale".

Controlli e sanzioni

La violazione della legge, qualora dovesse passare anche alla Camera, prevede sanzioni amministrative e interdittive da un minimo di € 10.000,00 ad un massimo pari al 10% del fatturato realizzato nell'ultimo esercizio chiuso anteriormente all'accertamento della violazione, nonché la confisca del prodotto illecito. 
L'applicabilità delle sanzioni è estesa a chiunque abbia finanziato, promosso, agevolato in qualunque modo le condotte illecite.
Vengono inoltre previste ulteriori sanzioni amministrative interdittive che intervengono sulla possibilità di svolgere attività di impresa, inibendo l'accesso a contributi, finanziamenti o mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o dell'Unione europea per lo svolgimento di attività imprenditoriali, nonché prevedendo la chiusura dello stabilimento di produzione per un periodo di tre anni. 
Il monitoraggio delle attività connesse all'attuazione delle misure previste dalla proposta di legge, sarà effettuato nell'ambito delle attività di competenza del Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e del Ministero della Salute.
I soggetti responsabili dell'attuazione dell'intervento sono le Autorità competenti per i controlli ed in particolare: i Nuclei di Antisofisticazione (NAS), il Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri (CUFA), il Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela, della qualità e repressioni di frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, nonché, per i prodotti della filiera ittica, il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia Costiera, ognuno per i profili di rispettiva competenza.

OIPA: "DDL ideologico e fuori dal tempo"

"Il Disegno di legge sugli alimenti e mangimi "sintetici" approvato dal Senato - afferma l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali - vieta qualcosa che non c’è ed è l’ennesimo segnale di un Governo sempre più sottomesso alla volontà delle categorie che lucrano sulla pelle degli animali e che non ascolta le istanze di altri portatori d’interesse. come le associazioni che tutelano gli animali e il loro benessere, mai convocati ai tavoli, sempre ignorati anche nelle loro proposte".

"Dal punto di vista del benessere animale, la carne coltivata è un’alternativa etica alla produzione di carne, che comporta mesi o anni di sofferenze in allevamento e che si conclude con l’uccisione degli animali. Anche se la produzione di carne coltivata richiede l’utilizzo di cellule animali - commenta il Presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto - può rappresentare un’alternativa cruelty-free alla produzione di carne, che può andare incontro a chi ancora non ha abbracciato la scelta vegetariana o vegana, che noi comunque auspichiamo".

Per l’OIPA il Governo ha proposto un "DDL ideologico e fuori dal tempo. In Italia la carne sintetica ancora non c’è e, qualora arrivasse il via libera dell’EFSA alla sua commercializzazione, non farebbe altro che mettere in condizione i consumatori italiani di acquisire il prodotto altrove. Tale prodotto offrirebbe una soluzione a diversi problemi correlati alla produzione della carne: sarebbe un prodotto che non lede il benessere animale, la sostenibilità ambientale, tanto più in un contesto di crisi climatica, e la sicurezza alimentare".

Unione Italiana Food: "Cambiare nome ai prodotti a base vegetale confonderà i consumatori"

Le aziende del gruppo Prodotti a base vegetale di Unione Italiana Food esprimono delusione e preoccupazione per l’approvazione in Senato dell’emendamento, inserito nel DDL sul cibo coltivato, che vieta l’utilizzo per i prodotti a base vegetale di denominazioni che si ispirano a ricettazioni e preparazioni alimentari utilizzate anche per la carne o il pesce, e a terminologie della macelleria, salumeria e pescheria.

"I prodotti a base vegetale sono di casa sulle tavole di oltre 20 milioni di italiani che li consumano regolarmente e che da oltre 30 anni sono abituati a chiamarli così. Si tratta di consumatori che li hanno provati, apprezzati e che hanno deciso di inserirli nella loro dieta. Lo hanno fatto per esigenze di salute, per questioni etiche, per aumentare il consumo di vegetali, e per diverse altre ragioni, ben consapevoli di cosa sono fatti. Chi li sceglie legge bene le loro etichette e le valuta chiare, trasparenti e complete, sia sugli ingredienti, che sui valori nutrizionali. Allora perché questo intervento? E perché inserire l’emendamento in un DDL che si occupa di cibo sintetico con cui i nostri prodotti non hanno nulla in comune, né per caratteristiche, né per materie prime usate, né per lavorazione? Questo crea un grave danno ai consumatori, che ora saranno sì confusi, e a un importante settore industriale, con le sue aziende e i suoi lavoratori", dichiarano le aziende del Gruppo Prodotti a base vegetale di Unione Italiana Food.

DDL Disposizioni in materia di divieto di produzione e di immissione sul mercato di alimenti e mangimi sintetici →

Nuovo titolo: Disposizioni in materia di divieto di produzione e di immissione sul mercato di alimenti e mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o di tessuti derivanti da animali vertebrati nonché di divieto della denominazione di carne per prodotti trasformati contenenti proteine vegetali →

RIPRODUZIONE RISERVATA ©Copyright FOOD&TEC


Condividi su: