Il Paese reale: in Italia cresce la povertà assoluta

Il Paese reale: in Italia cresce la povertà assoluta

Drammatici i dati ISTAT 2022: l'8,3% della popolazione non può permettersi le spese essenziali per condurre una vita minimamente accettabile

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

26

Ottobre
2023

A cura della Redazione F&T

Nel 2022 erano in condizione di povertà assoluta poco più di 2,18 milioni di famiglie (8,3% del totale da 7,7% nel 2021) e oltre 5,6 milioni di individui (9,7% in crescita dal 9,1% dell’anno precedente).
Il peggioramento è imputabile in larga misura alla forte accelerazione dell’inflazione.
Sono questi i numeri impietosi che ha appena diffuso l'ISTAT nel Report Povertà dedicato alla drammatica emergenza che sta colpendo sempre più persone.

Le soglie di povertà assoluta

Le soglie di povertà assoluta rappresentano i valori rispetto ai quali si confronta la spesa per consumi di una famiglia al fine di classificarla assolutamente povera o non povera. Ad esempio, per un adulto (di 30-59 anni) che vive solo se risiede in comune centro dell’area metropolitana in Piemonte, la soglia di povertà è pari a 887,90 euro mensili; in Sicilia è pari a 762,02 euro mensili; se risiede in comune centro dell’area metropolitana della Lombardia, a 1.175,15 euro; mentre se risiede in un piccolo comune della Puglia tale soglia è pari a 685,30 euro.
Nei Prospetti allegati alla Statistica Report sono riportati i valori delle soglie di povertà assoluta per il 2022 e per il 2021 ricostruito secondo la nuova metodologia, relativi alle tipologie familiari più diffuse in Italia.
Ma vediamo i dati dell'Istituto di Statistca nel dettaglio.

Povertà assoluta in aumento in Italia per famiglie e individui

Nel 2022 sono poco più di 2,18 milioni le famiglie in povertà assoluta, per un totale di oltre 5,6 milioni di individui. Il fenomeno mostra una maggiore diffusione rispetto al 2021; l’incidenza a livello familiare risulta, infatti, pari all’8,3% e quella individuale arriva al 9,7% mentre, secondo i dati ricostruiti, nel 2021 i corrispondenti valori si attestavano, rispettivamente, al 7,7% e al 9,1%.
In larga misura l’aumento osservato è imputabile alla forte accelerazione dell'inflazione registrata nel 2022 (+8,7% la variazione dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo - IPCA), il cui impatto è risultato particolarmente elevato per le famiglie meno abbienti (+12,1% la variazione su base annua dei prezzi stimata per il primo quinto di famiglie). In effetti, le spese per consumo di questa fascia di popolazione, che include anche le famiglie in povertà assoluta, pur in forte crescita in termini correnti, non hanno tenuto il passo dell’inflazione, determinando un calo in termini reali della loro spesa equivalente del -2,5% (su questo aspetto si veda la Statistica report "La spesa per i consumi delle famiglie" del 18 ottobre 2023).

I bonus sociali per l’energia e il gas - fortemente potenziati nel 2022 sia in termini di platea di beneficiari sia nell’importo - hanno contribuito a contenere la crescita della povertà; si stima, infatti, che questa misura ne abbia ridotto l’incidenza di sette decimi di punto.

L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (10,7%, da 10,1% del 2021), con un picco nel Sud (11,2%), seguita dal Nord-est (7,9%) e Nord-ovest (7,2%); il Centro conferma i valori più bassi dell’incidenza (6,4%). Tra le famiglie povere il 41,4% risiede nel Mezzogiorno (41,7% nel 2021) e il 42,9% al Nord (42,6% nel 2021).

L’intensità della povertà assoluta, che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia in media al di sotto della linea di povertà (cioè "quanto poveri sono i poveri"), mostra una leggera riduzione a livello nazionale (18,2%, dal 18,9% del 2021), con andamenti diversi all’interno delle ripartizioni: sostanzialmente stabile al Nord, in riduzione nel Centro (17,1%, dal 18,2% del 2021), e nel Mezzogiorno (19,3%, dal 20,7% del 2021).

Rispetto alla tipologia del comune di residenza, l’incidenza di povertà è più elevata per i comuni più piccoli, fino a 50mila abitanti (diversi dai comuni periferia area metropolitana), con un incremento dei valori rispetto al 2021 a livello nazionale (8,8% dal 7,9% del 2021), in particolare nel Nord (8,1% dal 6,9% del 2021; nel Nord-ovest al 7,9% dal 6,6% del 2021). Al Sud si registra un miglioramento nei comuni centro dell’area metropolitana (al 10,1% dal 14,7% del 2021), mentre i comuni periferia dell’area metropolitana e comuni sopra 50mila abitanti, vedono un acuirsi dei valori dell’incidenza, che arriva all’11,6% dal 9,4% del 2021.
La crescita dell’incidenza a livello individuale, osservata nel 2022, è il risultato di un aumento più accentuato nel Mezzogiorno (a 12,7% dall’11,8%), soprattutto nelle Isole (all’11,3% dal 10%), ma presente anche al Nord (all’8,5% dal 7,7%), sia nel Nord-ovest (all’8,3% da 7,5%) sia nel Nord-est (all’8,8% dall’8,1%). Fa eccezione il Centro, dove l’incidenza individuale è stabile. Il Mezzogiorno conta oltre 2 milioni 500mila individui in povertà assoluta contro circa 2 milioni 298mila residenti nelle regioni del Nord. L’incidenza di povertà assoluta individuale fra i minori si attesta al 13,4% (poco meno di 1,27 milioni di persone, dal 12,6% del 2021); è al 12,0% fra i giovani di 18-34 anni (pari a 1 milione 157mila individui), in crescita rispetto al 2021 (quando era 11,1%); stesso andamento per gli over65 (6,3%, circa 881mila persone, rispetto al 5,5%), nonostante l’incidenza si mantenga su valori inferiori alla media nazionale.

Peggiore la condizione delle famiglie con 3 o più figli

Anche nel 2022 l’incidenza di povertà assoluta è più elevata tra le famiglie con un maggior numero di componenti: raggiunge il 22,5% tra quelle con cinque e più componenti e l’11,0% tra quelle con quattro. Segnali di peggioramento provengono dalle famiglie di tre componenti (8,2% da 6,9%).
Il disagio più marcato si osserva per le famiglie con tre o più figli minori dove l’incidenza arriva al 22,3%; e, più in generale, per le coppie con tre o più figli (20,7%). Anche per le famiglie di altra tipologia, dove spesso coabitano più nuclei familiari, si osservano valori elevati (15,6%), così come per le famiglie monogenitoriali (11,5%). L’incidenza di povertà assoluta nelle tipologie familiari in cui l’età della persona di riferimento è superiore ai 65 anni sono più contenute (4,6% per le coppie in cui la persona di riferimento abbia 65 anni o più), sebbene nelle famiglie con almeno un anziano si registri un peggioramento nel confronto con il 2021 (al 6,5% dal 5,8%). In generale, si confermano valori decrescenti dell’incidenza all’aumentare dell’età della persona di riferimento; infatti, le famiglie più giovani hanno minori capacità di spesa poiché dispongono di redditi mediamente più bassi e di minori risparmi accumulati nel corso della vita o beni ereditati.

Istruzione e lavoro: protezione contro la povertà

L’incidenza della povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento della famiglia; se quest’ultima ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore, l’incidenza è pari al 4,0%, e raggiunge il 12,5% se ha al massimo la licenza di scuola media, in peggioramento rispetto al 2021. Valori elevati dell’incidenza di povertà si confermano per le famiglie con persona di riferimento operaio e assimilati (14,7%) e, fra le famiglie con persona di riferimento indipendente, soprattutto per coloro che svolgono un lavoro autonomo diverso da imprenditore o libero professionista (8,5% altro indipendente). Nel confronto con il 2021 si osserva un peggioramento per le famiglie con persona ritirata dal lavoro (5,9% dal 4,6% del 2021), sebbene i valori più elevati si registrino per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (22,4%), dato in linea con l’anno precedente.

La povertà assoluta continua a colpire in modo marcato i minori

Nel 2022, la povertà assoluta in Italia interessa quasi 1 milione 269 mila minori (13,4%, rispetto al 9,7% degli individui a livello nazionale); l’incidenza varia dall’11,5% del Centro al 15,9% del Mezzogiorno. Rispetto al 2021 la condizione dei minori è stabile a livello nazionale, ma si colgono segnali di peggioramento per i bambini da 4 a 6 anni del Centro (l’incidenza arriva al 14,2% dal 9,3%) e per quelli dai 7 ai 13 anni del Mezzogiorno, per i quali si arriva al 16,8% dal 13,8% osservato nell’anno precedente.

Le famiglie in povertà assoluta in cui sono presenti minori sono 720mila, con un’incidenza dell’11,8% (era l’11% nel 2021). Le famiglie di altra tipologia con minori, ossia quelle famiglie dove frequentemente convivono più nuclei familiari, presentano i valori più elevati dell’incidenza (23,0% contro 15,6% delle altre tipologie familiari nel loro complesso). La diffusione del fenomeno aumenta al crescere del numero di figli minori presenti in famiglia (6,5% per le coppie con un figlio minore, 10,6% per quelle con due figli minori e 21,0% per le coppie con tre o più figli minori) ed è significativa tra le famiglie monogenitore con minori (13,3%). Tutte le tipologie di questo sottoinsieme presentano valori stabili rispetto al 2021.Tuttavia, l’intensità della povertà delle famiglie con minori, pari al 20,6% è superiore a quella del complesso delle famiglie povere (18,2%), a testimonianza di una condizione di marcato disagio.
L’incidenza della povertà tra le famiglie con minori varia molto a seconda della condizione lavorativa e della posizione nella professione della persona di riferimento: 9,4% se occupata (15,6% se operaio) e 22,8% se non occupata (28,1% se è in cerca di occupazione).
Anche la cittadinanza gioca un ruolo importante nel determinare la condizione socio-economica delle famiglie con minori. Si attesta al 7,8% l’incidenza di povertà assoluta delle famiglie con minori composte solamente da italiani, mentre arriva al 36,1% per le famiglie con minori composte unicamente da stranieri (è il 30,7% nel caso più generale in cui nella famiglia con minori ci sia almeno uno straniero).
L’incidenza di povertà assoluta per le famiglie con minori è più elevata nei comuni centro delle aree metropolitane (12,3%), mentre si osservano valori simili per i comuni periferia dell’area metropolitana e i comuni oltre i 50mila abitanti (11,6%) e per i comuni più piccoli, fino a 50mila abitanti, dove è pari all’11,7%.

Molto elevata la povertà assoluta tra gli stranieri

Gli stranieri in povertà assoluta sono oltre 1 milione e 700mila, con un’incidenza pari al 34,0%, oltre quattro volte e mezzo superiore a quella degli italiani (7,4%). Tuttavia, per questi ultimi si registra un incremento della povertà assoluta a livello nazionale (7,4% dal 6,9% del 2021), ma anche nel Nord e nel Mezzogiorno (rispettivamente 5,4% e 11,4%, da 4,9% e 10,6% dell’anno precedente).
Le famiglie in povertà assoluta sono nel 70,0% dei casi famiglie di soli italiani (quasi 1 milione e 526mila, incidenza pari al 6,4%) e per il restante 30% famiglie con stranieri (661mila, incidenza pari al 28,9%), pur rappresentando queste ultime solamente l’8,7% del totale delle famiglie.
Per le famiglie con almeno uno straniero l’incidenza di povertà assoluta è pari al 28,9% (28,1% nel 2021); è al 33,2% per le famiglie composte esclusivamente da stranieri (stabile rispetto al 32,8% del 2021) e al 6,4% per le famiglie di soli italiani (5,8%, in crescita rispetto al 2021). La criticità per le famiglie di soli stranieri è più marcata nei comuni centro dell’area metropolitana: 34,4%, contro il 5,1% delle famiglie composte da soli italiani.
L’incidenza più elevata si registra nel Mezzogiorno, con quote di famiglie con stranieri in povertà quasi quattro volte superiori a quelle delle famiglie di soli italiani (rispettivamente 35,7% e 9,5%). Al Centro le famiglie con stranieri mostrano l’incidenza di povertà più contenuta, pari al 26,5%, simile al Nord (27,8%).
Nelle famiglie con stranieri in cui la persona di riferimento è in cerca di occupazione, l’incidenza della povertà assoluta è pari al 40,5% (per le famiglie composte solamente da italiani tale incidenza è pari al 18,8%); se la persona di riferimento è occupata, la condizione di povertà riguarda invece poco più di una famiglia su quattro (28,3%). Per le famiglie di soli italiani con persona di riferimento non occupata, si registra una crescita dell’incidenza di povertà assoluta (8,1% dal 7,3% del 2021); stessa dinamica per le famiglie di soli italiani con persona di riferimento ritirata dal lavoro (5,8% dal 4,5% del 2021). Le famiglie di soli stranieri con persona di riferimento non occupata raggiungono nel 2022 valori dell’incidenza pari al 35%, stabile rispetto al 2021.
Le famiglie con almeno uno straniero in cui sono presenti minori mostrano un’incidenza di povertà pari al 30,7% (322mila famiglie); il sottoinsieme delle famiglie di soli stranieri con minori presenta maggiori segnali di disagio (36,1%), oltre quattro volte e mezzo superiore a quello delle famiglie di soli italiani con minori (7,8%).
Nel Mezzogiorno e nel Nord l’incidenza nelle famiglie con stranieri dove sono presenti minori supera il 30%, rispettivamente 37,6% e 30,8%, contro il 12,6% e il 4,5% delle famiglie di soli italiani con minori.

UNC: "Record storico, ma nel 2023 è in corso un peggioramento"

"Dati drammatici e vergognosi!! Si tratta di un record storico, sia rispetto alla percentuale delle famiglie in povertà assoluta, l’8,3% che supera il precedente primato del 2020 quando era 7,7%, sia rispetto al loro numero, 2.187 migliaia, che batte il 2.007 migliaia sempre del 2020″, afferma Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. "Una situazione, poi, che nel 2023 è sicuramente peggiorata, visto che il caro bollette e il carovita hanno proseguito la loro azione devastante. Senza contare - prosegue Dona - la fine del reddito di cittadinanza. L’inflazione alle stelle doveva essere la priorità da combattere con politiche economiche adeguate".
"Invece, togliendo ad inizio anno gli sconti sulle accise dei carburanti e rimettendo da aprile gli oneri di sistema sulla luce si è andati nella direzione opposta. Ora nel 2024 si toglierà pure il mercato tutelato per luce e gas, dando il colpo di grazia finale alle famiglie", conclude Dona.

Codacons: "Numeri indegni di un Paese civile"

"Il caro prezzi si conferma a tutti gli effetti una tragedia economica e allarga la fetta di popolazione che entra nella soglia della povertà assoluta", afferma il Codacons.
"2,18 milioni di famiglie e 5,6 milioni di cittadini in condizione di povertà assoluta sono numeri indegni di un Paese civile. I dati ISTAT - spiega il Presidente Carlo Rienzi - attestano un forte peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie, e sul banco degli imputati c’è il caro-prezzi: l’inflazione alle stelle, che ha caratterizzato il 2022 e che prosegue ancora oggi, ha eroso giorno dopo giorno redditi e capacità di acquisto dei cittadini, spingendo con violenza un numero enorme di cittadini verso la povertà".
Secondo Rienzi, "le misure di contrasto adottate dal Governo non sono bastate a evitare il massacro sui bilanci familiari certificato anche dall’ISTAT, e l’emergenza prezzi prosegue purtroppo anche nel 2023, con i listini di alimentari e beni primari che continuano a salire a ritmi sostenuti e nuove ripercussioni sul benessere economico dei cittadini".

Photo by Kireyonok_Yuliya

RIPRODUZIONE RISERVATA ©Copyright FOOD&TEC


Condividi su: