Il mercato del vino prima e dopo il Covid

Il mercato del vino prima e dopo il Covid

Produzione e mercato hanno retto bene. Gli operatori, però, affrontano situazioni individuali molto differenziate

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

24

Febbraio
2021

ISMEA ha dato alle stampe un nuovo Rapporto per la Rete Rurale Nazionale previsto nel programma 2014-20, con particolare riferimento all'internazionalizzazione delle aziende agricole e alimentari, che raccoglie i contributi di esperti e analizza il settore del vino sia a livello nazionale sia mondiale.
Il Rapporto Il mercato del vino in italia e nel mondo prima e dopo il Covid-19. Situazione, tendenze e sfide per il vino a livello mondiale è consultabile qui

Riportiamo uno stralcio dell'interessante prefazione del professor Eugenio Pomarici, Università degli Studi di Padova:
"Questo nuovo Rapporto dell’ISMEA per la Rete Rurale Nazionale analizza sotto diverse prospettive e con diversi approcci il mondo del vino nella sua dimensione mondiale e nazionale. È un lavoro importante e utile, perché esce in un momento particolarmente critico anche per il settore del vino. Questo settore è investito, come tutti i settori produttivi, dagli effetti economici della pandemia Covid-19 e, come tutti gli altri settori dell’agricoltura europea, deve essere pronto per le sfide poste dalla riforma della PAC che andrà in vigore all’inizio del 2023.
Come ben documentato nel testo, la crisi sanitaria ha determinato a livello globale una riduzione quantitativa abbastanza contenuta dei consumi e del commercio internazionale, quindi delle vendite in volume, ma una riduzione importante del valore complessivo del giro d’affari.

Gli attori della filiera del vino hanno dovuto fronteggiare situazioni individuali molto differenziate: quelli che avevano nel mercato della ristorazione il principale sbocco sono stati particolarmente colpiti mentre quelli più legati alla grande distribuzione possono aver addirittura migliorato fatturato e profitto.

Nel suo complesso il sistema produttivo vitivinicolo in Italia e nel mondo non ha in genere subito interruzioni o limitazioni significative della sua operatività; le restrizioni alle attività produttive imposte durante il lockdown non hanno (tranne eccezioni) riguardato le imprese vitivinicole e il sistema distributivo intermedio ma solo la ristorazione e, in alcuni periodi, segmenti della vendita al dettaglio.
Le imprese vitivinicole sono state in grado di adottare i protocolli prescritti per svolgere in sicurezza le attività e anche di fronteggiare i problemi di disponibilità di manodopera causati dalle limitazioni agli spostamenti internazionali.
Si può quindi osservare che nel suo insieme il sistema produttivo e distributivo del vino, in Italia come in altri Paesi produttori, ha mostrato una notevole resilienza e al tempo stesso il vino si è rivelato come un prodotto ben radicato nel sistema dei consumi nazionali e anche internazionali.

Certamente, però, il mercato del vino è stato cambiato dalle vicende di questi mesi e quanto avvenuto nel 2020 in termini di struttura dei flussi dalla produzione al consumo non passerà senza lasciare traccia, modificando in modo permanente sistemi di distribuzione, modelli di relazione e, in definitiva, rapporti competitivi. L’adattamento alla crisi ha imposto agli operatori dell’offerta riorganizzazioni delle strategie distributive e quindi modelli di business in parte nuovi, mentre la necessità di mutare abitudini di approvvigionamento e consumo del vino ha fatto scoprire ai consumatori opportunità di acquisto e consumo alternative.
Tutto questo determinerà un’accelerazione delle dinamiche evolutive del sistema globale del vino rispetto alle quali tutte le parti interessate, ciascuna secondo la sua competenza, dovrà contribuire all’individuazione delle azioni da mettere in atto immediatamente per rilanciare il mercato del vino man mano che l’emergenza sanitaria si attenuerà, nonché delle linee strategiche per progettare la nuova politica del vino italiano nel quadro della PAC riformata. Per fare ciò è necessario partire da un quadro aggiornato della complessa struttura e della dinamica di un mercato del vino ormai totalmente globalizzato e all’interno di questo del ruolo del settore vitivinicolo italiano e di come questo settore ha fatto fronte alla crisi Covid-19.
Certamente questa pressante esigenza conoscitiva trova in questo nuovo Rapporto dell’ISMEA una importante risposta, nella misura in cui rende disponibile a tutte le parti interessate il quadro aggiornato sopra menzionato, con un testo articolato in due distinte parti.
La prima parte offre un quadro dettagliato e problematico del mercato del vino considerato nella sua dimensione globale e inquadra la posizione dell’Italia in questo contesto. I paragrafi che compongono questa prima parte, sulla base di diverse fonti statistiche e documentali, alcune di non facile accesso per il lettore italiano, analizzano in una prospettiva mondiale i temi dell’equilibrio tra domanda e offerta, dell’evoluzione dei sistemi distributivi, dell’enoturismo come leva strategica dell’evoluzione del mercato del vino, soprattutto per quanto riguarda il segmento dei vini di maggiore pregio. (...)

La seconda parte si basa invece su dati primari, raccolti espressamente per redigere questo Rapporto. Sono stati elaborati i risultati dell’intervista a 313 imprese vitivinicole italiane di diversa localizzazione geografica e a 108 operatori commerciali operanti in diversi Paesi con l’obiettivo di analizzare come il sistema produttivo italiano e gli operatori della distribuzione siano stati colpiti dalla pandemia.
L’indagine rivela uno scenario diversificato nel quale, sia per quanto riguarda i produttori sia i distributori, a fronte di una quota maggioritaria di imprese che hanno sofferto in modo più o meno grave la crisi, una frazione non irrilevante non ha subito contrazioni di reddito o addirittura ha registrato miglioramenti. Relativamente ai produttori, certamente questa diversità è spiegata dalla maggiore o minore dipendenza dai canali distributivi finali più colpiti dalla crisi. L’indagine, tuttavia, getta luce anche sul fatto che tra le imprese che compongono il settore vitivinicolo italiano già prima della pandemia era presente una quota di imprese con una intrinseca minore capacità di reagire ai cambiamenti del mercato a causa di molteplici fattori. (...)"

Credit: ISMEA


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