Il Fairtrade è in crescita nonostante la pandemia

Il Fairtrade è in crescita nonostante la pandemia

Nel 2020 gli italiani hanno speso 436 milioni per l’acquisto di prodotti alimentari del commercio equo

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

10

Giugno
2021

L'8 giugno è stato pubblicato il report annuale delle attività di Fairtrade Italia, La risposta di Fairtrade alle sfide del cambiamento, che racconta come il circuito globale del commercio equosolidale certificato ha affrontato il 2020. I numeri indicano un anno di luci e di inevitabili ombre, ma nel complesso i dati evidenziano un andamento positivo delle vendite dei prodotti certificati Fairtrade in Italia: lo testimonia, ad esempio, l’aumento del 24% del Premio versato alle organizzazioni di agricoltori e i lavoratori, passato da 2,5 milioni di euro del 2019 a più di 3 milioni di euro nel 2020 da utilizzare per il miglioramento tecnico e produttivo, come l’acquisto di fertilizzanti o altri prodotti e macchinari per l’agricoltura, per la realizzazione di aule e strutture scolastiche, ambulatori o altro.

Gli italiani hanno speso nel commercio equo 436 milioni di euro: oltre alla frutta fresca come banane e ananas, possono recare uno dei marchi Fairtrade anche caffè, cioccolato, cereali per la colazione, barrette, biscotti, frutta secca, fiori recisi, abbigliamento in cotone e molti altri prodotti.
C'è stata però una differenziazione riguardo i canali di vendita: le performance peggiori sono legate a doppio filo alle difficoltà del canale fuori casa e le materie prime più esposte su questo fronte hanno registrato il maggiore rallentamento. La chiusura delle scuole, delle mense, degli uffici ha fatto sì, ad esempio, che le banane siano state meno consumate nel 2020: pur confermandosi come il prodotto Fairtrade più alto-vendente (si raggiungono le 13.500 tonnellate, divise in 85% nel canale retail e 15% nel canale fuori casa), dopo quasi quindici anni di costante crescita in termini di volumi, per la prima volta si trova il segno negativo nel confronto con il 2019 (-15%). Il 2021 dovrebbe vedere già un parziale recupero, e il ritorno a una crescita più sostenuta nel 2022.

Al contrario delle banane, nel 2020 Fairtrade segnala il boom del cacao con la vendita complessiva di 8mila tonnellate di fave di cacao (+33%).

C’è poi l'eccellente performance degli zuccheri di canna Fairtrade: il consumo in Italia è cresciuto del 30% nel 2020 rispetto all’anno precedente e ha raggiunto le 5.213 tonnellate, confermando la crescita costante che ha caratterizzato il quinquennio precedente (+70%).

Il rapporto con la GD

Al netto delle chiusure, il mercato si mostra vitale: anche dal punto di vista delle partnership con le insegne della distribuzione, il 2020 si caratterizza per un consolidamento della presenza di Fairtrade sugli scaffali, prima di tutto grazie al rapporto storico con Coop Italia che nello scorso anno ha proseguito con lo sviluppo delle referenze portando un raddoppio dell’assortimento Fairtrade disponibile negli ultimi due anni. Inoltre il mondo del discount si mostra molto dinamico con un impegno crescente di attori come Lidl, In’s Mercato e Aldi che si traduce in decine di nuovi prodotti.
Rimane anche significativo l’apporto di altre linee di marca del distributore Conad, Carrefour, Selex, Despar, Pam, Crai e altri.

I brand

Prosegue da parte del mondo Fairtrade la collaborazione con i brand: nel biologico si afferma l’ampia gamma certificata di Alce Nero.
Nel 2020 spicca il nuovo assortimento di zucchero di canna di Italia Zuccheri e la revisione della linea di spezie di Cannamela.
Complessivamente, durante lo scorso anno, più di duecento aziende attraverso le loro filiere e le insegne della distribuzione organizzata hanno offerto ai consumatori italiani circa 2mila referenze.

"I risultati ottenuti nel 2020 - afferma Paolo Pastore, DG di Fairtrade Italia - ci rinforzano nel lavoro che stiamo facendo per sviluppare le filiere Fairtrade in Italia, e già i primi mesi del 2021 ci stanno dando dei segnali positivi. In questa fase in cui ci accingiamo a vedere la conclusione del periodo di pandemia, per ridisegnare i modelli di sviluppo economico e produttivo in una chiave di giustizia sociale e climatica è necessario ripartire dai principi siglati negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite".


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