Guerra in Ucraina: le conseguenze per l'agroalimentare

Guerra in Ucraina: le conseguenze per l'agroalimentare

ISMEA: i rincari di frumento e mais non sono tutti riconducibili al conflitto in atto. Occorre diversificare

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

07

Marzo
2022

ISMEA ha appena pubblicato il dossier Dinamiche fondamentali dei cereali e situazione degli scambi agroalimentari con Ucraina e Russia mettendo a fuoco quanto sta accadendo nelle filiere e gli scenari che si prospettano. Non vi è dubbio che l'agroalimentare italiano, che solo qualche settimana fa festeggiava il superamento dello storico traguardo dei 50 miliardi di euro, si trova a fare i conti non solo con l'incremento dei costi di produzione ma anche con il conflitto apertosi tra Russia e Ucraina. 
ISMEA fa notare che lo scoppio del conflitto si è innanzitutto inserito in un contesto di tensioni sui mercati dei cereali come non si vedeva dalla precedente crisi dei prezzi del 2007-2008. Tensioni scatenate da un insieme di fattori di tipo congiunturale, geopolitico e non ultimo speculativo, che rendono l'Italia particolarmente vulnerabile in ragione dell'alto grado di dipendenza dall'estero per gli approvvigionamenti di grano e mais.

Il boom dei prezzi delle materie prime, su tutti cereali (mais passato da 170 a 287 euro/tonnellata, grano duro da 280 a 522 euro/ton, grano tenero da 186 a 307 euro/ton) e semi oleosi (soia da 357 a 627 euro/ton, farina di soia da 320 a 549 euro/ton) sta mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento a livello mondiale, con la previsione per buona parte del 2022 che i listini si mantengano su livelli alti.
Il Presidente dell'ISMEA Angelo Frascarelli, intervenuto a Fieragricola, ha spiegato: "In questa fase di incertezza, le imprese agricole devono diversificare le produzioni e le imprese di trasformazione diversificare le fonti di approvvigionamento, perché la soluzione dell'acquisto di materie prime nel breve periodo può mettere in difficoltà le aziende. Serve maggiore trasparenza dei mercati e rafforzare le filiere nazionali, cogliendo questa fase di tensione dei prezzi per ipotizzare nuove soluzioni operative".

L'altra faccia del problema è rappresentata dalle esportazioni che vedono l'Italia tra i principali fornitori di Mosca di prodotti agroalimentari, addirittura al primo posto per gli invii di vini e di spumanti, prodotti fino a questo momento risparmiati dalle restrizioni commerciali varate da Mosca nel 2014.

Focus cereali

Dall'analisi di ISMEA, frumento tenero, frumento duro e mais hanno raggiunto in Italia e all'estero quotazioni mai toccate prima, mentre il mercato dei futures alla borsa di Chicago manifesta una fortissima volatilità. Non tutto è però riconducibile direttamente alla guerra e soprattutto le dinamiche alla base della fiammata variano da prodotto a prodotto.

Il grano duro ha raggiunto in Italia il suo prezzo massimo a dicembre 2021, e in questo caso a pesare sull'instabilità dei mercati è soprattutto il vuoto d'offerta che si è creato dopo il crollo dei raccolti in Canada (-60%), principale esportatore mondiale e il calo di altri importanti Paesi produttori.
Nelle forniture globali di grano duro, il ruolo dei Paesi direttamente coinvolti dal conflitto oppure rientranti geograficamente o politicamente nell'orbita russa è praticamente inesistente, essendo la produzione concentrata soprattutto in Europa, Canada, Usa, Turchia e Algeria.

Diverso è il caso del frumento tenero, dove la quota russa e ucraina sulla produzione mondiale arriva al 14% (16% se consideriamo anche il Kazakistan), e la situazione di instabilità si sta riverberando in maniera decisa sulle principali piazze di scambio internazionali e sui mercati dei futures. Tuttavia, il peso dell'export di frumento tenero russo e ucraino incide sulle importazioni italiane del prodotto solo per il 6% in volume nel 2020.

Per il mais la corsa ai rialzi è stata innescata mesi fa dalla vorticosa crescita della domanda cinese, legata al riavvio della produzione suinicola dopo l'epidemia di peste suina, ma gli ulteriori rincari sono il diretto riflesso del clima di incertezza di questi giorni.

Gli scambi con Ucraina e Russia

In relazione all'interscambio tra l'Italia - Ucraina il nostro Paese, spiega ISMEA, è il secondo fornitore di prodotti agroalimentari di Kiev e al decimo posto tra i Paesi clienti. Esportiamo soprattutto prodotti ad alto valore aggiunto come vino, caffè, pasta anche se la voce più rilevante è il tabacco da masticare o da fiuto.
Il nostro Paese acquista dall'Ucraina soprattutto oli grezzi di girasole, mais (il 13% in volume delle forniture provenienti dall'estero nel 2020) e frumento tenero (5%).

Relativamente agli scambi agroalimentari con la Russia, l'Italia è il settimo fornitore di Mosca, mentre il nostro ruolo tra i Paesi acquirenti è del tutto trascurabile (33° posizione).
Anche in questo caso esportiamo soprattutto vini e spumanti, caffè, pasta. 

Dinamiche fondamentali dei cereali e situazione degli scambi agroalimentari con Ucraina e Russia →

Foto: ismeamercati.it


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