Gli alimenti ultra-processati abbassano l’attenzione e alzano il rischio di demenza

Gli alimenti ultra-processati abbassano l’attenzione e alzano il rischio di demenza

Lo studio ha analizzato abitudini alimentari e prestazioni cognitive di 2.100 adulti tra 40 e 70 anni senza diagnosi di demenza

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05

Maggio
2026

A cura della redazione

Una dieta ricca di alimenti ultra-processati può incidere negativamente sulle funzioni cognitive, in particolare sulla capacità di concentrazione, e aumentare i fattori di rischio legati alla demenza. A evidenziarlo è una ricerca condotta dalla Monash University di Clayton, Australia, insieme all’Università di San Paolo e alla Deakin University, pubblicata su Alzheimer’s & Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring. Lo studio ha coinvolto più di 2.100 adulti australiani tra i 40 e i 70 anni, tutti senza diagnosi di demenza, analizzando abitudini alimentari e prestazioni cognitive.

Anche piccoli aumenti di UPF peggiorano l’attenzione

I risultati mostrano che un incremento anche lieve del consumo quotidiano di alimenti ultra-processati (UPF) è associato a una riduzione misurabile della capacità di attenzione, indipendentemente dalla qualità complessiva della dieta. Secondo la dottoressa Barbara Cardoso, della Monash University, un aumento del 10% del consumo di UPF, equivalente, ad esempio, a una piccola porzione aggiuntiva di snack confezionati, è sufficiente a determinare un peggioramento delle prestazioni nei test cognitivi. In particolare, si osserva una riduzione della capacità di concentrazione e della velocità di elaborazione delle informazioni, elementi fondamentali per le funzioni cognitive quotidiane.

Effetti indipendenti dalla Dieta Mediterranea

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio è che l’associazione tra consumo di UPF e riduzione dell’attenzione si mantiene anche nei soggetti che seguono una Dieta Mediterranea. Questo suggerisce che non sia soltanto la qualità complessiva dell’alimentazione a influenzare la salute cerebrale, ma anche il grado di trasformazione industriale degli alimenti. Rientrano, infatti, nella categoria dei cibi definiti ultraprocessati prodotti di largo consumo come bevande zuccherate, snack confezionati, prodotti da forno industriali e pasti pronti. Si tratta di alimenti caratterizzati da una elevata trasformazione industriale e dalla presenza di additivi, aromi e composti chimici che ne modificano struttura e composizione.

Attenzione in calo e rischio demenza

Lo studio non ha evidenziato un’associazione significativa tra consumo di UPF e memoria. Il deficit riguarda invece soprattutto l’attenzione, una funzione cognitiva di base essenziale per apprendimento, pianificazione e risoluzione dei problemi. Gli autori sottolineano che la riduzione della capacità attentiva può avere effetti a cascata su altre funzioni cognitive.
Il consumo di alimenti ultra-processati è stato associato anche a un aumento dei fattori di rischio modificabili per la demenza, come ipertensione, obesità e disturbi metabolici. Questi elementi, già noti per il loro impatto sulla salute cardiovascolare e cerebrale, potrebbero contribuire indirettamente al peggioramento delle funzioni cognitive. Pur trattandosi di uno studio osservazionale, quindi non in grado di stabilire un rapporto di causa-effetto, i risultati rafforzano l’ipotesi che il livello di trasformazione industriale degli alimenti rappresenti un fattore indipendente per la salute del cervello, al di là della qualità complessiva della dieta.

Ultra-processed food intake, cognitive function, and dementia risk: A cross-sectional study of middle-aged and older Australian adults →

Fonte: sanitainformazione.it
Immagine: firsovanina


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