Gli additivi nei cibi ultra-processati distruggono il microbiota intestinale erodendo metabolismo, sistemi immunitario e nervoso

Gli additivi nei cibi ultra-processati distruggono il microbiota intestinale erodendo metabolismo, sistemi immunitario e nervoso

Gli scienziati del Gemelli: «il cibo industriale sta guastando l’ecosistema biologico di miliardi di persone, i regolatori lo sanno e non agiscono»

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01

Settembre
2026

A cura della redazione

Sono 43 milioni i morti ogni anno per le malattie croniche. I professori Antonio Gasbarrini, Gianluca Ianiro e Giovanni Gasbarrini, scienziati della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dimostrano che il microbiota intestinale non è solo associato alle malattie croniche: le anticipa. E identificano nel cibo ultra-processato e nei suoi additivi industriali il principale responsabile della distruzione silenziosa dell’ecosistema biologico umano.
La ricerca è stata pubblicata su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology.

La malattia inizia decenni prima della diagnosi

Il microbiota intestinale, l’ecosistema di 38 trilioni di microrganismi che vive nel nostro intestino, è il più preciso strumento diagnostico che la medicina abbia mai avuto. Non perché rilevi la malattia già presente, ma perché la vede arrivare anni, a volte decenni, prima che si manifesti. Il meccanismo si chiama metainfiammazione: uno stato infiammatorio cronico, silenzioso, invisibile agli esami standard, che erode progressivamente il metabolismo, il sistema immunitario e il sistema nervoso. Quando il paziente arriva con il diabete, l’infarto o il tumore, questo fuoco biologico bruciava già da tempo. "Le firme biologiche della metainfiammazione potrebbero essere rilevabili anni, o addirittura decenni, prima che la malattia si manifesti clinicamente. Questo apre prospettive concrete per una medicina realmente anticipatoria, preventiva e personalizzata. Non aspettiamo la malattia: la intercettiamo prima che arrivi" spiega Antonio Gasbarrini, Direttore Scientifico, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e Professore Ordinario in Medicina interna, Università Cattolica del Sacro Cuore.

Il cibo industriale sta ristrutturando il microbiota di miliardi di persone

Gli alimenti ultra-processati, che in molti Paesi rappresentano già più della metà delle calorie consumate, non danneggiano la salute solo per la loro composizione nutrizionale. Lo fanno attraverso gli additivi industriali: emulsionanti, dolcificanti artificiali, conservanti e coloranti che alterano il microbiota con meccanismi molecolari oggi documentati con precisione scientifica.
Il paradosso denunciato dalla ricerca è sconvolgente: questi additivi sono stati approvati dai regolatori - EFSA in Europa, FDA negli Stati Uniti - senza mai misurare il loro effetto sull’ecosistema intestinale umano. I protocolli di sicurezza alimentare sono stati scritti prima che la scienza del microbiota esistesse. Non sono stati aggiornati.
"Il loro impatto sul microbiota e sulla barriera intestinale -afferma Gianluca Ianiro Dirigente Medico UOC CEMAD, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Ricercatore in Gastroenterologia, Università Cattolica del Sacro Cuore - non è un effetto collaterale trascurabile. È un meccanismo patogenetico primario. Stiamo permettendo la ristrutturazione industriale del microbiota umano su scala di popolazione senza misurarne le conseguenze. Questo deve finire".

Le cinque riforme che i regolatori devono assolutamente realizzare

La ricerca non si ferma alla denuncia. Propone una call to action in cinque pilastri: 

  • Educazione: riformare l’alfabetizzazione nutrizionale integrando la scienza del microbioma, a partire dalle scuole.
  • Agroalimentare: ristrutturare i sussidi agricoli per incentivare la produzione di alimenti freschi e minimamente processati.
  • Sanità: introdurre la gestione etica degli antibiotici con metriche di protezione del microbioma; avviare programmi strutturati di deprescrizione degli inibitori di pompa protonica.
  • Economia: tassare gli additivi alimentari con documentato potenziale disbiotico; rimborsare i percorsi di prevenzione basati sul microbioma.
  • Ricerca: istituire linee di finanziamento pubblico dedicate alla prevenzione microbioma-malattie croniche, con coorti longitudinali e trial di intervento.

"Chiediamo che la valutazione di sicurezza degli additivi alimentari includa valutazioni standardizzate sul microbiota. Chiediamo che vengano valutati gli effetti delle miscele di additivi in un contesto reale. E chiediamo di superare la separazione tra regolamentazione nutrizionale e sicurezza alimentare: non si può dichiarare sicuro un alimento guardando solo i macronutrienti e ignorando quello che fa all’ecosistema intestinale" conclude il professor Antonio Gasbarrini.

The microbial mirror: how a disrupted microbiome forecasts disease and why policy must act →

Foto: magnific

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