Food industry a gonfie vele: nel 2021 e 2022 +12%

Food industry a gonfie vele: nel 2021 e 2022 +12%

Secondo l’Osservatorio sulle performance della filiera, la sostenibilità aiuterà il recupero. Ci investe già il 93% delle aziende

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

07

Luglio
2021

Essendo il settore anticiclico per eccellenza, l'alimentare nel 2020 ha registrato una contrazione della crescita solo dell’1% rispetto al -8,9% dell’economia italiana nel complesso. Il calo ha scontato la contrazione del segmento Horeca e la riprogrammazione degli investimenti in capacità produttiva, che sono stati posticipati alla fine dell’anno. Il 2021 e 2022, però segneranno subito una ripresa, con una crescita prevista di poco inferiore al +6% annuo (ROS 6,8%), un tasso superiore alla previsione di crescita del PIL italiano (4,5-5%). E la ripresa riguarderà anche l’export che nel biennio 2021-2022 si prevede in aumento mediamente del +3%.

Cresceranno di più i comparti delle farine e del packaging, e quest’ultimo in particolare beneficerà della spinta del redesign sostenibile. I settori del caffè e del vino saranno interessati da crescite importanti, trainate dalla forte ripresa del fuori casa. Molto bene anche le previsioni per il comparto del food equipment, trainato dai nuovi investimenti stimolati dal PNRR.

Sono questi, in sintesi, i risultati del Food Industry Monitor, l’osservatorio sulla filiera alimentare italiana realizzato ogni anno dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in collaborazione con Ceresio Investors.

L’analisi valuta le performance delle aziende, l’evoluzione dei modelli di business e i trend di mercato nazionali e internazionali.

L’edizione 2021, la settima, è dedicata al rapporto tra performance economiche e scelte strategiche delle aziende agroalimentari in tema di sostenibilità e modernizzazione della filiera.

Sostenibilità, innovazione e performance

L’osservatorio ha valutato le performance di 854 aziende con un fatturato aggregato di 66 miliardi di euro, ovvero il 75% di tutte le società di capitale operanti nel settore. Sono stati presi in esame 15 comparti, per ciascuno dei quali è stato selezionato un campione, rappresentativo dell’offerta, costituito da aziende di medie e grandi dimensioni, con sede strategica e operativa in Italia, nel periodo 2009-2020, facendo riferimento a quattro profili: crescita, redditività, produttività e struttura finanziaria. I comparti analizzati sono: acque minerali, birra, caffè, conserve, distillati, dolci e prodotti da forno, farine, food equipment (attrezzature), packaging, prodotti lattiero-caseario, olii, pasta fresca e secca, derivanti della carne, surgelati, vino.

Dall’analisi si rileva che l’81% delle aziende intervistate si ritiene sostenibile (!) e il 56% ha già messo in atto una strategia di sostenibilità. Il 78% ha nella propria gamma uno o più prodotti sostenibili, ma la scelta non si limita ai processi produttivi: il 54% è intervenuto sul packaging e il 44% valuta la sostenibilità anche dei propri fornitori, nel momento in cui li seleziona. 

 "Un dato particolarmente significativo è quello relativo agli investimenti - ha spiegato Alessandro Santini, Head of Corporate & Investment per Ceresio Investors -. Ben il 93% delle aziende dichiara di aver realizzato negli ultimi 5 anni investimenti in sostenibilità e l’80% effettuerà ulteriori investimenti nei prossimi 3 anni. Mediamente le aziende italiane hanno incrementato i propri investimenti in sostenibilità del 38,8% negli ultimi 5 anni, a testimonianza dell’inizio di un trend di cambiamento strutturale".

"Le aziende che hanno una strategia di sostenibilità formalizzata, che hanno incrementato gli investimenti in sostenibilità negli ultimi 5 anni e che comunicano in modo efficace le proprie scelte hanno performance di crescita decisamente superiori - ha osservato Carmine Garzia, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio, docente di Economia Aziendale presso l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo -. Le aziende che hanno investito in sostenibilità hanno un approccio proattivo all’innovazione, in particolare di processo, e questo si riflette sulla crescita, sia nel medio sia nel lungo periodo".

Il pericolo greenwashing

Il 74% delle aziende intervistate ritiene che attuare una strategia di comunicazione sul tema abbia un impatto positivo sulle vendite, nonostante il 63% ritenga che processi produttivi sostenibili implichino un aumento dei costi aziendali.
Ma scivolare nell'ecologismo di facciata non è così difficile. Nell'osservatorio si segnalano con chiarezza i sette peccati di greenwashing:
Peccato del compromesso nascosto

Peccato di assenza di prove
Peccato di vaghezza
Peccato di etichetta ingannevole
Peccato di irrilevanza
Peccato
del minore di due mali
Peccato di menzogna.

Food Industry Monitor - La sfida della crescita sostenibile per lindustria del food →


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