Focolai nei macelli: l'intervento del SIVeMP Veneto

Focolai nei macelli: l'intervento del SIVeMP Veneto

Il sindacato dei veterinari chiede subito nuove valutazioni dei rischi, protezioni adeguate, trasparenza e procedure tempestive

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25

Novembre
2020

Riportiamo integralmente una nota pubblicata dal Sindacato Italiano Veterinari Medicina Pubblica del Veneto.
22 novembre 2020
"Ogni giorno ci arrivano notizie di focolai di Sars Cov2 nei macelli veneti. E purtroppo ci sono nostri colleghi veterinari contagiati, anche con i sintomi della malattia. Gli ultimi casi di Covid-19 sono stati diagnosticati in colleghe del Trevigiano. Ma ci sono positività anche tra i veterinari di altre province venete.
Va detto, onde evitare bizzarre teorie già sentite, che i veterinari sono professionisti consapevoli, attenti al rischio e con vite regolari, tra famiglia e lavoro. Il contagio è riconducibile nella maggioranza dei casi ai focolai dei macelli in cui si svolge l’attività di ispezione veterinaria, impianti che, nonostante il cluster, rimangono solitamente aperti. Spesso con una mancanza di chiarezza sulle procedure di isolamento, testing, tracciamento e sanificazione e persino su chi debba metterle in atto.

Macelli e stabilimenti di lavorazione delle carni sono luoghi ad alto rischio, particolarmente suscettibili alla diffusione del virus. Come Sivemp Veneto, a metà settembre, abbiamo posto un quesito al CTS sul problema di sicurezza lavorativa e gestione dei focolai in tali ambiti. Tema su cui abbiamo richiamato più volte inutilmente anche Regione e ULSS. E le conseguenze si stanno facendo sentire.
Destano allarme anche i contagi negli uffici degli stessi Dipartimenti di prevenzione, dove capita anche che chi lavora alla scrivania attigua alla persona contagiata non venga neppure avvertito del rischio potenziale.

Il virus in questa seconda fase è diventato estremamente contagioso e la nostra categoria è in prima linea sul territorio, a fianco degli operatori economici, degli allevatori, degli utenti e dei semplici cittadini. Ma proprio per questo i rischi vanno valutati con attenzione, a tutela del personale sanitario ma anche, e soprattutto, per garantire che i servizi veterinari e di prevenzione abbiano il personale sufficiente ad assicurarne la continuità. Con la sicurezza alimentare non si scherza: se a questa emergenza sanitaria si sovrapponesse, ad esempio, un’infezione di origine alimentare sarebbe una vera catastrofe.

Le richieste dei veterinari

Chiediamo chiarezza sulla revisione del Documento aziendale di valutazione dei rischi: in molte ULSS non abbiamo riscontro che il DVR sia stato aggiornato ai nuovi livelli di rischio, da cui far discendere l’adozione di procedure specifiche e la fornitura di protezioni complete e adeguate. In troppi casi oggi i DPI sono del tutto inappropriati alle attività in cui i veterinari sono impegnati e spesso i nostri colleghi sono costretti ad andare in macello con le sole mascherine chirurgiche come protezione respiratoria.

Lo screening periodico e completo su tutto il personale dei servizi veterinari tramite test diagnostici, attualmente fissato ogni  20 giorni, va ripetuto con puntualità.

È necessario vengano adottate al più presto specifiche procedure da applicare in modo rigoroso e tempestivo qualora abbiano a verificarsi casi di positività in aziende alimentari, zootecniche, ditte e impianti soggetti a ispezione e vigilanza veterinaria nonché negli stessi uffici ULSS. Tale procedura dovrà prevedere l’immediato coinvolgimento del personale che svolge il servizio, con l’effettuazione del tampone molecolare, la verifica degli eventuali contatti esterni e interni (tra il personale che condivide gli stessi ambienti lavorativi). Sempre ricordando che ritardare indagini e misure preventive adeguate potrebbe avere ripercussioni gravi sulla stessa efficienza del servizio.
L’infezione da coronavirus accertata nel veterinario dipendente pone in capo all’ULSS, in quanto datore di lavoro, l’obbligo di effettuare la denuncia/comunicazione d’infortunio all’Inail. Negli operatori sanitari, infatti, tali infezioni hanno un nesso con l’attività lavorativa e pertanto vanno considerati infortuni sul lavoro."

Fonte: Sivemp Veneto
Foto: Fusion Medical Animation


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