L'export alimentare italiano rallenta ma è sempre in territorio positivo: +0,5% nel primo semestre

L'export alimentare italiano rallenta ma è sempre in territorio positivo: +0,5% nel primo semestre

USA -10,8%. Ottimi i segnali dai mercati emergenti: Turchia +19%, India +15%, Mercosur +8% e Corea del Sud +6%

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

23

Settembre
2026

A cura della redazione

Dopo la crescita del 5,6% registrata nel 2025, l’export italiano del Food & Beverage rallenta al +0,5% nel primo semestre 2026. L’Italia resta comunque tra i pochi grandi esportatori mondiali con ancora un trend positivo, in uno scenario segnato da forti differenze tra mercati e categorie di prodotto. E, nei primi sei mesi del 2026, la tenuta complessiva dell’export italiano si accompagna a una trasformazione della geografia dei mercati. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio sui mercati internazionali del Food & Beverage realizzato da Nomisma per Italia del Gusto.
Nel 2025 l’Italia ha esportato prodotti F&B per 59,3 miliardi di euro, confermandosi il sesto esportatore mondiale dopo Paesi Bassi, Germania, Stati Uniti, Brasile e Francia.

Mercati a più velocità

Le esportazioni verso l’Unione Europea crescono dell’1,9%, con risultati positivi in Germania (+2,5%), Francia (+1,9%), Spagna (+2,7%) e Polonia (+2,5%). Più difficile la situazione negli Stati Uniti, dove l’export arretra del 10,8%, mentre tra i mercati più dinamici figurano Turchia (+19,3%), India (+15%), Mercosur (+8%) e Corea del Sud (+6,4%).
Anche l’andamento delle categorie è disomogeneo. Il caffè registra un +11,1% in valore, ancora sostenuto da prezzi elevati, seguito da prodotti da forno (+2,2%) e formaggi (+2%). Arretrano invece olio d’oliva (-21,9%), cioccolato (-8,3%), vino (-6%) e pasta (-1,1%).
I dati delineano quindi un mercato a più velocità, nel quale alla capacità di tenuta dell’export italiano si affiancano un rallentamento complessivo e una crescente polarizzazione tra mercati, prodotti e opportunità di sviluppo.

Dove si gioca la competitività

Storia e territorio continuano a rappresentare un patrimonio fondamentale per il made in Italy alimentare, ma non sono più sufficienti, da soli, a garantire competitività. In mercati sempre più differenziati, i grandi marchi italiani sono chiamati a trasformare tradizione e origine in un valore concreto e contemporaneo, capace di rispondere a consumatori più attenti a qualità, praticità, trasparenza e sostenibilità. Il tanto sbandierato made in Italy, diventa un reale vantaggio competitivo quando si traduce in elementi che il consumatore può riconoscere, e ai quali dare valore: qualità della materia prima, competenza produttiva, gusto, affidabilità e differenza rispetto alle alternative.
Il consumatore non cerca soltanto prodotti, ma soluzioni capaci di rispondere a bisogni e momenti specifici della giornata. Il prezzo resta centrale, ma il concetto di convenienza comprende anche il tempo necessario per acquistare e preparare un prodotto, la semplicità di utilizzo, la possibilità di evitare sprechi e la qualità complessiva dell'esperienza.

Foto: machnata

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