Dalle etichette ai falsi, Coldiretti apre la

Dalle etichette ai falsi, Coldiretti apre la "cantina degli orrori" al Vinitaly

Con la sobrietà che la contraddistingue, l'associazione denuncia: "Il vino italiano è sotto attacco con ripetuti blitz a livello comunitario"

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

03

Aprile
2023

A cura della Redazione F&T

Povero vino italiano: dalle etichette allarmistiche ai wine kit, dai falsi al taglio dei fondi per la promozione, la nostra bevanda è sotto attacco con ripetuti blitz a livello comunitario che penalizzano il settore come il via libera concesso all’Irlanda ad adottare un’etichetta per vino, birra e liquori con avvertenze terroristiche. Questo è l'ennesimo allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione di Vinitaly 2023 di Verona dove è stata aperta la prima "cantina degli orrori" con gli esempi più eclatanti degli attacchi al vino.

La tutela della salute? "Un approccio ideologico"

Il giusto impegno dell’Unione per tutelare la salute dei cittadini secondo la Coldiretti non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate. Per la Coldiretti è del tutto improprio assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità e a più bassa gradazione come la birra e il vino. "Un approccio ideologico nei confronti di un alimento come il vino che - sostiene la Coldiretti - fa parte a pieno titolo della dieta mediterranea e conta diecimila anni di storia e le cui tracce nel mondo sono state individuate nel Caucaso".

Pratiche enologiche fantasiose

Il vino made in Italy, spiega Coldiretti, deve affrontare anche altri attacchi. Un esempio è la scelta della UE di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol anche nei vini a denominazione di origine. In questo modo viene permesso ancora di chiamare vino un prodotto, afferma la Coldiretti, in cui sono state "del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino".

Secondo il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini "è in atto una demonizzazione indiscriminata, pilotata da alcune multinazionali, che punta ad affermare un nuovo modello alimentare e culturale che danneggia il settore e mette in discussione storia, cultura e valori fortemente radicati nel cibo e nei vini made in Italy, la dieta mediterranea stessa, patrimonio Unesco e il consumo moderato e responsabile che contraddistingue il vino in Italia".

Ma tra le pratiche discutibili c’è anche lo zuccheraggio del vino, spiega la Coldiretti, che è ad esempio permesso nell’Unione europea ad eccezione di Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta e in alcune aree della Francia che rappresentano però circa l’80% della produzione comunitaria.

Negli USA, riferisce la Coldiretti, è consentita l’aggiunta di acqua al mosto per diminuire la percentuale di zuccheri secondo una pratica considerata una vera e propria adulterazione in Italia.

Miscele di vini da tavola bianchi e rossi per produrre un finto rosè vietate in Europa sono possibili invece in Nuova Zelanda e in Australia. L’Unione europea però, incalza la Coldiretti, ha dato il via libera anche al vino senza uva con l’autorizzazione alla produzione e commercializzazioni di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall’uva come lamponi e ribes molto diffusi nei Paesi dell’Est.

Italian sounding

A pesare sul martoriato settore, sono anche i rischi legati alle richieste di riconoscimento di denominazioni che evocano le eccellenze italiane come nel caso del Prošek croato, un vino dolce da dessert tradizionalmente proveniente dalla zona meridionale della Dalmazia, contro la cui domanda di registrazione tra le menzioni tradizionale l’Italia ha fatto ricorso, in virtù del fatto che potrebbe danneggiare il Prosecco.
Quello dei falsi, ricorda la Coldiretti, resta un mercato molto florido dove i rischi riguardano l’utilizzo delle stesse o simili denominazioni o simili per indicare prodotti molto diversi. Dal Bordolino argentino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore al Kressecco tedesco, ma ci sono anche il Barbera bianco prodotto in Romania e il Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense tra le contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e liquori più prestigiosi che complessivamente provocano alle nostre produzioni perdite stimabili in oltre 1 miliardo di euro sui mercati mondiali.

RIPRODUZIONE RISERVATA ©Copyright FOOD&TEC


Condividi su: